L’AVE REINA, MARIO RAZZISTA E ALTRI PENSIERI

E’ due, tre, cento volte sbagliato confermare quell’Olimpico – troppe volte teatro di scontri, sangue e violenze

Di: Fabrizio Piccolo


Ci casco ogni volta. Quando il Napoli va sotto ho sempre la stessa reazione e mi dico: se anche pareggiamo non esulto, sono troppo arrabbiato. Poi il Napoli segna – magari allo scadere – e io esulto lo stesso ed anche di più.
Teniamocelo ‘sto punticino genovese, teniamocelo perché sono i piccoli segnali che anche nelle gare storte si riesce a raddrizzare la storia. Qualche mini-rimonta l’abbiamo fatta anche noi quest’anno e in passato non ci capitava mai. E se Hamsik e Callejon non girano e Higuain per una volta s’inceppa e ci mancano Insigne e il miglior Mertens che vuoi farci? Testa alla prossima e una sola preghiera: basta con i rimpianti per Reina.
Pepe non c’è più, aiutiamo Rafael senza crociffigerlo a ogni errore – piccolo, grande o capzioso ai nostri occhi che sia. Cantare l’Ave Reina tutte le volte che si gioca non giova a nessuno.

BALOTELLI RAZZISTA? A ridarmi il buonumore le polemiche su Balotelli-razzista di stamane. Strana nemesi per chi in passato ha strumentalizzato il colore della sua pelle per difendersi da critiche esclusivamente calcistiche ma si esagera anche in senso contrario. Che Mariuccio da Brescia scriva tweet stupidi è più normale di quel che si pensi, ma se gioca con i luoghi comuni dei messicani coi baffi, i neri che saltano alto e gli ebrei che arraffano bene i soldi siamo sicuri di voler tirare in mezzo l’antisemitismo?

LA FINALE DI COPPA ITALIA – E’ passata in silenzio immotivatamente la scellerata decisione di confermare Roma come sede della finale di Coppa Italia. L’hanno sussurrato senza clamori dopo un’assemblea di Lega, evitando di far da grancassa a un errore imperdonabile.
Era sbagliato già prima assicurare la possibilità di giocare sempre in casa a due potenziali finaliste, di cui una – in virtù dell’attuale regolamento che spalanca la strada alle big fino alle semifinali – ha spesso le carte in regola per arrivare fino in fondo giocando una sola, ripeto una sola partita fuori casa.
E’ due, tre, cento volte sbagliato confermare quell’Olimpico – troppe volte teatro di scontri, sangue e violenze – per la finale di coppa Italia che porta dentro di sé ancora il ricordo indelebile di Ciro. Che succede se il Napoli va in finale e magari ci trova proprio la Roma, cosa possibile sbirciando gli incroci del tabellone? La facciamo a porte chiuse?
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