Lo sapevi che: Il “Gabinetto Segreto” il museo Erotico dei Borbone.

La Storia

 Di: Francesco Pollasto

 

“Gabinetto Segreto” è il nome che i Borbone attribuirono alle sale riservate del museo.

 

Alle qualiavessero unicamente ingresso le persone di matura età e di conosciuta morale” in cui vennero raccolti i vari reperti a soggetto erotico o sessuale che man mano venivano alla luce negli scavi di Pompei ed Ercolano o erano acquisiti in altro modo.

 

Nel corso dei secoli la collezione è stata chiamata anche “Gabinetto degli oggetti riservati” o “osceni” o “pornografici”. Dopo i moti rivoluzionari del 1848 il Gabinetto divenne simbolo delle libertà civili e di espressione, quindi viepiù censurato in quanto considerato politicamente pericoloso.

 

Venne addirittura proposta la distruzione dei reperti, in quanto “monumenti infami della gentilesca licenza” e “lascivissimi“, al fine di salvaguardare la buona reputazione della casa reale.

 

Tuttavia l’allora direttore del real museo Borbonico riuscì ad ottenere che la collezione venisse chiusa ai visitatori e resa difficile la sua visita: difatti il portone di accesso venne fornito di ben tre serrature con altrettante chiavi diverse, in possesso rispettivamente del direttore del museo, del “controloro”, e del real maggiordomo maggiore.

 

Il culmine della censura la si ebbe nel 1851 quando, dopo che vi furono rinchiuse anche tutte le Veneri semplicemente perché nude, la collezione fu definitivamente sigillata ed infine anche murata affinché “…se ne disperdesse per quanto era possibile la funesta memoria”.

Quando nel settembre 1860 Garibaldi arrivò a Napoli, egli diede subito l’ordine di rendere accessibile la sala “giornalmente al pubblico“. Delle tre chiavi, non trovandosi quella in dotazione alla casa reale, Garibaldi non esitò, tra lo sconcerto generale, ad ordinare di “scassinare le porte“.

Nel corso dei decenni successivi, alla libertà ridata da Garibaldi subentrò progressivamente la censura del regno d’Italia che vide il suo culmine durante il ventennio fascista, quando per visitare il Gabinetto occorreva il permesso del ministro dell’educazione nazionale a Roma. La censura ha perdurato nel dopoguerra fino al 1967, allentandosi solo dopo il 1971 quando dal ministero furono impartite le nuove regole per regolamentare le richieste di visita e l’accesso alla sezione.

 Solo dopo il 1971 furono stabilite nuove regole dal ministero per regolamentare le richieste di visita e l’accesso alla sezione.

I reperti provengono principalmente da Pompei ed Ercolano. E a Pompei non mancavano di certo luoghi dedicati allo svago erotico e sessuale, come le terme affrescate con dipinti da pallino rosso.
E ad arricchire la collezione una quantità di utensili sul tema, come le simpatiche quanto singolari brocche in terracotta a forma di nani deformi e superdotati. 

 

Pan insegna al pastorello Dafni a suonare il flauto (proveniente dalla collezione Farnese)
La collezione offre un percorso sfaccettato di una tematica – la sessualità antica – che offre spunti di carattere artistico, culturale e antropologico e che sottolinea, se ce ne fosse bisogno, la distanza di mentalità tra gli uomini di Pompei ed Ercolano pre 79 d.C. e noi Europei del XXI secolo. Si può dividere la collezione in grandi aree tematiche che sono: la pittura mitologica, la pittura dei lupanari, gli amuleti.

Curiosita’

I genitali maschili erano utilizzati anche come amuleti personali, portati da uomini e donne come protettivi contro il malocchio e le malattie. Nel mondo romano il membro virile era considerato, infatti, simbolo di fecondità ed augurio di prosperità e gli si attribuiva il potere di allontare il male.

Falli si trovavano anche fuori o dentro le botteghe come auspicio di buoni affari. Celebre è il rilievo in travertino con fallo e scritta hic habitat felicitas – qui abita la felicità – collocato fuori da un panificio.

In quanto considerato un potente talismano, il fallo era inoltre posto sulle mura, sui marciapiedi e lungo le strade.

L’opera più celebre della collezione è senza dubbio una piccola scultura che raffigura il dio Pan nell’atto di accoppiarsi con una capretta. Pan ha fattezze umane solo nella parte superiore del corpo. Notevole la resa dei particolari, che esalta la natura ibrida di Pan.

Statue del genere si trovavano nei giardini delle ville romane e stavano a simboleggiare una natura carica delle connotazioni idillico-pastorali che le avevano attribuito la letteratura e l’arte provenienti dalla Grecia.



Come è facile immaginarsi, la scabrosità del soggetto agli occhi della società borbonica ne fece l’opera più censurata fra gli oggetti della collezione.

Guarda caso fu solo il re che poté osservarla prima che venisse segregata in un armadio.

REPERTI– Pigmei intenti ad accoppiarsi su barchette sul Nilo, lunghi falli pendenti o eretti, un Ermafrodito in fuga da chissà chi: questo potrebbe capitavi di vedere all’interno del Gabinetto che occupa le sale 62 e 65, al piano ammezzato del museo.

“Le strappai la tunica; trasparente non era di grande impaccio, ella tuttavia lottava per restarne coperta; ma poichè lottava come una che non vuole vincere, rimase vinta facilmente con la sua stessa complicità. Come, caduto il velo, stette davanti ai miei occhi, nell’intero corpo non apparve alcun difetto.

Quali spalle, quali braccia vidi e toccai! La forma dei seni come fatta per le carezze! Come liscio il ventre sotto il petto sodo! Come lungo e perfetto il fianco, e giovanile la coscia. A cosa servono i dettagli? Non vidi nulla che non fosse degno di lode.

E nuda la strinsi, aderente al mio corpo. Chi non conosce il resto? Stanchi ci acquietammo entrambi. Possano giungermi spesso pomeriggi come questo!”

Ovidio, Amores, I, 5 – I° sec. a.C.

Completamente riallestita, la collezione è aperta al pubblico dall’aprile del 2000.
Fonti: Museo archeologico di Napoli, Wikypedia, .atlasobscura.
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