La Repubblica: L’ ESTATE NON FU AL RISPARMIO, MA AUTOLESIONISMO PURO.

PER UN PRODUTTORE NIENTE DI PEGGIO CHE LASCIARGLI LA SALA VUOTA.

[su_quote cite=”A.Corbo”]«DE LAURENTIIS È UNA MENTE FINANZIARIA RAFFINATA ED UN UOMO SENSIBILE. SONO CERTO CHE SI SARÀ ACCORTO DELL’ERRORE. LA SUA ESTATE NON È FU AL RISPARMIO. MA AUTOLESIONISMO PURO. SONO CERTO CHE IL SAN PAOLO DESERTO SIA UN MESSAGGIO CHE FARÀ RIFLETTERE IL PRESIDENTE. E LO AIUTERÀ A CAMBIARE STRATEGIA. LA SUA INTELLIGENZA NON GLI CONSENTIRÀ DI SBAGLIARE NEL RIPROGRAMMARE LA POLITICA SOCIETARIA..» [/su_quote]

Di Antonio Corbo la Repubblica

NEL gelo di uno stadio quasi vuoto, 5 mila spettatori appena, il Napoli passa dai fischi di un campionato finora mediocre ai sedicesimi di Europa League. Con 13 punti su 16 e il primato del girone I si qualifica per la prima fascia. L’irrisorio Slovan di Bratislava gli consente di recuperare gioco fluido, con Mertens più agile che segna il primo gol, con Hamsik che fa il secondo liberandosi dei malinconici chiaroscuri, con Zapata che con il terzo intristisce Higuain, per 77 minuti inchiodato alla panchina e alla sua crisetta.

DAL 26 settembre 2004 sono passati dieci anni pieni di sospiri, trionfi, progetti, quella domenica con un tempo da mare arrivarono in 60mila per Napoli-Cittadella, finita 3-3 fra gli applausi in C1. Sono cambiati i rapporti tra i tifosi ed il Napoli se ieri sera la squadra ha giocato in un silenzio da chiesa, con cinquemila appena. E non era una partita banale, ma quella che avrebbe dato al Napoli il primo posto del girone I, un decoroso ingresso nei sedicesimi di Europa League. Quei vuoti rimarcati in tv irritano gli sponsor. secondo le leggi non scritte del marketing. Ma sono anche uno specchio rotto, uno scenario di allarmante malinconia, il messaggio criptico che Napoli manda alla società: non c’è più amore cieco che riempia lo stadio anche in C1, a scatola chiusa. C’è una logica da cinema che il produttore saprà decifrare. Il film incassa solo se ben fatto, con buoni attori, e piace.

Non può piacere un Napoli scivolato al quinto posto, che conta 11 risultati positivi e altrettanti punti di ritardo sulla Juve. Non è piaciuta la campagna acquisti, ispirata ad un autolesionistico risparmio, se è vero che ieri in campo c’era nella formazione iniziale un solo giocatore nuovo, Koulibaly, oltre ad Andujar. Il portiere si è distinto per urla e gesti, comandava la difesa con una severità più plateale persino di Reina, peccato che sia incappato in una uscita a vuoto, al limite dell’area, con l’affanno di chi esce nella ressa dal vagone stracolmo della metro.
Il livello dello Slovan non poteva impegnare il Napoli più di tanto. Al di là dei rapporti con De Laurentiis, ancora da chiarire per un eventuale futuro comune, sembrano cambiati quelli di Benitez con la squadra. L’allenatore è molto rammaricato con i migliori, Higuain tra questi. Almeno due volte, l’ultima dopo il pari con l’Empoli, Benitez gli ha parlato a muso duro.

Higuain lunedì si è prodotto in una ammissione di responsabilità. Ma i suoi tardivi rimpianti non lo hanno riportato in formazione, ha dovuto attendere 77’ in panchina. È stato fermo a guardare Mertens che in ritrovata scioltezza portava a spasso Cikos, che segnava il primo gol, che senza demerito ne sbagliava almeno altri due. È stato anche lì ad osservare Hamsik finalmente più mobile, coordinato, attivo, premiato da un gol grazioso, un tocco di caviglia con destro sotto rete che manda in rete una virgola di tiro. Lo slovan è stato appena decente, con Kubic esterno sinistro a turbare Maggio, ed una buona coppia di mediani, Stefanik e Mlinkovic.

Higuain ha duvuto aspettare anche il gol di Zapata, il terzo, per entrare finalmente in campo. Ormai ha capito che Benitez non è disposto a coprire la squadra, che ieri ha vinto senza distrarsi, ma con la spensierata sufficienza di chi si sente più forte e non teme di ricadere in goffi errori difensivi. Che Benitez creda del rilancio e nella vittoria della Supercoppa con la Juve il 22 a Doha sembra chiaro: non è stato mai così imbronciato e teso in panchina, così tempestivo nel censurare i movimenti sbagliati. Quei toni accademici e distaccati da professore che guarda il campo dalle nuvole non erano sfuggiti neanche a lui.

Visti i risultati, è stato il primo cambiare. Ora è più vicino alla panchina che al cielo.