L’attacco del Napoli: pallottole d’argento sparate da pistole di plastica ed un Niki Lauda alla guida di un Maggiolino

     

    Il Napoli riparte dagli oltre 100 gol della scorsa stagione e dal suo reparto più forte ma che ha più di un’incognita in canna

    Di : Leonardo ciccarelli

    Si riparte dagli oltre 100 gol dello scorso anno, si riparte dall’unica vera sicurezza del Napoli: il reparto offensivo. Avere una squadra votata all’attacco è una filosofia di vita più che una tattica di gioco, è come scegliere la bacchetta di sambuco al posto del mantello dell’invisibilità, è come preferire Legolas a Gimli, è come usare the System di Dave Arseneault e del suo Grinnel College. Chi si basa su questa filosofia di vita ama il rischio e lo spettacolo e dopo se ne prende ogni colpa perché è facile dire di voler segnare un gol più degli avversari ma ai tifosi non piace prendere imbarcate.

    Il Napoli si basa su questa filosofia.

    Troppo talento lì davanti. Nella testa di Benitez il centrocampo è un cecchino che, in teoria, dovrebbe sparare al lupo mannaro che si trova di fronte ogni santa volta con delle pallottole d’argento con un nome inciso sopra: a volte Higuain, a volte Callejon, senza dimenticare Hamsik, Michu, Zapata, Insigne.
    Reparto affollato e di qualità ma profondamente incompleto.

    Negli 11 titolari ci sono pochi rivali in europa, forse solo le squadre con petrodollari o gasdollari. Tra le squadre, cosiddette normali, non c’è paragone. Mertens ha un talento sconfinato, e riuscisse a gestire meglio il fiato e non correre a vuoto, che in soldoni traduciamo con “se avesse i 90’ nelle gambe” sarebbe titolare in qualsiasi altra squadra de globo. Callejon ha una padronanza del corpo ed un’intelligenza tattica invidiabile ed un inzaghiano senso del gol. Poi c’è quello lì. Quello col numero 9. Una prima punta con la sua tecnica non la si trova negli annali dello sport con molta facilità. Riesce a fare tutto, tutto bene. Visione di gioco, senso della posizione, capacità di leggere l’azione che è propria dei fuoriclasse. A tutto questo ci abbina una potenza ed una voglia di emergere che fanno di Higuain un giocatore unico.

    Con loro c’è il capitano, ne abbiamo parlato per quanto riguarda il centrocampo. Solo Lampard ha segnato di più tra i centrocampisti negli ultimi anni e questo rende alla perfezione l’idea del giocatore che ci troviamo davanti, troppo spesso criticato e messo al rogo, purtroppo per colpe anche sue perché proprio non riesce ad incidere con Rafa Benitez.

    Un altro che ha problemi che meriterebbero una seduta dallo psicanalista è Lorenzo Insigne. Il talento c’è, è sotto gli occhi di tutti, le capacità atletiche pure, ma la cocciutaggine e la pressione stanno distruggendo il più grande talento uscito dalle giovanili azzurre dai tempi di Fabio Cannavaro.

    Insigne non risce ad incidere perché la piazza esige troppo da lui e lui si ostina a fare sempre lo stesso movimento al punto da far sorgere seri dubbi sulla sua capacità di capire il gioco del calcio.
    Il talento da solo non basta, serve abnegazione. L’impressione è che qualcosa si sia rotto definitivamente e questo porta ad un bivio: o il ragazzo si evolve e si riprende la sua città, che lo ha abbandonato da tempo in modo vergognoso, oppure lascia questa terra e cerca fortuna altrove regalando un bel gruzzolo da reinvestire alla società e rilanciandosi in un grande club.

    Abbiamo detto però che l’attacco del Napoli è incompleto. E lo è davvero. Dietro Higuain c’è il nulla. E’ stato acquistato Michu che allo Swansea ha fatto benissimo anche la prima punta ma Benitez lo ha utilizzato solo come trequartista, quindi a rigor di logica l’unico vice-Higuain resta, anche quest’anno, Duvan Zapata. Un classe ’91 che ha tutti i mezzi per esplodere grazie ad un gran fisico, una buona tecnica ed ottime intuizioni nei movimenti e nelle scelte di gioco, ma è veramente troppo acerbo ed impacciato. Se esploderà non sarà sicuramente come Vice Higuain e tutti questi se con tutti questi condizionali, per un classe ’91 nel mondo moderno, non aiutano certo il colombiano.

    Si riparte dagli oltre 100 gol dunque, da un Higuain con la voglia di spaccare il mondo ma con l’impressione di essere un Niki Lauda alla guida di un maggiolino. Con un Benitez che per combattere i lupi mannari si ritrova con delle pallottole di prima qualità ma con delle pistole imprecise e con un solo mantra: recuperare Insigne ed Hamsik e trasformare quel folletto belga che ha fatto innamorare 6 milioni di persone da ottimo calciatore a campione internazionale.

      Fonte : Autori Fanpage (clicca qui)