Lo sapevi che: Supervulcano Napoletano ha estinto l’uomo di Neanderthal.

VESUVIO Il fuoco sotto:

Un mare di magma collega il vulcano più temuto dai napoletani a un suo “fratello” ancora più pericoloso:il sistema dei Campi Flegrei.

L’area di Napoli è la più monitorata del mondo. Perché è la più pericolosa.

Napoli ci è abituata. È nata ed è cresciuta all’ombra del Vesuvio. Ma per i partenopei e i loro
vicini i pericoli sono due. «In questa città, dici vulcano e tutti pensano al Vesuvio».

Questo gigante sovrasta la città e appare in tutte le cartoline; i resti di Pompei ed Ercolano poco lontano ricordano di cosa è capace.
Ma Napoli sorge su un’area vulcanica molto più estesa, che comprende anche due “fratelli” del Vesuvio.

Uno è tranquillo: è il vulcano di Ischia, che dall’ultima eruzione nel 1302 non dà segni di risveglio.

Ma il terzo fratello è un’altra storia. Si trova all’altra estremità della città rispetto al Vesuvio ed è un vero titano: un vasto sistema vulcanico che abbraccia praticamente tutta la baia di Pozzuoli, da Capo Miseno a Posillipo.

Sono i Campi Flegrei. Come se non bastasse, dopo anni di studi i geologi sono arrivati alla conclusione che tutti questi vulcani sono collegati tra loro da un mare di magma seppellito a 10 km di profondità.

CFLEGRNelle caldere come i Campi Flegrei,  a provocare l’eruzione è il contatto tra magma in risalita e acqua imprigionata in sacche tra 1 e 3 km di profondità (quella che alimentafonti termali e fumarole della zona).

È quello che accadde 39.000 anni fa: mezza Campania fu seppellita sotto una cappa di tufo, ma fumo e ceneri causarono cambiamenti ambientali e climatici in tutta Europa.

«Qualcuno pensa che l’eruzione abbia causato l’estinzione dell’uomo di Neanderthal, che avviene più o meno nello stesso periodo», spiega De Natale, geologo dell’Istituto italiano di geofisica e vulcanologia. «È possibile che, a differenza di Homo sapiens, non sia riuscito ad adattarsi al cambiamento del clima».

Poi, per fortuna, il mostro si è calmato.

L’unica eruzione in epoca storica risale al 1538, modesta rispetto a quelle che l’avevano preceduta, ma che impressionò i napoletani. Il 28 settembre il mare si ritirò di più di 300 metri. Il giorno dopo, il terreno in un punto vicino alla costa iniziò a gonfiarsi, “come quando la pasta cresce”, scrisse un cronista dell’epoca.

Quello sotto Pozzuoli è definito un “supervulcano”. Come lo Yellowstone (Usa)

 

Fonte: Focus- Istituto Italiano di vulcanologia.
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