Lo sai chi erano i Rinaldi?

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I Rinaldi  “cantastorie Napoletani”

Napoli, anno 1878, Fucini, un giornalista scrittore, viene invitato a Napoli da un amico, siccome, gli Iphone e Facebook, non esistevano ancora, egli, scriveva quello che osservava, della quotidianità napoletana. Il risultato è stato un bellissimo tomo, arrivato fino ai giorni nostri, uno spaccato, molto simile al “ventre di Napoli” della magistrale Serao.

Ecco Fucini, mentre descrive uno dei mestieri oggi scomparsi, “Il Rinaldo”

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Percorrendo una mattina la via della Lanterna mi dettero nell’occhio due folti gruppi di persone, in mezzo ad ognuno dei quali vedevasi un uomo agitarsi e declamare con un libro in mano. Erano due Rinaldi, cioè due del popolo che all’aria aperta sul lastrico della via declamano e commentano alla turba estatica i poemi eroici della Gerusalemme, del Guerrin Meschino e dei Reali di Francia. ( lo sapevi che il primo rotocalco italiano fu fondato a Napoli? leggi)

 

Mi accostai al primo di questi e l’osservai. È un uomo che ha varcato la cinquantina, robusto di forme, acceso di volto, dalla voce avvinata e dall’eloquio largo e maestoso. Non ha giacchetta, ha rimboccate le maniche della camicia, il capo scoperto, e siede sopra una seggiola impagliata in fondo al circolo degli uditori, ove impostandosi a Giove Tonante, sorride olimpicamente, e girando intorno l’injettato occhio porcino, pare che dica a sè ed agli altri: — Come son bello! —

L’anfiteatro, dentro al quale egli declama, è formato di carne umana. La prima linea, che rappresenterebbe la massa delle gradinate, è fatta di piedi e di ginocchi di ragazzi, che seggono in terra; dietro a loro viene subito l’ordine nobile, ossia una panca in giro, su la quale, pagando un soldo, seggono i Cresi del Porto e i protettori delle lettere, col diritto di grattarsi finchè rimanga loro cotenna sotto i capelli, e dietro a questi sta in piedi la folla dei diseredati, incominciando dai più bassi di statura, e su su fino ai cappelli bisunti dei più lunghi che ammirano estatici sbadigliando in silenzio.

Per passar meno peggio il tempo d’aspetto tutti hanno trovato una occupazione. Gli ultimi, quelli in piedi, masticano saporitamente la cicca acquistata poco fa dal vicino negoziante all’ingrosso; i Cresi sbuccian semi di zucca o succiano arance; i ragazzi mastican le buccia e si pizzicottano fra loro; tutti si grattano.

In mezzo al circo sta il venditore d’arance e di semìne con le sue paniere alla mostra, il quale è anche incaricato del buon ordine. Con una mano dispensa i generi venduti, con l’altra riscuote le somme; con l’altra dispensa scapaccioni ai monelli più sguaiati, mettendo alla porta i recidivi, e con quell’altra si gratta quando non ha altro da fare. Le due mani di più che ho rammentate, appartenevano al suo ajutante di campo.

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Il Rinaldo che declama proprio sotto la torre del Fanale, è un altro tipo; è meno maestoso, ma i suoi tratti sono tanto onesti e delicati, che se non lo denotano una persona culta, ci manca poco. Quella giacchetta che il Rinaldo volgare di poco fa sdegna indossare, egli la tiene decentemente sotto il braccio; ha un libro manoscritto nella sinistra e nella destra una bacchetta sbucciata a spirale. I suoi occhi, se non sembrassero due giuramenti falsi, potrebbero parere benissimo due ecclissi totali di luna, perchè, quando declama, spesso ripone addirittura le pupille dentro la palpebra superiore, dove a volte le tiene qualche secondo, imitando maravigliosamente lo sguardo del dentice lesso.

Deve sentir tanto quell’uomo! Sputa continuamente, cambia alternativamente il posto alla mazza, al libro e alla giacchetta; fa due passi avanti a sinistra, due indietro a destra; guarda la terra, eppoi il cielo, e quand’ha guardato il cielo, riguarda la terra e rimuta il posto alla mazza, al libro e alla giacchetta, e risputa con tanta simmetria e con un tal metodo, che in verità stupisce il vedere come in mezzo a tanta complicanza di faccende non s’imbrogli mai.

La statura sua è piuttosto bassa; ha il torace peloso, le braccia pelose, il berretto di pelo e la barba a corona. Non si può dire veramente un bell’uomo, ma senza dubbio è qualche cosa fra il sagrestano smesso e il gorilla addomesticato.

Incomincia a declamare; ascoltiamo.

“Oh! un’altra ottava, poi, no. Quando il pane della sapienza viene spezzato a tòcchi così grossi, uno solo basta, anzi qualche volta n’avanza per il giorno dopo”……

 

Foto: google foto

Fonte: RENATO FUCINI (Neri Tanfucio) NAPOLI A OCCHIO NUDO LETTERE AD UN AMICO. FIRENZE. SUCCESSORI LE MONNIER. —1878.