L’editoriale di Fabrizio Piccolo: NEMICI OVUNQUE MA AMICI DOVE?

 

NEMICI OVUNQUE MA AMICI DOVE?

C’era una canzone di Baccini che recitava come tormentone “tutta colpa di Andreotti”, un qualcosa di assai simile a quello che sta succedendo a Napoli dove anche se Higuain sbaglia un rigore è colpa del pappone. Con due p, non con due elle. Ma a preoccupare ora non è solo la fatwa a De Laurentiis. Il guaio è che si corre un rischio serio, quello di andare solo a caccia di gufi e nemici perdendo di vista realtà e obiettivi. Come siamo entrati in questo vicolo cieco? Come è stato possibile trasformare in un mese e mezzo un ambiente entusiasta e un gruppo affiatato e ricco comunque già di suo di campioni importanti in una polveriera dove le micce accese sono a ogni passo e anche dove meno te le aspetti?

Cosa è successo veramente – dico veramente e non virtualmente dove purtroppo onde mediatiche e amplificazioni da social network fanno diventare nuvoloni zuppi d’acqua anche nuvolette passeggere – per arrivare a questo punto, che alla seconda giornata già si possa mettere in discussione tutta una stagione? Perché quelli che dovevano e devono essere le colonne portanti della squadra (nomi e cognomi, Albiol e Callejon) sono due controfigure e non si sono ancora ripresi dall’amarezza dell’eliminazione in Champions pur avendo contribuito e non poco alla disfatta di Bilbao? Perché una squadra che l’anno scorso a settembre volava e segnava 3-4 gol a partita quest’anno balbetta e corre meno? Non è spiegabile solo con le cessioni né con i mancati arrivi. L’alibi non regge.

Perché nell’ambiente si continua a combattere la guerra di religione tra rafaeliti e mazzarriani come se fosse una crociata attuale e soprattutto come se avesse davvero un senso? Perché c’è chi si sente colpito di lesa maestà se Benitez esce allo scoperto chiamando tutti in causa senza giri di parole? Tanti, troppi interrogativi. Non sono in grado di scioglierli, si vede e si legge tutto e il suo contrario.

Nemici ovunque ma amici dove? Napoli è diventata un coacervo di rancori, di odi, di battaglie personalizzate in nome solo dell’egoico desiderio di affermare il proprio punto di vista, battere i pugni e urlare: “avevo ragione io”. Anche la tifoseria s’è spesso fatta ingoiare da questa nuvola di rabbia cieca, di furore destabilizzante. Per paura e per ingenuità. E invece ora è il momento di riascoltare le parole di Benitez. Tutti uniti. Parole che don Rafaè dovrà inchiodare innanzitutto nella testa dei suoi giocatori, anche a costo di fare scelte dolorose ed esclusioni eccellenti.

Con De Laurentiis in America è rimasto solo lui stavolta e nel momento più difficile. Brian di Nazareth non c’è, tocca a Rafa prendere la croce. Ma se invece di trovare attorno solo farisei ci fossero anche amici del Napoli la strada non sarà quella del calvario. Ora è il momento di mettere da parte tutte le polemiche e i risentimenti personali, i conti si faranno più in là.

Perché Napoli è più importante delle beghe interne, dei professionisti del selfie, dei cortigiani delusi, dei tifosi viziati, delle manie di grandezza di chi non ha ancora imparato a dimensionarsi in questa realtà e dei campioni col mal di pancia. Il carro è lì, o si sale ora o si rimane fuori per sempre. Che sia quello dei vincitori o meno.

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