L’Europa apre le porte dei quarti, ma non riconosce il Napoli!

    Antonio Corbo

    di Antonio Corbo

    L’Europa apre le porte dei quarti, ma non riconosce il Napoli. In prima fila vede Britos, in ultima Higuain e i migliori. Benitez travolto dalle critiche di Verona aveva allestito uno spot personale. Riportare tra le prime otto di Europa League un modello di coraggio e bellezza. Avrà pensato: qualsiasi club va a proteggere il 3-1, io invece? Ecco, sorprendere, colpire subito e far tacere i russi della Dinamo: questo il piano. Due traverse (Mertens e Callejon) lo confermano, con una Dinamo sempre più tozza ed impacciata a guardare, Cherchecov, pacioso ex portiere in sovrappeso, aveva preparato anche lui l’assalto.

    Per confermare Kokorin e Kurany autore del gol al San Paolo inasprisce l’assetto tattico: sul consueto 4-2-3-1 monta un doppio attaccante, quindi 4-3-1-2 con il francese Valbuena dietro le punte. Lo 0-0 del primo tempo fissa il dominio costante e confuso del Napoli: vaporoso, emotivo, impreciso. La difesa gestisce bene. La chiave tattica dovrebbe poi cambiare. Attaccare o contrarsi in difesa per ripartire secondo logica? Non si sa che cosa voglia Benitez, perché la squadra non lo fa capire. La pressione della Dinamo cambia la partita ma non il risultato. Valbuena prende slancio. Attacca a destra Ghoulam ed a sinistra un Maggio in difficoltà. Il suo addio alla Nazionale e coerente con la modesta prova di ieri. Le conclusioni della Dinamoi sono frequenti, ma banali se finiscono tra le braccia di Andujar, altrimenti imprecise, spesso sfortunate se incrociano Britos prima e Albiol dopo, due invalicabili barriere. Collaborano nella protezione Jorgigho che si avvale di spazi maggiori e il paziente David Lopez. Tutto il resto è un castello che crolla. Si spegne Mertens, poco dopo Gabbiadini, Callejon fatica molto ma sbaglia di più, come se avesse litigato con le streghe delle Asturie. Caso psicologico, va quindi aiutato. Il bomber della tripletta, Higuain mattatore a Fuorigrotta, spreca tutto: dimostra grandi idee nelle conclusioni, ma tra pensare e segnare c’è tutto lo spazio dei suoi attuali tormenti. Sostituito da Zuniga lascia il Napoli senza punte. Benitez deve infatti adeguarsi.

    Non potrà riapparire in Europa come l’esteta che passa il turno attaccando ovunque, cerca quindi una copertura dignitosa e magari qualche ripartenza, macché, De Guzman corre a vuoto, peggio fa Hamsik che chiamato ad uno scatto in contropiede si piega come un giunco sulle spiagge ventilate, il Napoli respinge ma non costruisce. Non rimane che il segno della croce, aspettare la fine sperando che i russi ispirati da Valbuena ma traditi dagli attaccanti continuino a sbagliare, al resto pensa Britos con Albiol accanto. Non è un caso se Benitez scopre che il Napoli è molto lontano dallo scudetto: 18 punti meno della Juve non sono un caso. Per il futuro, ha la forza di imporre condizioni?

    L’Europa non basta. Con la Roma in picchiata il quarto posto è uno scempio. È ora di uscire dal grigiore, l’inverno è finito, comincia domani una primavera da cancellare o ricordare. Dipende da Higuain, Callejon, Gabbiadini. Come da Zuniga e Insigne: presto, fuori i ricambi, il Napoli corre con le ruote sgonfie.