Lo sai come arriva il lotto a Napoli?

Il lotto, la Smorfia, il sonno e Morfeo

O’ diavullillo e i “numeri” dall’aldilà?

Di:Francesco Pollasto

Il grande precursore di Sigmund Freud non aveva dubbi in proposito: ogni sogno è una visione, uno squarcio che collega un mondo all’altro. Era il II secolo e, nei cinque libri che compongono l’Onirocritica, Artemidoro da Daldi ha proposto per primo una lettura scientifica e sistematica dell’impalpabile materia onirica.

Assai prima che nel Medio Oriente si diffondesse la gematria ebraica, che è all’origine della Qabbalah, nel mondo ellenico già si praticava l’onomanzia, una tecnica oracolare originata dalla conoscenza del significato del nome; così come l’isopsefia (l’associazione delle lettere che compongono una parola a un unico numero) era insegnata da Pitagora e dai suoi discepoli insieme alle sue teorie sull’aritmosofia, la legge dei numeri che riordinano il Kàos.

Sebbene fin dalle feste dei Saturnalia dell’antica Roma si parli della ciclica sfida alla sorte con tavolette di legno sulle quali erano incise delle cifre, la genesi delle lotterie è vantata a Milano (1448) dove le “borse di ventura” (ceste in cui venivano gettati alla rinfusa alcuni foglietti bianchi e altri con i nomi dei partecipanti da estrarre a caso) ebbero così grande seguito da impensierire il papa, che le condannò.

Per quanto riguarda Napoli, il gioco che arricchiva, allo stesso modo in cui indebitava e rendeva pezzenti, arrivò ufficialmente nel Seicento, malgrado lo si debba considerare una diversificazione di quello più arcaico della tombola: il panariello di vimini intrecciato, da cui si traggono le sortes (per il lotto non si utilizza altro che un canestro più grande).

Tuttavia, la mania delle scommesse risale almeno a un paio di secoli prima che l’Impresa del Lotto trovasse sede in un palazzo del centro antico, che oggi si chiama vico Bonafficiata Vecchia, titolo che recupera un avvenimento passato alla storia: nel 1520, durante un’estrazione, furono scelte 90 ragazze da marito tra le quali sorteggiare i cosiddetti maritaggi, una cinquina che aveva per premio altrettanti corredi di nozze, un tesoro quasi inestimabile per l’epoca quanto per i giorni nostri. Le donne che se li aggiudicarono furono chiamate le Bonafficiate, ossia le beneficate.

In breve, l’idea che con un piccolo investimento economico i sogni potessero produrre ricchezza, divenne irresistibile.

Tra Ottocento e Novecento, sfidare il caso era talmente in auge da fare inorridire Matilde Serao, che definì il lotto «l’acquavite di Napoli […], un cancro che rode le famiglie borghesi». La scrittrice, con questa staffilata, si riferiva sia al gioco sanguisuga sia a una strana figura-ponte detto  “il Diavolillo o il Santone”.

Si tratta di una specie di Sibilla dei poveri che vendeva fortuna, un parassita dall’aspetto malaticcio che vantava di “ricevere” i numeri giusti e vincenti direttamente dall’aldilà o da altri intermediari occulti. L’ispirato suggeritore, era foraggiato dal denaro sonante dei puntatori d’azzardo e, come un messia, svelava terne e quaterne in gran segreto o addirittura intrance.

Napoli con la morte ha sempre avuto un rapporto speciale, in particolar modo con le anime del Purgatorio. Anche in questo caso si può percepire una specie di osmosi tra vivi e defunti, i viventi curavano e pregavano per gli afflitti dell’aldilà e questi ricambiavano concedendo in sogno i bussolotti vincenti o, tutt’al più, li elargivano ai loro mediatori ufficiali, gli Assistiti, i quali con cinque costanti possibilità su novanta, se si vuole fare un calcolo su base statistica  spesso davvero indovinavano le cifre del fato, altrimenti non si spiegherebbe il fenomeno.

Non sono rari, tuttavia, i verbali delle forze dell’ordine dove si descrivono episodi in cui alcuni “veggenti” venivano rapiti e gonfiati a suon di botte purché rivelassero più numeri della Smorfia (la cui etimologia più probabile la fa derivare da Morfeo, dio greco del sogno) o perché, quelli giocati, non erano usciti dalla cesta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
fonte: M.Serao-il ventre di Napoli  Palumbo e Ponticiello- Misteri di Napoli.