La rimonta del Napoli come nel 90, la monetina di Alemao e la fatal Verona

La rimonta del Napoli

La rimonta del Napoli: che analogia con il secondo scudetto

La conquista di un sogno e la passa da  quella rimonta (im)possibile. Il Napoli di Careca e Maradona come quello di Higuain e Insigne, la  juve, come il Milan.

La rimonta del Napoli

Il Napoli davanti a sé  aveva il Milan all’olandese  i Gullit, i Rijkaard, i Van Basten  però anche gli Ancelotti ed i Costacurta & Tassotti. Tanta roba, e lo fu per davvero, perché intanto quel Milan di Sacchi aveva già provveduto a scrivere la Storia con coppa Campioni e Intercontinentale

Milan- Napoli è la sfida (sublime) di quell’era, la sintesi di due mondi diversi eppure eguali, lo scontro frontale che accese la fine degli anni ‘80. E, stagione 1989-1990, quando a Napoli è ancora viva, calda, la ferita dell’88 (il 3-2 rossonero al san Paolo, dunque la resa), c’è la «vendetta»: controsorpasso, due anni dopo. A otto giornate dalla fine, per giocare allo specchio, sistemando i calendari parallelamente, il Milan ha 40 punti e il Napoli ne ha trentotto: è una giornata «normale», entrambe sono impegnate in casa  rispettivamente con Ascoli e Genoa  ma tutte e due faticano, più del previsto.

IL FATTO

la trentaquattresima crea il caso che resta, è quello della monetina di Bergamo, dove Alemao, colpito da una cento lire in testa, è costretto ad uscire: il regolamento
dell’epoca dà il 2-0 a tavolino e trasforma lo 0-0 del campo in vittoria ed aggancio, perché intanto il Milan ha pareggiato a Bologna. Scontro alla pari, a tre giornate dal termine.

lo scudetto però il  Napoli se lo cuce al petto alla penultima, andando a vincere a Bologna, mentre per il Milan è «fatale» Verona. Il resto, e vale a dire il 29 aprile del 1990, è una sfilata: al Napoli basta un gol di Baroni, l’attuale tecnico del Novara, per liberarsi della Lazio, per prendersi il secondo scudetto.

Corsi e ricorsi

ventisei anni dopo, aspettiamo la nuova rimonta del Napoli, per  rilanciare un’ipotesi, un’idea, un sogno.

fonte: Antonio Giordano Corriere dello sport