Lo sapevi che: Da dove deriva ” CU ‘NA MANA ANNANZE E N’ATA ARRETO”

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IRSENE CU ‘NA MANA ANNANZE E N’ATA ARRETO.

(andarsene con una mano davanti ed una di dietro)

Di: Gabriella Cundari

In tempo di crisi economica questo modo di dire napoletano sembra emergere in tutto la sua drammaticità.

Innanzitutto diciamo che lo si rivolge a chi, dopo aver operato e fatto tutto il possibile, è costretto a subire una cocente sconfitta oltre che un’umiliazione personale, dovendo dichiarare a tutti di aver fallito, cosa che anticamente si faceva con la “cessio bonorum”.


Nel dipinto seicentesco di Ascanio Luciani viene rappresentata la Vicaria, antico tribunale
napoletano sulla cui sulla facciata è ancora oggi ben visibile (nonostante i rimaneggiamenti) lo stemma di Carlo:

in un particolare di questo dipinto, che potrebbe sfuggire all’osservatore meno attento, è presente una colonnina, eretta appena a destra dell’ingresso, sul cui basamento si nota la presenza d’un personaggio.

dipinto seicentesco di Ascanio Luciani

Quella colonnina, esposta ora anch’essa nell’atrio delle carrozze del Museo di San Martino, è la celebre “colonna della Vicaria”.

L’epigrafe che accompagna la colonna attesta che nel 1553, il viceré don Pedro de Toledo aveva ufficializzato l’ordine che per il compimento del pubblico atto solenne di cessione dei beni ai creditori – finalizzato a evitare il “fallimento” del debitore – il cedente dovesse salire sulla base di quella colonna e pronunciare solennemente e pubblicamente la formula di cessione, costituita dalla frase: “Cedo bonis” (diventato in napoletano zitabona).

In questo modo veniva abrogata così la formalità in uso fin dai tempi di Ferrante d’Aragona, ma radicata addirittura nel diritto romano dell’epoca dell’imperatore Adriano, che consisteva nel doversi abbassare i pantaloni e appoggiare il sedere nudo alla colonna, prima di pronunciare la formula suddetta.

Dal che peraltro trae origine la locuzione napoletana: “HA MMUSTATO ‘O CUL’Â CULONNA”, con la quale si stigmatizza la condizione di chi sia sommerso dai debiti.

L’attuale diritto fallimentare non contempla questo strano atto pubblico (presente in molte altri stati italiani del tempo) e molte volte ad andarsene con una mano davanti e l’altra di dietro sono proprio i creditori, che rischiano di andare a gambe all’aria, mentre il fallito se la gode in qualche spiaggia esotica)…


Zitabona, definizione napoletana di cessio honorum
Cessio honorum, contratto col quale il debitore incarica i suoi creditori o alcuni di essi di alienare tutti o alcuni suoi beni e di ripartirne fra loro il ricavato in soddisfacimento dei loro crediti (art. 1977 cod.civ.)


(fonti: Giovanni Vitiello FB, 13 luglio 2015, Sergio Zazzera, www.wikipedia.it)