Lo sapevi che: Tammurriata Nera nasce da un fatto vero, la migliore testimonianza della Napoli del primo dopoguerra.

La vera storia-Tammurriata nera

La migliore testimonianza della Napoli del primo dopoguerra

Di: Francesco Pollasto

La tammurriata prende il nome dal suo strumento principe, la “tammorra” o “tammurro” (un tamburo sostenuto con una mano e suonato con l’altra), e la sua interpretazione prevede tre ruoli: il suonatore di tammorra (detto “tammorraro”), il cantante ed almeno una coppia di ballerini.

Tramandata nei tempi antichi col nome di “canzuna ‘e copp’ ‘o tammurro”, la tammurriata non è semplicemente una forma d’espressione musicale popolare. Essa è il nucleo vitale del mondo contadino, e porta con sé precetti, insegnamenti, dogmi e tabù che hanno a che fare con le sfere della religione, della sessualità, delle credenze, della vita di ogni giorno.

Tammurriata nera racconta la storia di una donna che mette al mondo un bimbo di colore, concepito da un soldato durante l’occupazione americana. La donna tuttavia accetta il figlio, forte del proprio amore materno.

L’intera vicenda è raccontata da una specie di “coro greco” che ironizza sul fatto che per quanto la donna rigiri il figlio (Seh, vota e gira, seh seh, gira e vota, seh), o gli affibbi nomi italiani come Ciccio, Antonio, Peppe o Ciro (ca tu ‘o chiamme Ciccio o ‘Ntuono, ca tu ‘o chiamme Peppe o Ggiro), il bambino che ha partorito è comunque nero (chillo ‘o fatto è niro niro, niro niro comm’a cche).

IL FATTO

Nel 1945 Edoardo Nicolardi è dirigente amministrativo di un ospedale di Napoli. Nel reparto maternità succede un fatto “strano”: a una ragazza napoletana nasce un bambino dalla pelle nera. Qualcuno cerca delle scuse: forse c’è qualcosa che la scienza non sa spiegare? La realtà è invece chiara.

L’anno prima erano entrati a Napoli i soldati americani e fra loro molti uomini di colore: da allora i casi di bambini nati con la pelle nera erano diventati frequenti. Edoardo Nicolardi (che ha già scritto i testi di canzoni napoletane di un certo successo, fra cui la celebre Voce ’e notte del 1904) va a casa e scrive il testo di Tammurriata nera.

Edoardo Nicolardi. Il suo consuocero E.A. Mario, celeberrimo musicista (autore fra l’altro della Leggenda del Piave, il più famoso canto storico della Prima guerra mondiale), la mette immediatamente in musica e nasce una canzone ironica e delicata, fra le più belle e trascinanti della storia della canzone napoletana.

La canzone diventa forse la migliore testimonianza delle condizioni di vita nella Napoli del primo dopoguerra, ed in tutte le città italiane dove la vita lentamente ricomincia

Quel piccolo mondo antico e rituale, che in passato costituiva il tessuto vivo e palpitante di un popolo ed oggi è  evocato nelle dilanianti note delle tammurriate, che rappresentano una celebrazione dell’assenza, un pozzo senza fondo della memoria collettiva, un requiem della cultura più genuina, appassionato quanto dolente.
La tammurriata è stata sempre la regina tra le danze tradizionali della Campania, ballata in una vasta zona dalla bassa valle del Volturno all’area circumvesuviana, fino all’agro nocerino sarnese ed alla costiera amalfitana.
In una più ampia classificazione dei balli etnici italiani, la tammuriata va inclusa nella famiglia della tarantella meridionale, di cui costituisce uno specifico e originale sottogruppo basato sul ritmo rigidamente binario, sulla partecipazione al ballo esclusivamente in coppia (mista e non), su un’intensa dinamica delle braccia, sull’uso delle nacchere che, oltre a fornire il ritmo di base, obbliga ad una particolare cinetica di mani, braccia e busto. Il ballo trae il nome dal fondamentale ritmo binario che viene marcato con il tamburo (detto anche tammorra). La “tammorra” è un grande tamburo a cornice dipinta con sonagli di latta, con possibile accessorio addobbo di nastri o pitture policrome e campanelli.
Altri strumenti possono accompagnare lo strumento solista, cioè la voce umana, maschile o femminile, modulata secondo tecniche e stili particolari. Questi strumenti sono: il putipù, il triccheballacche, lo scetavajasse.

« È nato nu criaturo, è nato niro,
e ‘a mamma ‘o chiamma Giro »
(Italiano)
« È nato un bambino, è nato nero,
e la mamma lo chiama Ciro »


Fra i primi interpreti a rendere celebre Tammurriata nera vi fu Renato Carosone, che contribuì a far diventare famosa la canzone in tutta Italia, rendendola parte del proprio repertorio. A livello discografico, però, la versione più ricordata di Tammurriata nera è quella registrata nel 1974 dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, che rimase nella hit parade dei singoli più venduti in Italia per diverse settimane. Fra gli altri interpreti ad aver cantato una propria versione del brano si ricordano Angela Luce, Marina Pagano, Vera Nandi, Peppe Barra, Teresa De Sio e Gabriella Ferri.

CURIOSITA’

Nella versione della Nuova Compagnia di Canto Popolare, una strofa della canzone recita: E levate ‘a pistuldà uè / e levate ‘a pistuldà, / e pisti pakin mama / e levate ‘a pistuldà, ed un’altra: “oh, drinking beer in a cabaret / was I having fun / until one night she caught me right / and now I’m on the run.”

Si tratta della napoletanizzazione del ritornello e del primo verso della canzone Pistol Packin’ Mama di Al Dexter (che era al vertice delle classifiche USA il 30 ottobre 1943 e la cui versione più famosa è cantata da Bing Crosby assieme alle Andrews Sisters), probabilmente molto popolare tra i soldati americani, giunti a Napoli proprio in quel periodo. Il testo originale inglese era infatti: Lay that pistol down, / babe, Lay that pistol down / Pistol packin’ mama, / Lay that pistol down.

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