Napoli un immenso bordello

1946 gli USA avevano fatto di Napoli un immenso bordello

C’era il coprifuoco dalle 19 alle 5:30 e la miseria imperava ovunque. Un quarto delle napoletane nubili si dovettero prostituire con i soldati alleati.

Di: Gigi Di Fiore giornalista del mensile Focus

 

Gli alleati avevano fatto di Napoli un immenso bordello

 

Gli Alleati erano a Napoli dal 1° ottobre 1943: una lunga presenza, giustificata da ragioni strategico-militari legate al controllo del porto. E che terminò soltanto dopo la nascita della Repubblica italiana.

Ma che cosa era accaduto nella principale città del Sud in quei due anni e mezzo? Di tutto, e quando i soldati a stelle e strisce se ne andarono, in molti festeggiarono (anche se non quanto avevano fatto al loro arrivo).

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VITA QUOTIDIANA

La vita quotidiana, per i napoletani, in quei due anni e mezzo era stata durissima. Le macerie erano ovunque. Gli uomini dell’amministrazione alleata cercarono di riattivare il porto, sgombrando le 200 navi affondate e rimettendo in sesto le banchine per i rifornimenti in arrivo dall’Africa. Gli attracchi ripresero a funzionare in parte già nell’ottobre del 1943. Fu riaperto l’ospedale Pellegrini, vennero ripristinati i collegamenti cittadini, come le tre funicolari tra la parte alta e bassa della città e le linee della Circumvesuviana, ferrovia di collegamento con la provincia.

Fin qui la parte positiva. Ma mancava l’energia elettrica, la distribuzione dell’acqua era saltuaria e fu necessario predisporre in città 60 autobotti fisse.
Quando arrivarono gli angloamericani, c’erano ancora 11.930 persone costrette a vivere nei rifugi antiaerei perché rimaste senza casa. Molti vi restarono fino al 1946 e anche oltre. L’Amg, fino alla fine del conflitto, aveva imposto il coprifuoco, che cominciava alle 19 e finiva alle 5,30 del mattino.

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NAPOLI UN IMMENSO BORDELLO

Nel 1946 si usavano ancora le Am-lire, la valuta coniata per le transazioni tra truppe alleate e popolazione locale e che continuò a circolare fino al 1950. Ma gli americani lasciarono anche un’altra eredità a Napoli. Per circa 30 mesi la città era stata la retrovia del fronte, dove arrivarono oltre 100mila soldati. Che, reduci dai combattimenti sul fronte di Cassino, avevano fatto di Napoli un luogo di divertimento, ovvero, un immenso bordello.

Il bordello  più costoso si trovava al numero 67 di corso Vittorio Emanuele, verso Mergellina. Nell’edificio in via Chiaia 175 c’erano 5 casini, separati per militari bianchi e neri. Anche nei Quartieri spagnoli si moltiplicarono bordelli di ogni tipo. Molti militari contrassero la sifilide e altre malattie veneree.

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LA BORSA NERA E LA CAMORRA

Non c’era soltanto la prostituzione, ma anche la borsa nera. “Charlie Poletti, Charlie Poletti,
meno ciarle e più spaghetti” era la filastrocca più diffusa in quei mesi, che sintetizzava la situazione di fame e miseria. Con la complicità dei militari americani, nacque il traffico clandestino di merci dai depositi alleati. Tra il febbraio e l’aprile del 1944, oltre 12mila persone furono fermate per attività legate alla borsa nera. A gestire il mercato nero c’erano personaggi come Gennaro Merolla, re di quello che gli americani chiamavano black market, o Pio Vittorio Giuliano, diventato una celebrità a Napoli.

Anche tra le truppe americane, però, c’erano criminali: dal 1943 al 1947 i militari alleati furono accusati di 23.265 delitti tra cui, solo in Campania, 171 omicidi, 574 ferimenti, 818 aggressioni e risse, 3.443 furti e rapine.
Fu in questo clima che si crearono le condizioni per la nascita di nuovi gruppi camorristici, che cominciarono a gestire appunto la borsa nera e la prostituzione. Gli alleati avevano fatto di Napoli un immenso bordello.

 

Video rarissimo, vita quotidiana a Napoli alla fine dell’800