Lo sapevi che: Piazza Ottocalli deve il suo nome ai soldi

PIAZZA OTTOCALLI, LA VIA PER ROMA, CHE HA DIFESO NAPOLI DAI TEDESCHI

La piazza dedicata a Caruso, dai fasti di un tempo al degrado di oggi.

Di: Francesco Pollasto

Piazza Ottocalli, (chiamata così dal numero delle monete che occorrevano per farsi trainare sulla salita Capodichino; le monete erano i tornesi napoletani, di rame, emesse dagli Aragona a Napoli alla metà del XV secolo e battute fino al 1861.

Il valore di ciascuna moneta era espresso in ventesimo di carlino o in cavalli.

In tempi romani la strada per Roma partiva da Porta Capuana.

Sul percorso si trovava una collina, per superare la quale occorreva noleggiare un “valanzino” (asinello) per aiutare il cavallo. In epoca borbonica questo servizio costava 8 talleri, da cui derivò Piazza Ottocalli.

Tuttavia chi noleggiava l’asino non voleva che si sfiancasse, e lo legava con una fibbia in modo che, ad un certo punto, divincolandosi per la fatica, si sganciasse da traino: è la famosa “fibbia e’ sgarro”.

Secondigliano era il “secondo miglio” della strada per Roma, a cui seguivano: la Casa Viatoris, la case del viandante (Casavatore), il tempio di Giove nel quale si ristoravao i viaggiatori, un tempio dorato, la Casa Aurea (Casoria), più oltre vi era una cascata d’acqua dal cui rumore “ad fragorem” derivò Afragola.

I nomi delle strade di Napoli riassumono la storia della città: spesso il nome popolare deriva da lingue nobili (greco, latino, arabo, ecc).

La cosa particolare, però, era che al centro della via che conduceva alla chiesa c’era una colonna di marmo bianco di cui nessuno conosceva né l’origine, né il significato. Il popolino era sempre rimasto affascinato da questa colonna, priva di qualunque scopo che nasceva li, al centro della strada.

Fu così che nel corso degli anni i Napoletani del posto ne fecero una sorta di portafortuna, a metà tra il sacro e il profano, perchè oltre all’aspetto scaramantico che il popolo aveva con il tempo attribuito alla colonna, c’era anche il benestare del parroco che contribuì ad alimentare questa leggenda. (qui per leggere)

STORIA:

Le “Quattro giornate di Napoli” (28-set.-1°ott. 1943)

” ……Si combattè successivamente anche nei pressi dell’aeroporto Capodichino, dove una pattuglia tedesca uccise tre avieri italiani e costituì un posto di blocco presso Piazza Ottocalli.

Da un palazzo vicino irruppero nella piazza una ventina di giovani che ingaggiarono un combattimento con i tedeschi. La sparatoria si concluse con la morte dei tedeschi. Più tardi i cadaveri dei tre avieri vennero caricati sul cassone di un camioncino e portati in processione per le strade della città.

La vista dei morti e il racconto delle atrocità tedesche alimentò la rivolta. Combatterono uomini di ogni età e ceto sociale. Il patriota più giovane a perdere la vita in quei giorni fu Gennaro Capuozzo di soli 12 anni.”

Oggi  c’è questa brutta piazza, con un triste busto di Enrico Caruso sommerso dall’immondizia e circondato da degrado, nel XVI secolo non c’era nulla, nessun altro palazzo o edificio.

fonte: Gabriella Cundari:etimologia delle parole napoletane, Storia di Napoli di Antonio Ghirelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA