Lirica e Rap: nel cuore di Napoli, non nesistono luoghi comuni

Lirica e Rap

Di: Francesco Pollasto

Numero zero, ultimo romanzo di Umberto Eco. Il quale – lo sanno anche gli eremiti, ma ripetiamolo per darne cronaca – ha pubblicato sì un romanzo storico (prende praticamente tutta la seconda metà del ‘900 fino al presunto anno di svolta italiano, il ’92), ma diverso dai suoi precessori. Ha destato parecchia attenzione (e qualche risata) quel passo del libro in cui l’autore si diverte a sbertucciare i luoghi comuni della comunicazione : Le cosiddette frasi fatte. Quelle da eludere, in linea molto teorica. Il celeberrimo occhio del ciclone (e dintorni).

Una parte del luogo comune tende a vincere sempre per via della sua riconoscibilità semantica sul lettore qualunque. Quello a cui si rivolgeva Indro Montanelli, per capirsi. Quindi prendiamone atto: è assai difficile smarcarsi da questi moduli consunti della lingua.

Tuttavia per render ebene l’idea vi basta una capatina sui canali televisivi di Sky (Sky, cioè i fuoriclasse dell’informazione televisiva, se paragonati agli altri) il satellite partoriva a getto continuo le seguenti espressioni:

– Asserragliati
– Armati fino ai denti
– Freddati
– Assalto delle teste di cuoio
– L’intelligence si sta muovendo
– Parrebbe che
– Un vero e proprio massacro
– Si dice che
– Una cellula jihadista
– Strategia del terrore
– Secondo le prime dichiarazioni
– Dalle prime ricostruzioni

Ovviamente nemmeno la musica e’ esente dai luoghi comuni Più che altrove. Quelli secondo cui:

– un disco viene rilasciato (e cos’è un ostaggio?)
– un album è un full length (scritto sempre sbagliato poi, lenght, da non credersi)
– un gruppo è un act
– un EP è breve ma intenso
– un album viene licenziato (e cos’è un dipendente?)
– un disco omonimo è eponymous
– la canzone è la song, oppure la track

A Napoli non esistono luoghi comuni, ne parole comuni, Il comune diviene astratto e si fonde nel tessuto culturale , e capita anche che in un quartiere cresca il più grande genio della storia della e uno che farà la storia della musica Rap.

Nel cuore di Napoli Lirica e Rap

Parliamo di Federico Flugi, in arte Tueff, nasce nel quartiere San Giovanni e Paolo, “Sangiuvanniell”, lo stesso che vide crescere Enrico Caruso. Della sua passione per la musica dice «la cultura hip hop è parte di me, non ricordo quando è entrata nella mia vita, è come la mia radicata napoletanità».

Membro del collettivo U.S.N, Underground Science Naples dal 2012, con cui incide un disco nel 2013, “Scienze Sotterranee” ,collaborando con Franco Del Prete ed Enzo Gragnaniello per singolo, nel quale lo vede anche nelle vesti di beatmaker, che ha dato il Titolo al disco ma nell’accezione in dialetto “’A scienza da saittella”.

Tueff, non e’ il Rapper convenzionale, ma va oltre, unisce la cultura Napoletana, quella vera, omaggia Caruso, parla della storia negata, e della strada, con la stessa attenzione e ammirazione.

A differenza di molti suoi “colleghi” non usa Napoli, ma si lascia ispirare da essa, si nutre della storia, dell’aria della città, e partorisce melodie che arricchiscono la mente e il cuore di chi le ascolta, il Caruso del Rap, con le dovute proporzioni.

Nel 2015 pubblica il suo primo disco da solista “My Raplosophy”,anticipato dal singolo “Fratelli d’itaglia” con la musica di dj Jad (ex articolo 31) e con il video dello stesso singolo a cui hapartecipato lo scrittore Pino Aprile .

“ ‘O STUPIDO”

Molto significativa e’ ad esempio la traccia numero cinque di My Raplosophy, il brano si intitola ‘o stupido” .

Nel brano oltre al Napoletano, troviamo il rapper nolano alfonso greco alias rametto e il beneventano Shark Emmeci all’anagrafe Fabio Fallarino.

I tre rapper in modo ironico ma pungente di raccontare quei personaggi che tutti possono incontrare ogni giorno sulla propria strada, quelli che si credono di sapere sempre tutto ma che alla fine si rivelano “stupidi”.

 

Prefazione di Rossano Lo Mele  giornalista del Magazine RUMORE