LO SAPEVI CHE: I NAPOLETANI POTEVANO ANDARE AL MARE SOLTANTO TRA LE DUE MADONNE

AL MARE … TANTO TEMPO FA

Di: Gabriella Cundari

“Molti si chiedono come dove e quando i napoletani «si pigliavano» – si soleva dire così – i bagni di mare.

Cominciamo subito a sfatare la leggenda che tutti o quasi tutti i napoletani d’estate andassero a mare.

Gli abitanti dei rioni popolari – Sanità, Vergini, Quartieri Spagnoli, Vasto, ecc… – il mare preferivano vederlo da lontano. Più che goderlo, il mare lo avevano sempre temuto. Pochissimi sapevano nuotare – il Lido «mappatella» è una scoperta abbastanza recente – e per i napoletani i bagni si potevano prendere soltanto tra le due Madonne, quella del Carmine (16 luglio) e quella dell’Assunta (15 agosto).

Prima e dopo questi trenta giorni ben definiti, anche se si moriva di caldo, i bagni di mare non potevano costituire refrigerio o svago. …

Per la borghesia invece i tempi della balneazione erano più dilatati, dalla chiusura delle scuole che avveniva allora alla fine di giugno sino alla Madonna di Piedigrotta (8 settembre), o addirittura San Gennaro.

Come si vede il calendario per i bagni di mare come per moltissimi altri eventi annuali era scandito dalle festività religiose. Il bagno di mare in sé, poi, aveva orari contenuti, dalla prima mattina all’ora di colazione. Erano pochissimi coloro che prolungavano la permanenza al mare nel pomeriggio. Questi erano considerati, con un po’ d’invidia, veri stacanovisti del mare e del sole.

Dopo il bagno ed il pranzo era d’obbligo, specialmente per i più piccoli, riposare sino al calar del sole e poi, con i grandi a passeggiare in attesa dell’ora di cena. E così era per tutti, residenti e villeggianti. La villeggiatura finalizzata ai bagni di mare era privilegio di pochi, quasi sempre aristocratici o ricchi borghesi.

Dove si facevano i bagni?

Cominciamo da oriente. Due stabilimenti balneari costituivano il punto di riferimento per gli abitanti della zona orientale della città, il Lido Azzurro di Torre Annunziata e il Bagno Rex di Portici. Quest’ultimo era frequentatissimo dai napoletani che abitavano tra la città e le falde del Vesuvio.

Da Portici a Santa Lucia non vi era, come non vi è tutt’ ora, alcuna possibilità di bagnarsi in maniera decente. A Santa Lucia nel dopoguerra soprawiveva ancora il Bagno Savoia, stabilimento collocato sulla scogliera sottostante via Nazario Sauro, tra la Canottieri Napoli e la Rotonda.

AI Borgo Marinari, attaccato alla cosiddetta Batteria Spagnola di Caste I dell’Ovo, fino alla fine degli anni Cinquanta funzionava il Bagno Eldorado. Grosso stabilimento balneare, miracolosamente sopravvissuto all’attiguo e famosissimo Cafè Chantant degli anni Venti, con una grande struttura in muratura a più piani integrata nel periodo estivo anche da quella in legno, l’Eldorado rispondeva alle esigenze di un variegato e numeroso pubblico prevalentemente costituito dagli abitanti del centro storico di Napoli.

Alla radice di Posillipo il Sea Garden del marchese Andrea Chierchia era lo stabilimento balneare dei Vip dell’epoca. Risalendo la costa subito s’incontrava sulla spiaggia prima di Palazzo Donn’Anna il grande Bagno Elena. Dall’altra parte del Palazzo, sulla spiaggia e la scogliera sottostanti l’Istituto Padre Ludovico da Casoria, il Bagno Sirena della famiglia Ciaramella era molto frequentato.

Un altro piccolo stabilimento fioriva d’estate sugli scogli di Villa Mazziotti, appena prima di Villa Martinelli, altra famosa spiaggia di Posillipo con stabilimento annesso. L’insenatura del Cenito, oggi superaffollata da ogni genere d’imbarcazioni, era la meta fissa dei cutter e dei monotipi – le barche a vela di quel tempo – che davano fondo in quelle acque per far bagnare i soci di tutti i circoli nautici napoletani.

Rivafiorita era lo stabilimento balneare inventato dal commendator Alfonso Marino che, ad ogni inverno, sistematicamente rosicchiava al mare spazi e volumi per allargare sempre più la sua creatura. A Marechiaro gli stabilimenti erano due, quello storico sotto la famosa “Fenestella” e poi il più recente Lido delle Rose. Gli scogli di Villa Beck e della Gaiola erano frequentati da pochi eletti considerati i fanatici dei bagni di mare allo stato naturale puro.

A Coroglio, sulla grandissima e bianchissima spiaggia prospiciente l’Isola di Nisida, era famoso il Lido delle Sirene e, per finire, arriviamo sulla spiaggia di Lucrino, al Lido Napoli della famiglia Mailler. Questo stabilimento era frequentato soprattutto dalla buona borghesia napoletana che con la ferrovia Cumana raggiungeva tutte le mattine quella spiaggia.

Per la verità, tutti questi insediamenti dedicati alla balneazione, a prescindere dalla collocazione geografica, godevano della estrema limpidezza dell’acqua. Nel pomeriggio, nelle ore di bassa marea, tutta la costa odorava di erba di mare.

Chi ha la mia età ed ha avuto la fortuna di vivere la propria adolescenza sugli scogli e sulle «chiane» di Posillipo e Marechiaro ricorda con molta nostalgia quel profumo intenso, oggi totalmente scomparso. In questi ultimi anni alcune spiagge e scogliere della costa napoletana sono diventate un maleodorante deposito di rifiuti di ogni genere che arrivano senza tregua sia dal mare che dalla terra ferma.

Prima di questo irreversibile degrado solo le pietre pomice, sospinte dal vento e dalle correnti marine, arrivavano direttamente da Lipari sulle spiagge di tutto il Golfo di Napoli. Quando si usciva la sera a pesca, per il fenomeno della fosforescenza, i gorghi che le pale del remo disegnavano sull’ acqua si trasformavano in tante stelle comete di luccicanti, fosforescenti bollicine.

L’ancora, nella corsa verso il fondo, faceva affiorare un grande fiore d’argento con la cima a mo’ di lunghissimo stelo. Mi si stringe il cuore al pensiero che i nostri figli e i nostri nipoti non possano più godere di tutto questo e per loro fortuna, se così si può dire, non sapranno mai quanto essi stessi hanno perduto per sempre. Peccato.

(Pippo Dalla Vecchia Espresso napoletano)