L’amarcord: La notte folle di Maradona tra liti e rigori

Lo riporta il mattino

Sergiej aveva il fisico da granatiere, tipico russo. Era a guardia del casotto di sorveglianza sotto l’arco che introduce alla Piazza Rossa. Conosceva bene l’interlocutore perché spalancò gli occhi alla sua vista e non c’era bisogno di alcun traduttore per comprendere il senso di quell eparole: «Maestro puoi accendere le luci della piazza?».

Glielo stava chiedendo Diego Maradona. L’attimo più sconvolgente di quella scenetta fu vedere la sicurezza di Sergiej nel dire sì.
Ancora niente traduttore ma dovette dire una frase del tipo: datemi qualche minuto, ci penso io. Incassò sottobanco una discreta mazzetta, ufficialmente chiese ed ottenne solo dei pins dal codazzo di parenti, amici e giornalisti che seguivano Diego sotto la neve.

Cinque minuti dopo la piazza del Cremlino venne illuminata a giorno.

Era la notte tra il 6 e il 7 novembre del’ 90,quindi un quarto di secolo fa. Ottavi di finale di Coppa Campioni, finisce senza reti al San Paolo tra Napoli e Spartak Mosca.
Giorni difficili per la squadra e il suo capitano: avvio di stagione esaltante con la conquista della Supercoppa ma il campionato è altalenante.

Diego ha cambiato manager, da un mese lo segue Marcos Franchima è in crisi profonda: non si vede quasi mai a Soccavo, è totalmente schiavo del vizio della cocaina.

La squadra lo attende invano all’aeroporto, una delegazione di compagni va a casa sua, lui non riceve nessuno. «Non parto perché non ho voglia »: èl’inizio della fine, seguiranno quattro mesi ditarantelle prima della squalifica per droga.

Il giorno dopo Maradona cambia idea: una pelliccia sopra la tuta azzurra e parte, destinazione Mosca, con un volo privato noleggiato a proprie spese. «Chi non parte con noi, non gioca» era stato l’avvertimento del dg Moggi.

Diego venne accolto con freddezza dall’allenatore Bigon e dai dirigenti, partì dalla panchina, seguì la gara avvolto in una coperta,prese il postodi Zola al 20’ della ripresa. Ancora zero a zero al novantesimo, niente reti neanche ai supplementari.

Dal dischetto i russi fanno sempre centro, gli azzurri segnano con Ferrara, Mauro e Maradona ma sbagliano con Baroni.Curiosità: tra i pali dello Spartak c’era Cherchesov, oggi allenatore della Dinamo.

Il viaggio di ritorno è un inferno. «Maradona pagherà i suoi errori » minaccia Moggi. L’argentino: «Io non ho sbagliato, il mio rigore l’ho segnato».

Il vero Diego non avrebbe mai risposto così. A Mosca la bella favola svanì.