Le 15 canzoni classiche napoletane più belle di sempre

     

     

    La musica napoletana ha fatto sognare ed innamorare intere generazioni sia in Italia che all’estero. Il romanticismo delle canzoni partenopee arriva diritto al cuore.

    Ecco una selezione delle più belle, delle più romantiche canzoni di Napoli di sempre. Per ogni canzone viene proposta sia una versione “classica” che una rivista in chiave “moderna”. L’elenco è in ordine alfabetico. I testi sono libere elaborazioni estratte da Wikipedia. (fonte: pescini.com)

    (15) Anema ‘E Core

    Anema e core è una canzone del 1950, composta dal musicista Salve D’Esposito e dal paroliere Tito Manlio. Fin dagli anni cinquanta la canzone riscosse molto successo presso il grande pubblico, sia in Italia che all’estero. Qui vi proponiamo la versione storica del grande tenore Tito Schipa e quella del bravo Sal Da Vinci.


    (14) Core ‘ngrato

    Core ‘ngrato è una canzone napoletana scritta nel 1911 dall’emigrato calabrese Alessandro Sisca (detto Cordiferro), nato a San Pietro in Guarano (CS), dove il padre, Francesco Sisca, era impiegato presso il Municipio, trasferitosi per terminare gli studi a Napoli, città d’origine della madre Emilia Cristarelli, e successivamente emigrato a New York. La canzone fu musicata da Salvatore Cardillo. Inizialmente nessuno dei due aveva intenzione di realizzare un grande successo, anzi Cardillo la considerava una «porcheriola». Sbarcata a Napoli, Core ‘ngrato ebbe invece una grande presa sul pubblico e divenne la prima canzone napoletana di successo proveniente dall’America. Ve la proponiamo nella bellissima versione cantata dal grande Enrico Caruso e dalla toccante interpretazione di Mina.


    (13) Funiculì funiculà

    Funiculì funiculà è una celebre canzone napoletana scritta nel 1880 dal giornalista Giuseppe Turco e musicata da Luigi Denza. Il testo fu ispirato dall’inaugurazione della prima funicolare del Vesuvio, costruita nel 1879, per raggiungere la cima del Vesuvio. La canzone, eseguita alla festa di Piedigrotta, descrive quindi ai napoletani e soprattutto ai turisti i vantaggi offerti dal nuovo mezzo di trasporto, che permette di salire senza fatica, ammirando il panorama. In breve tempo la melodia divenne celebre in tutto il mondo, consentendo all’editore Ricordi di venderne un milione di copie in un solo anno. Nel 1886, Richard Strauss incorpora la canzone nel quarto movimento del poema sinfonico Aus Italien, ispirato dal viaggio in Italia compiuto dal compositore durante l’estate dello stesso anno. Ve la proponiamo nell’indimenticabile versione di Mario Lanza e nell’interpretazione del tenore Andrea Bocelli.


    (12) I’ Te Vurria Vasà

    La canzone ha origine dall’amore infelice dell’autore Vincenzo Russo per Enrichetta Marchese. L’unione tra lo spiantato poeta e la ragazza, figlia di un gioielliere, era fortemente osteggiata dalla famiglia di lei, nonostante l’amore di Russo fosse corrisposto. I versi, composti sul finire del 1899 da Russo, furono musicati tra 1 ed 2 gennaio 1900 da Eduardo di Capua, famoso autore di ‘O sole mio, nonché amico e sodale di Russo. Secondo quanto riporta la tradizione, il foglio con i versi fu consegnato da Russo a Di Capua la sera del 1º gennaio 1900 alla fine di una rappresentazione teatrale al Salone Margherita, dove si esibiva Armando Gill. Presentata al concorso “La tavola rotonda”, I’ te vurria vasà non ebbe immediato successo, arrivando solo seconda ex aequo. Negli anni successivi, tuttavia, il brano ebbe grandissima diffusione, e fu interpretata da una serie infinita di artisti napoletani, italiani ed internazionali. Qui ve la presentiamo nella interpretazione di Roberto Murolo e nella versione di Gigi Finizio.

    (11) Malafemmena

    Malafemmena è una canzone scritta da Totò nel 1951 in occasione del concorso di Piedigrotta La Canzonetta 1951 e fu assegnata a Mario Abbate che la incise su disco Vis Radio. Fu, in seguito, portata al successo da Giacomo Rondinella. La canzone, scritta in napoletano, parla in termini drammatici di un amore contrastato per una malafemmena, che in questo caso assume il significato di donna affascinante e che fa soffrire, quasi cattiva, indifferente alle pene d’amore che infligge al proprio innamorato. Ve la proponiamo nella storica versione di Teddy Reno ed in quella di Gigi D’Alessio.


    (10) Maria Marì (Oj Marì)

    Una de’ ccose ca ha fatto addeventà Napule accussì fammosa pe’ tutte ‘o munno, a fora ‘o sole, ‘a pizza, Margellina, ‘o Vesuvio e San Gennaro, è stata sicuramente ‘a canzona napulitana. Chesta particulare forma d’arte ca a Napule, tene siecule ‘e storia; nascette verzo ‘o Milleduiciento ma, avette ‘o periodo ‘e cchiù granne successso, tra ‘a fina d’ ‘ o Ottuciento e ‘o prencipio d ‘ ‘o Noviciento. Fuje proprio dinte a chillu periodo d’oro ca nascetteno ‘e cchiù belli canzone, ‘e cchiù granne puete e ‘e meglio museciste napulitane, senza vulè levà merito a chille ca venetteno doppo. ‘E canzone nate dinte a chillu periodo, c ‘ ‘o tiempo, addeventajeno e fujeno chiammate ” classiche ” , e ancora ogge, a distanza ‘e cchiù ‘e ‘nu siecolo, sò ancora cantate da ‘e meglio cantante, napulitane, ‘taliane e straniere e sò apprezzate pe’ tutto ‘o munno. Ognuna ‘e chesti canzone, accummencie cu’ esse ‘na storia; ‘a storia ‘e chi l’ha scritta, ‘e chi l’ha musecata, chi l’ha cantata, addò, quanno, comme e pecchè. Spisso so’ storie allère oppure amare, a vvote pareno quase ‘nu rumanzo . L’atmusfera d’ ‘O Festival ‘e Napule e, primma ancora, ‘a Piererotta, ‘e mutive, ‘e parole, ‘a meludia, so’ tutte cose ca oramaje, so’ trasute a fa parte d’ ‘a storia e d ‘ ‘a trarezzione e d’ ‘a cultura ’e Napule . Tramete chesti canzone fammose, è stato scritto ’a storia d ‘ ’a canzona napulitana, ’a quanno è nata, fino e‘ juorne d’ogge. Chesta è una ’e chelli ccose belle ca fanno parte ’e ll’onore ’e Napule, ’a cchiù genuina, autenteca e vera. ’Na bannera addò nce stanno scritto ’ncoppa ’e cchiù belli note, ’e cchiù belli parole d’ammore, ’e cchiù belli sentemiente. Proprio grazie a tutto chesto, ca Napule è canusciuta pe‘ tutto ’o munno, comme ’a Patria d‘ ’a canzona. Questa splendida canzone scritta da Di Capua & Russo ve la presentiamo nelle interpretazioni del tenore Giuseppe Di Stefano e di Roberto Alagna.


    (9) Munasterio ‘E Santa Chiara

    Scritta nel 1945, “Munasterio ‘e Santa Chiara” fu proposta da Giacomo Rondinella nella rivista di Galdieri, autore del testo, “Imputato alziamoci” con Totò, Anna Magnani, Alberto Sordi e Peppino De Filippo. Il brano canta il desiderio di tornare a Napoli dopo la guerra e, allo stesso tempo, la paura di trovare solo distruzione (alle macerie dell’antica chiesa di Santa Chiara allude il titolo), sulla melodia lenta composta da Alberto Barberis. La devastazione lasciata dai bombardamenti non è solo quella delle strade, dei palazzi, ma è anche quella dei costumi, del “core”, motivo centrale della canzone napoletana, di cui Galdieri testimonia qui la fine. “Munasterio ‘e Santa Chiara” ottenne un immediato successo in Italia ed all’estero, divenendo un classico del repertorio dei più grandi interpreti della canzone napoletana. Presentiamo questa intramontabile canzone interpretata prima da Vittorio De Sica e poi da Maria Nazionale.


    (8) ‘O Sole mio

    ‘O Sole mio è una canzone in lingua napoletana pubblicata nel 1898 e conosciuta in tutto il mondo. È stata incisa da cantanti di tutte le lingue. Giovanni Capurro, giornalista e redattore delle pagine culturali del quotidiano “Roma” di Napoli, nel 1898 scrisse i versi della canzone affidandone la composizione musicale a Eduardo Di Capua. In quel tempo Di Capua si trovava a Odessa, in Ucraina, con suo padre, violinista in un’orchestra. La musica sembra sia stata ispirata da una splendida alba sul Mar Nero; il brano venne poi presentato a Napoli ad un concorso musicale promosso dall’editore Bideri ma senza ottenere grande successo ed arrivando secondo, ma in seguito si diffuse sempre più – anche fuori dall’Italia – fino a diventare un vero e proprio patrimonio della musica mondiale. ‘O Sole mio è una delle canzoni più famose di tutti i tempi, ma non fruttò molto ai suoi due autori, Capurro e Di Capua, che morirono in povertà negli anni dieci. La casa di edizioni musicali Bideri continua a percepire le royalties del pezzo, che – nonostante sia passato più di un secolo dalla registrazione – non è ancora divenuto di pubblico dominio. Infatti, nell’ottobre 2002, un tribunale di Torino ha riconosciuto Alfredo Mazzucchi, deceduto nel 1972, come co-autore della melodia, di conseguenza il brano rimarrà sotto copyright fino al 2042. La presentiamo nella versione di Elvis Presley e nell’interpretazione di Luciano Pavarotti.


    (7) ‘O Surdato ‘Nnamorato

    ‘O surdato ‘nnammurato (in italiano: Il soldato innamorato) è una delle più famose canzoni in lingua napoletana, scritta dal poeta santegidiano Aniello Califano. Il testo fu scritto da Aniello Califano e musicato da Enrico Cannio nel 1915. La canzone descrive la tristezza di un soldato che combatte al fronte durante la Prima guerra mondiale e che soffre per la lontananza dalla donna di cui è innamorato. Molto famosa è l’interpretazione di Anna Magnani, nel film La sciantosa. Tra gli interpreti contemporanei di questa canzone sono da segnalareMassimo Ranieri, Marco Armani (che l’ha interpretata sul palco del Festival di Napoli nel 1994), Enzo Jannacci (che ha inciso la canzone all’interno dell’album Discogreve) e Roberto Vecchioni (il quale l’ha interpretata sul palco del Festival di Sanremo 2011). Il brano è inoltre riconosciuto da gran parte della tifoseria del Napoli come inno storico della squadra partenopea. Presentiamo le interpretazioni di Anna Magnani e di Massimo Ranieri.

    (6) Reginella

    Reginella è una delle canzoni napoletane più famose di tutti i tempi. Pubblicata dalla Casa editrice musicale La Canzonetta, è stata scritta nel 1917 da Libero Bovio (tra l’altro autore di moltissime altre canzoni napoletane di successo come Lacreme napulitane, Silenzio cantatore, Tu ca nun chiagne, ‘O Paese d’o sole, Zappatore, Chiove, Signorinella, Guapparia) e musicata da Gaetano Lama a tempo di valzer. La presentiamo nella storica versione di Roberto Murolo e nell’interpretazione di Mia Martini.


    (5) Santa Lucia Luntana

    “Santa Lucia Luntana” è una canzone napoletana scritta da E. A. Mario nel 1919, dedicata ai tantissimi emigranti napoletani che partivano dal porto di Napoli alla volta di terre lontane (quasi sempre alla volta delle Americhe); le parole del brano sono appunto ispirate ai sentimenti che questi provavano allontanandosi dalla terraferma, fissando il pittoresco panorama del borgo di Santa Lucia, ultimo scorcio della loro terra che riuscivano a vedere, sempre più piccolo, all’orizzonte. La canzone, che divenne subito un successo non solo popolare e fu molto importante a livello sociale perché portava alla luce la realtà dell’emigrazione – fenomeno fino ad allora misconosciuto dalla cultura ufficiale.  La proponiamo nella versione di Claudio Villa e de I Tre Tenori.


    (4) Te voglio bene ‘assaje

    Te voglio bene assaje è una canzone in lingua napoletana composta nell’Ottocento e già cantata dalle massaie napoletane intorno al 1839. Secondo molti critici musicali rappresenta l’atto di nascita della canzone d’autore moderna o comunque il passaggio dalla musica popolare alla canzone d’autore, visto che è stato il primo brano musicale a partecipare alla festa di Piedigrotta nell’ambito della gara canora. Il componimento scritto fu piuttosto lungo e la sua forza penetrativa nella massa di ascoltatori gli venne conferita dal ritornello accattivante e e orecchiabile. Presentiamo questa canzone nella primissima versione di Rino Loddo (1956) quella di Sergio Bruni.


    (3) Torna a Surriento

    Torna a Surriento è una canzone napoletana, composta nel 1902 da Ernesto De Curtis e scritta da suo fratello, Giambattista. La canzone fu ufficialmente pubblicata con diritti d’autore nel 1905 (prima registrazione in giugno da parte del tenore Mario Massa), momento dal quale divenne molto popolare, e fino ad oggi è stata eseguita da innumerevoli cantanti. Claude Aveling scrisse il testo in inglese della canzone, intitolato Come Back to Sorrento, da cui Doc Pomus e Mort Shuman la riadattarono per la versione di Elvis Presley, intitolata Surrender. La canzone fu presentata in pubblico per la prima volta nel 1902, eseguita probabilmente dalla coppia Giovanni Ambrosini e Maria Cappiello. La presentiamo nella storica versione del tenore Mario Massa e in quella della brava cantante Noa.

    (2) Tu Sì ‘Na Cosa Grande

    Nel 1964 Modugno cerca di cambiare casa discografica per passare alla Curci, e la prima incisione con la nuova etichetta èla canzone Tusi’ ‘na cosa grande, che vince il Festival di Napoli di quell’anno. La Fonit Cetra decide di sfruttare il successo della canzone e pubblica un 45 giri con una registrazione dello stesso brano che Modugno aveva effettuato qualche mese prima; inoltre ristampa molti vecchi 45 giri del cantautore con nuovo numero di catalogo e, infine, dà alle stampe anche un 33 giri intitolato Modugno con alcune vecchie canzoni e tre inediti su LP tra cui Tu si’ ‘na cosa grande. Presentiamo questo brano nella versione originale di Domenico Modugno e nell’interpretazione di Sergio Cammeriere.

    (1) Voce ‘e notte

    Il testo del brano racconta di un uomo recatosi sotto il balcone della donna da lui amata per dichiararle il suo sentimento, sebbene lei sia già impegnata con un altro uomo, che dorme al suo fianco. Non a caso, si tratta di un componimento dal contenuto puramente autobiografico: infatti Nicolardi, all’età di 25 anni, si era invaghito di Anna Rossi, la quale, per volere dei genitori, andò in sposa a Pompeo Corbara, un facoltoso commerciante settantacinquenne, ma dopo la morte di quest’ultimo, egli poté infine prendere la ragazza come moglie. Ve la presentiamo prima nell’interpretazione di Peppino di Capri e poi di Lina Sastri.