L’analisi: “La difesa azzurra ancora nel pallone, rinforzi inadeguati “

    Alla ricerca della difesa perduta.

    Di: Dario Sarnataro per  il Mattino

    Il tallone d’Achille del Napoli di Benitez è semprelo stesso: la permeabilità della retroguardia,non la diretta conseguenza della qualità dei difensori, quanto una somma quasi matematica tra gli errori dei singoli, dell’atteggiamento del reparto e della fase difensiva dell’intera squadra.

    Sin qui, ovvero in sei gare di campionato, il Napoli ha l’ottava difesa della serie A: prima degli azzurri non solo Juventus, Roma e Fiorentina, ma anche Sampdoria, Udinese e persino Verona, Torino e Genoa.

    A distanza di un anno la situazione è addirittura peggiorata, tant’è che la difesa del Napoli nelle prime sei di campionato è la terza peggiore da quando è tornato in A. Meno bene solo il Napoli di Donadoni nel 2009-2010 (12 gol subiti) e quello di Mazzarri del 2010-2011(8reti). Diverse le motivazioni.

    Innanzitutto le prestazioni generali della squadra, ma anche il mercato : il Napoli paga non solo la mancanza di rinforzi importanti (per un buon Koulibaly è comunque andato via una ffidabile Fernandez) ma soprattutto una cessione eccellente:

    Reina. Il portiere spagnolo, al netto delle sue indubbie capacità tecniche, è calciatore di grande personalità, capace di guidare la difesa e dare sicurezza a ipropri compagni. Rafael, nazionale brasiliano, deve avere il tem-
    po di crescere.

    Il rendimento della retroguardia è, tuttavia, destinato a crescere e non solo attra-verso il lavoro (anche con un cambio di modulo?) di Benitez: sembra infatti inevitabile che la condizione psicofisica dei vari Henrique, Ghoulam, Albiol e Rafael debba crescere, in attesa anche di Mesto e di un miglioramento di Maggio eKoulibaly.