La serenata napoletana: una storia di amore, tasse e dispetti

SERENATA NAPOLETANA

CANTI D’AMORE E DI DISPETTO NELLE NOTTI NAPOLETANE.

Di: Francesco Pollasto

La serenata, quella classica nasce nei paesi della provincia.

In questi luoghi infatti  veniva data una notevole importanza alla serenata  perchè considerata, dai congiunti della fidanzata, un vero e proprio impegno formale al matrimonio.

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Veniva eseguita  soltanto dopo il fidanzamento ufficiale e con il consenso della famiglia della futura sposa.

Se malauguratamente la serenata fosse avvenuta prima del consenso, sarebbe risultata come offesa gravissima.

La serenata napoletana quindi esprimeva in pubblico  un sentimento intimo e delicato, tutto contornato dall’attmosfera  che la musica, la notte ed il canto danno in piccolo paese, dove tutti si conoscono e basano i loro rapporti sulla stima e l’onore.

Come si svolgeva l’iter della serenata?:

La sera del sabato a casa del futuro sposo che, per una settimana ha fatto una buona “cura a base di cipolle”, si riuniscono i musicisti e gli amici tra i quali ce n’è uno con fine orecchio in grado di dare consigli e fare osservazioni mentre ascolterà le prove; fungerà anche da suggeritore in loco nel caso in cui, l’aspirante marito (sic!), dovesse essere preso dall‘ emozione.

I musicisti, al massimo tre, erano generalmente: un chitarrista, che poteva essere lo stesso cantante, un flautista ed un mandolinista che all’ unisono col canto teneva per la “retta via“ la voce. Provata quindi l’intonazione sugli strumenti bene accordati e scelti i brani da eseguire in sequenza, il gruppo si avvia verso la casa della novia; giunti nei pressi si dà qualche accordo di introduzione e si esegue il  – canto di arrivata –  che è un saluto:

Palazzo, bbona sera e bbona notte,

chist’ uocchie mieje non hanno durmuto ancora.

Ve so benuto a cantà, viso sereno:

ca da poco tiempo ce haggio spiso ammore.

No’ me so nnammorato de le ricchezze.

Manco le rrobbe toje me fanno gola:

so nnammurato de le tue bellezze,

il tuo parlare mi sazia e mi onora.

A questo punto serve una breve pausa per fare “ ‘na tiratella ‘e recchia “ (una tirata d’orecchio) a qualche corda allentata e scambiarsi qualche commento veloce sulla esecuzione di questa introduzione alla serenata.

Tutto va bene ed il silenzio della notte aumenta il fascino del canto. Si esegue ora quello centrale, cioè il canto di lode nel quale si farà riferimento alla bellezza ed alle grazie di Lei. Una breve introduzione musicale e poi…

Un attimo di raccoglimento e poi si passa alla -canzone di partenza-  con la quale si saluta la donna, talvolta fingendo una partenza, appunto, per luoghi lontani:

 

Tutti contenti ora cominciano ad allontanarsi, una breve tarantella o una marcetta esprimono la gioia della … compiuta  d’amor fatica. Giunti ad una breve distanza e con grande tristezza nella voce, il giovane lancia il saluto :

Fior de viola, l’ alema vole partì e lo core non vole.

 

Fatti ancora pochi passi si esegue il canto finale, la lecenzejata, per salutare amici e parenti:

 

Fior d’amarena, ce lasso a tutti quanti la bbona sera.

La serenata come si è detto è forma antichissima e per avere un’ idea della sua diffusione basti sapere che nel 1221, Federico II  fu obbligato ad emanare una tassa contro gli spasimanti per limitare i canti e gli intrattenimenti nelle ore notturne.

Tra il ‘300 ed il ‘800 videro grandiosi compositori e cantanti di questa ed altre forme di canzone, possiamo citare:

Per il ‘500: Giosquin, Moral, Giacchetti, Adriani, Zerlin, Felippi, Orlandi e Cipriani.

Per il ‘600 : Muchio, Pezillo, Giovan Lonardo Primavera detto Giallonardo dell’ Arpa, Sbruffapappa, Junno Cecato ecc…

Durante il ‘700 l’usanza della serenata ha trovato nuova linfa  perché, presa dalle strade è assurta agli onori del palcoscenico dell’ Opera Buffa dove è stata elaborata da Grandi Musicisti, ed è poi ritornata alle strade ed alle campagne più raffinata e formalmente definita.

Per il 900  basterà ricordare i celeberrimi brani:  Marechiaro, Luna Nova, Serenata Napulitana, Voce ‘e notte, Scetate, Serenata di Pulcinella, e tantissime altre …

CURIOSITA’:

Una variante era la – serenata a dispetto – che si eseguiva per sopravvenute divergenze con la fidanzata oppure perché la promessa di matrimonio era stata ritirata: in questo caso il cantante avrebbe potuto usare ben altri toni con conseguenze facilmente immaginabili.

 

Fonte: STORIA DELLA CANZONE NAPOLETANA di Sebastiano di Massa  Editore Fausto Fiorentino Napoli 1961. Mortella d’Orzolone Poema arrojeco di  Nunziante Pagano Coll. Porcelli  1787 .

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