Lo sapevi che: a Napoli da piu’ di 1500 anni si cerca una pietra che non si trova

DA PIÙ DI 1500 ANNI SI CERCA UNA PIETRA CHE NON SI TROVA

Siamo nel cuore della Napoli più antica e da San Pietro a Maiella ci muoviamo in direzione di via Tribunali: fermiamoci dove c’è un piccolo largo pressappoco rettangolare, con un campanile isolato sulla destra ed una chiesa sullo sfondo, ancora a sinistra.

Di : Gabriella Cundari

Siamo nel luogo più antico di Napoli, come testimoniano il manto stradale e l’apparato monumentale, che mostrano una mescolanza di generi e stili architettonici differenti succedutisi, sovrapponendosi, l’uno dopo l’altro nei secoli.

Pietrasanta è il nome che si riferisce ad una pietra recante l’incisione di una croce–una roccia che sarebbe stata capace di dare l’indulgenza completa a chi la baciava, perciò ritenuta santa che dovrebbe essere conservata all’interno della chiesa stessa, ma che, nonostante tutto, non è mai stata finora ritrovata. I segnali di tale leggenda sono però tali e tanti da non fare escludere che quella pietra, prima o poi, verrà ritrovata in un anfratto dell’infinita cripta che si estende al di sotto della piazza.

Il luogo pullula di leggende:

la prima è quella della Pietra Santa, la seconda narra che Sant’Evaristo – quinto papa della chiesa cattolica dalla sua fondazione – sarebbe stato sepolto sotto la piazza. La terza leggenda narra che nell’area compresa tra le Mura di cinta e la Città vera e propria (corrispondente al largo di cui stiamo parlando) si buttavano le immondizie di Napoli.

In quel luogo e per le strade limitrofe, di giorno e di notte, travestito da enorme maiale, si aggirava minaccioso il diavolo per spaventare col suo diabolico grugnito i passanti, i quali, non sapendo che cosa fare, andarono dal loro Vescovo Pomponio, diventato poi Santo, che abitava nelle immediate vicinanze, supplicandolo di intercedere per loro con Madonna.

Il Vescovo ottemperò al loro desiderio, pregando la Vergine e celebrando una messa in suo onore. In seguito, la Madonna apparve in sogno, raccomandandogli di andare nel luogo ove soleva apparire il demonio, di cercare con diligenza un panno di colore celeste, di scavarvi sotto una buca fino a trovare una pietra di marmo, di edificare proprio lì una basilica paleocristiana e di dedicargliela.

Soltanto così si sarebbero liberati della satanica apparizione. Pomponio, risvegliatosi, si appressò subito ad eseguire questi adempimenti. Così ebbero origine la piazza, la chiesa, il campanile. Riscontri storici ci permettono di capire cosa si cela detro queste leggende: infatti là dove sorge la piazzetta era radicato fortemente il culto per la dea Diana, riservato alle sole donne perché ad esse prometteva di avere parti non dolorosi.

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Frammenti di un antico mosaico romano visibili dentro e fuori la cripta, nonché dai resti in opus reticulatum alla base del campanile testimoniano di un tempio dedicato alla dea, eretto proprio nella piazza.

Seguendo la leggenda, sembra che nella cuspide del Campanile si trovasse una porchetta di bronzo o di marmo, probabilmente una scultura ottenuta per scavo ed inserita nella fabbrica, secondo l’usanza dell’architettura medievale. A ricordo del presunto miracolo, ogni anno il clero napoletano andava in processione al Duomo, dove il Parroco di Santa Maria Maggiore faceva omaggio di una porchetta all’Arcivescovo di Napoli che era tenuto a sgozzarla di persone, affacciato ad una finestra della Basilica, con grande festa e partecipazione del popolo.

Tale cerimonia di orrendo gusto pagano si protrasse fino al 1625, quando, per eliminarla, fu sostituita dall’oblazione di un ducato d’oro e poi dall’accensione di un cero. Incredibili credenze sussistono tutt’oggi nella zona, come i grugniti del maiale in alcune notti dell’anno o una forte sensazione di benessere emanata dal suolo ogni 27 ottobre, giorno di commemorazione di Sant’Evaristo.

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Più divertente è senza dubbio la frase che campeggia sul chiosco di una edicola a pochi passi dalla piazzetta: «’A vita è nu’ muorzo, viratenne bene!» (La vita è un morso, veditene bene, cioè goditela!).

(Viré, vedere, dal latino vidère;muorzo, morso, piccolo boccone, dal latino mòrdere )
Fonte: Indagatori del mistero e Napoli-on-the-road, modificati

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