L’incredibile storia di Sciuscia’, il film di De sica fece irritare anche la chiesa

Il genio del Napoletano Vittorio De Sica:

«Sciuscià»il neorealismo scomodo

Quando nell’ aprile 1946 uscì Sciuscià  qualcuno giudicò inverosimile che due ragazzini si prodigassero a lustrare le scarpe dei militari americani al puro scopo di mantenere un cavallo.

E invece il regista, Vittorio De Sica, aveva appreso la singolare storia dagli stessi protagonisti, intervistandoli per il settimanale Film d’ oggi.

L’ idea di trarre da queste confidenze un film, sulle prime intitolato Ragazzi, fu colta al volo da Peppino Amato, ma la spinta decisiva venne da un neofita della produzione, Paolo W. Tamburella, oriundo italiano nato nell’ Ohio.

Laboriosa si rivelò la gestazione di un copione a più mani, messo infine a punto da Cesare Zavattini che dovette rinunciare al finale giudicato troppo tragico, dove dopo tante disavventure un fanciullo moriva e l’ altro si suicidava.

Fu stabilito di salvare almeno Pasquale, responsabile involontario della morte dell’ amico Giuseppe. E stranamente, dei due monelli presi dalla vita, nel cinema sopravvisse proprio l’ interprete di Pasquale: Franco Interlenghi (oggi 83enne) continuò infatti a recitare in circa 80 titoli.

Dell’ altro sciuscià, Rinaldo Smordoni (classe 1933), si disse che era diventato un guidatore d’ autobus. Deludente risultò l’ esito commerciale della pellicola, accolta tuttavia come un vertice poetico del nascente neorealismo.

I due sciuscia’

Non mancarono le proteste contro la cruda raffigurazione della cronaca, nacque lo slogan «i panni sporchi si lavano in famiglia» e cominciò per De Sica la via crucis degli attacchi moralistici, culminati anni dopo nella famosa lettera di Giulio Andreotti che pretendeva dai suoi film «un raggio di sole».

Tra gli oppositori si distinse L’ Osservatore Romano scrivendo che l’ odissea dei due piccoli accattoni dava «un senso di ripugnanza, oltreché di rammarico e pena».

Finché il ministero, preoccupato dalle reazioni negative («Cosa penseranno di noi all’ estero?») vietò l’ esportazione della pellicola; ma sull’ onda delle proteste il divieto cadde.

Sciuscià ebbe così un’ entusiastica accoglienza a Locarno, dove però a onta perpetua di quel Festival la giuria gli preferì un filmetto francese che il giorno dopo nessuno ricordava più, ma si rifece trionfando a Parigi. Sul fronte degli Oscar Shoe-shine fu il primo prodotto non americano a ottenere un Honorary Award.

L’ attore Iean Hersholt, presidente dell’ Academy, annunciò che dalla prossima edizione (ma in realtà per rendere la cosa istituzionale ci vollero dieci anni) sarebbe stato assegnato un nuovo riconoscimento per il miglior film in lingua straniera.

CURIOSITA’

Sciuscià entrando direttamente in gara con gli americani strappò anche una sorprendente nomination per la sceneggiatura, ma fu battuto dal copione di L’ intraprendente signor Dick con Cary Grant.

Proprio il divo, guarda caso, che De Sica avrebbe rifiutato come protagonista del suo capolavoro successivo, Ladri di biciclette, preferendogli in omaggio alla verità l’ operaio Lamberto Maggiorani.

Fonte: Tullio Kezich- Corriere della Sera