L’Agente Fifa Vittorio Schettino: quella volta che Lavezzi fu scartato dall’ascoli, in Brasile i talenti sbucano come funghi..

    Schettino: per puntare alla rinascita del calcio italiano è necessario riscoprire i giovani

    L’Agente Fifa Vittorio Schettino, molto impegnato nella scoperta dei talenti soprattutto in Sud America, ma non solo, ha fatto il punto della situazione sul calcio internazionale, versante giovanile, raccontando alcuni interessanti retroscena del suo ultimo viaggio professionale in Brasile.

    Il mondo del calcio, quello degli alti livelli agonistici, sembra avere una vita parallela. Gli scarti di alcuni grandi club rientrano da un’altra porta e stupiscono tutti. Mancanza di competenza, sviste o … ci può stare? 

    “Il problema della carriera calcistica che parte, anzi, riparte dal “basso” c’è sempre stato. A braccio  ricordo quello che ha dovuto patire il bomber della Nazionale italiana ai mondiali del ‘90, Totò Schillaci! Dovette dimostrare in tutte le categorie di saper far goal, prima di rientrare nel grande giro. Quanto un fenomeno del genere si protrae nel tempo, i fattori sono sempre da individuare in più direzioni: competenza, “sistema”, scarsa professionalità  negli operatori, errori che possono capitare in qualsiasi professione, certo, ma soprattutto poi c’è la poca voglia di “osare” da parte delle società!”

    Il famoso caso di Messi al Como…

    “Si ma non solo. Mi hanno raccontato di errori clamorosi di valutazione. Lavezzi molti anni prima dell’approdo al Napoli, fu ad esempio scartato in un provino dell’Ascoli e pochi lo sanno. Il calcio è pieno di questi esempi, ma ora bisogna fare uno sforzo in più, e anche le nuove regole lo imporranno: non è possibile sostenere una media di due tre ragazzi che passano dalla loro  Primavera al professionismo e gli altri ripartono dalla D. Tutti brocchi? Non credo”.

    Lei è un agente oltre ad essere talent scout, quanti potenziali talenti di livello internazionale ha visto giocare ultimamente in Brasile?

    “Si, sono stato per la prima volta in Brasile e ho voluto concentrarmi appositamente a Rio. Qui i club cittadini sono quasi tutti quelli che ci facevano sognare da bambini: Vasco da Gama, Flamengo; Botafogo ecc. ecc.  In pratica ogni quartiere ha la sua squadra. Ricordo che parliamo di una città con 12 milioni di abitanti: in ogni angolo di strada e di spiaggia si gioca a calcio. C’è stato il torneo Carioca ed ho avuto il piacere di assistere ad alcune partite.

    E’ un calcio che in queste momento ha voglia di una svolta, la clamorosa sconfitta dei mondiali con la Germania, non è stata digerita ancora e brucia al punto che condiziona l’impostazione tattica dei vari collettivi calcistici. Per gli agenti, in tal senso, c’è una possibilità professionale al contrario, ovvero fare business portando calciatori europei qui ad insegnare come avere equilibrio tra mediana e difesa. I talenti in Brasile sono come i funghi, sbucano ovunque, pensate che la Federazione ha milioni di iscritti, ed è normale se pensiamo ai 220 milioni di abitanti complessivi. Ronaldinho, Rivaldo, Neymar… un erede è sempre dietro l’angolo. E’ stata una grande esperienza di confronto professionale con tanti manager. Bella la sinergia e l’approccio culturale al tutto”.

    Si vocifera che l’Inter, sulla falsariga di Coutinho, abbia piazzato un grande colpo in sordina. Di chi si tratta? 

    “Ritornando al discorso delle carriere che partono dal basso, ogni mondo è paese. Accade anche in Brasile! A volte i grandi Clubs Brasiliani non contrattualizzano i loro ragazzi e se li lasciano scappare. Coutinho non fu messo sotto contratto dal Vasco da Gama ed arrivò a Milano tramite un gruppo che deteneva il cartellino. Fu venduto all’Inter per dieci milioni di dollari, ma nulla ne ricavò il Vasco che non aveva creduto in lui liberandolo.

    Stessa cosa sta succedendo in questi giorni con Italo Santos, difensore titolare nella Coppa San Paolo (torneo giovanile), sempre del Vasco da Gama e sempre liberato dal Club perché non ritenuto all’altezza. Ora da informazioni certe, so che è a Milano sponda Inter e che a Mancini piace moltissimo, lo avrebbe stregato ed il provino è diventato uno stage prolungato”

    Proprio in Brasile, nelle scorse settimane, ha avuto modo di relazionarsi con Goncalves, il Baresi del Sud America: cosa bolle in pentola? 

    “Si, in questi dieci giorni ho incontrato spesso e stretto rapporti con Gelson Gonsalves, difensore centrale degli anni 90 del Flamengo, periodo in cui i “nostri” Zico e Junior tornarono in patria per finire la carriera proprio come compagni di squadra di Gelson. Lui ora, con Flavio Espindula Pinto, ha una società  di intermediazione di calciatori e di marketing, la Interbol (knowledge in brazilian football), sempre collegata al mondo del calcio.

    Sono felicissimo di poter dire che si è creato un buon feeling tra noi e sarò il loro rappresentante/ emissario per l’Italia. Il nostro obiettivo sarà quello di supportare le Società nell’individuazione dei giovani talenti brasiliani, facendo una assoluta selezione di qualità, non soltanto tecnica. So per certo che un dotatissimo ’97 non lo hanno preso in considerazione e hanno rifiutato di seguirlo perché ha un entourage poco affidabile. Ma è fortissimo”.

    L’Italia nonostante la crisi generale, a piccoli passi, torna a scalare i Ranking Uefa. Lei su cosa punterebbe per la definitiva svolta?

    “Per quanto riguarda le scalate del Ranking, i nostri club, prescindendo dai risultati delle semifinali che hanno visto impegnate Napoli e Fiorentina, stanno iniziando a non snobbare più l’Europa League. Benitez sa come sprovincializzare un club, anche se i tifosi vogliono evitare figuracce nel campionato nazionale. Le Coppe servono per portare indotto economico attraverso il prestigio, ma per puntare alla rinascita del calcio italiano è necessario riscoprire e puntare sui nostri ragazzi. Non dimentichiamo che la nostra nazionale nella sua storia ha vinto ben 4 mondiali”.

     A proposito di Nazionale, Conte è in difficoltà: non sono molti i talenti a disposizione e i calciatori pronti sono avanti con gli anni. Come armonizzare il mercato internazionale ed il potenziale dei viva?

    “Riassumere i concetti risulta davvero complicato. Come dicevo, ci sono pochi italiani di livello in giro tra i vari campionati, scegliere diventa difficile. Più che una scelta il Ct va incontro a valutazioni obbligate. Quante partite vediamo con tre quattro giocatori italiani in totale su 22 più quelli in panchina? Tantissime, troppe. Sono assolutamente d’accordo con la nuova impostazione e le nuove regole: ogni Club dovrà avere 4 giocatori italiani ed altri 4 cresciuti nel vivaio. Sembra che questa mia visione contrasti o rinneghi un po’ gli spunti del mio viaggio brasiliano, ma non è così. Io sono per le miscele giuste partendo dalla base che deve essere italiana.

    Il punto poi non è la quantità, ma la qualità. Quanti giocatori stranieri di basso livello sono arrivati in passato? E quanti tutt’ora vediamo nei settori giovanili? Io sarei anche d’accordo ad impostare il nostro sul modello spagnolo. Le serie minori devono essere un serbatoio di risorse per la Serie A e sarebbe auspicabile che le società abbiano anche squadre nelle serie inferiori. Nel dilettantismo poi farei giocare solo ragazzi fino ai ventanni con massimo un over capace di fare da chioccia. Obbligherei poi tutti i club ad avere osservatori in queste categorie. Ci vorranno anni, ma se si inizia presto, i tempi si accorciano”.