La storia di Attila Sallustro e Lucy D’Albert osteggiata dai tifosi del Napoli

La storia di Attila Sallustro e Lucy D'Albert osteggiata dai tifosi del Napoli

La storia di Attila Sallustro e Lucy D’Albert. La diva che fece “gol” con Attila e fu osteggiata dai tifosi del Napoli.

Fonte: vittorio Paliotti

Del “Teatro Nuovo”, della celebre “Compagnia Molinari” che gli conferì un ultimo splendore e del gruppo teatrale organizzato dall’impresario Eugenio Aulicino, fu lei il personaggio di maggior spicco. Dal ’30 fino al ’35, anno in cui s’incendiò, il “Nuovo” ebbe in Lucy D’Albert, che pure allora era poco più di una ragazzina, il suo numero vivente di attrazione.

Nobili e milionari la fissavano estasiati, giovani e vecchi mendicavano un suo sorriso, perfino Umberto di Savoia, erede al trono, si sporgeva dal suo palco di seconda fila per poterla meglio ammirare. Oltre che il portamento altero, l’innata bravura nel danzare, le splendide forme longilinee, la padronanza del canto e della recitazione, ammaliava quel suo strano accento, un accento pienamente napoletano ma che tradiva l’origine russa.

Lucy_D'Albert

Si può dire che tutti i napoletani erano innamorati di lei. Tutti tranne gli sportivi, o meglio tranne i tifosi del “Napoli”, i quali l’accusavano di attentare alla salute e alla robustezza di Attila Sallustro, il famoso centrattacco della squadra. “Quando io e Attila eravamo fidanzati, disse Lucy D’Albert, «i tifosi imputavano a me tutti gli errori, veri o presunti, che lui commetteva durante le partite.

Turbe di scalmanati, la domenica sera si stipavano accanto all’ingresso del teatro. “Lucy, tu lo devi lascià sta’ ad Attila” gridavano. Qualche volta ebbi paura che mi massacrassero».

A questo punto bisogna spiegare che se tutti i napoletani erano innamorati di Lucy D’Albert, a loro volta tutte le napoletane sospiravano Per il bellissimo Attila Sallustro, il Maradona dell’epoca.

Figlio di un napoletano emigrato in Uruguay, Attila era nato ad Assunción. Tornò ben presto a Napoli, con la famiglia e un giorno, mentre, quattordicenne, giocava a pallone con i suoi compagni di scuola nella villa comunale, fu “scoperto” dall’allenatore De Palma. Di lì a qualche tempo, intanto che si esibiva nella squadra degli “juniores” in una sorta di avanspettacolo che doveva preludere alla partita Napoli-Torino, fu interrotto dall’allenatore: «Presto, Attila, corri a cambiarti la maglia, il centrattacco si è sentito male e devi sostituirlo».

Attila soffiò il posto a quel centrattacco e divenne il “goleador” del Napoli. Giorgio Ascarelli, presidente della squadra, gli regalò un’automobile “Balilla 4 marce” e un orologio d’oro. A Napoli, ormai, si vendevano scarpe Sallustro, cravatte Sallustro, guanti Sallustro. La popolarità di Attila (chiamato da Vittorio Pozzo a far parte della Nazionale) era tale che poté permettersi, mentre era in allenamento a Santa Maria Capua Vetere, di chiedere che i professori che dovevano esaminarlo per il conseguimento della licenza ginnasiale, lo raggiungessero negli spogliatoi del campo sportivo. E per poco non fu accontentato.

Attila e Lucy si conobbero nel più imprevedibile dei modi e proprio lì, in quel “Teatro Nuovo” che ormai è passato al mito e che in quegli anni portò, a Napoli, un po’ del vento elettrizzante di Parigi.  Raccontò Lucy: «Nel 1930, al “Teatro Nuovo”, mia madre Lydia Johnson era nella compagnia dei tre fratelli De Filippo. Presentava, fra l’altro, uno sketch intitolato La macchina prolificatrice nel corso del quale si rivolgeva a uomini scelti a caso fra il pubblico per domandare con chi avrebbero desiderato mettere al mondo un bambino. Di solito gli interpellati facevano il nome della moglie o della fidanzata; e ad essi, comunque, mia madre regalava un bambolotto di stoffa. Una sera vennero al “Nuovo” tutti i giocatori del Napoli e ad alcuni di loro mia madre pose la solita domanda ricevendone la prevedibile risposta. Quando però fu il turno di Attila Sallustro, lui tomo tomo rispose: “Signora Johnson, scusi sa, ma io un bambino vorrei proprio farlo con sua figlia“. Mammà si arrabbiò da morire e io, che ero sul palcoscenico come ballerina di fila, scappai dietro le quinte rossa di vergogna. Dopo qualche mese io e Attila eravamo belli e fidanzati. Ci sposammo il 9 giugno 1936. Alberto, il nostro bambolotto, nacque il 30 novembre 1937″.

totto e lucyLa ruota della fortuna prese a girare, per Lucy D’Albert, sempre più rapidamente. Disse una volta un biglietto da mille, Divertiti stasera, Quarantuno ma non li dimostra, Tutto da rifare, sono i titoli di alcune delle grandi riviste di cui fu la soubrette fra il 1938 e il 1941. Poi, nel 1942, un altro grande passo avanti: Totò la volle in Orlando curioso, uno dei più importanti fra i suoi spettacoli. In Orlando curioso, Lucy si esibiva, proprio con Totò, in un duetto che divenne famoso: «La bella Angelica – che amavi tu – or sembra un’elica – nel cielo blu…». Due anni dopo, quando dovette sostituire Anna Magnani, Totò la volle ancora accanto a sé nella rivista Con un palmo di naso.

Remigio Paone, Garinei e Giovannini, Billi e Riva… A chiamare Lucy adesso erano in tanti. Ma un giorno, nel 1960, lei ebbe come un sobbalzo. Si ricordò la lezione di sua madre, Lydia Johnson, che aveva voluto ritirarsi dalle scene quando ancora era bella ed applaudita, un attimo prima, insomma, che fosse il pubblico ad abbandonare lei… E si specchiò in Attila che, pur sempre nel mito, pur sempre atlucy e sallustrotivo come direttore dello stadio “San Paolo”, non era certo il “goleador” per il quale i tifosi impazzivano. «Che dici, Attila? Mi metto a fare la casalinga?». Sallustro disse che aveva proprio bisogno di una moglie casalinga.  Fra alti e bassi, la storia d’amore è andata avanti fino al 28 maggio 1983, finquando cioè Attila è vissuto. Lucy si spense, casalinga e arcinapoletana, il 6 maggio 1984. Giusto un anno dopo aver dato l’addio ad Attila.