La bacheca è piena, ma Bilbao brucia ancora: il 2014 del Napoli è da 7

    di Giovanni Scotto
    Due trofei in un anno. Anzi, in sei mesi per essere precisi. Al 2014 del Napoli non si può che dare un bel voto. 7 in pagella alla squadra che ad oggi è la più titolata d’Italia, e che non vinceva due trofei in così breve tempo dall’epoca del primo scudetto. Vero, verissimo: coppa Italia e Supercoppa non sono il tricolore e tantomeno la Champions o l’Europa League. Ma non sono nemmeno amichevoli. Andatelo a dire a Mourinho che un titolo non conta niente. Anzi, visto che ci troviamo diciamolo a Benitez, che lui di coppe se intende. Risultati e la bacheca di Castelvolturno più ricca, ma il 2014 è stato anche l’anno del disastro-Champions. Terzo posto in campionato e play off sciagurati, persi malamente col modesto Bilbao, poi naufragato ai gironi. Una paurosa sbandata che lascia ancora strascichi.

    TOP – Higuain e Insigne

    Due i nomi che hanno fatto la differenza in questo 2014. Gonzalo Higuain è il giocatore azzurro più forte, ma anche quello che coi suoi gol ha portato il Napoli ai risultati più importanti. Non sempre spietato sotto porta, ma nelle partite che contano ha sempre risposto presente. Leader o non leader, lui sa fare reparto da solo: la recente finale di Supercoppa è stata vinta anche e soprattutto grazie a lui.

    Dietro l’argentino c’è Lorenzo Insigne: nome un po’ a sorpresa, ma la Coppa Italia vinta a maggio è arrivata grazie a una partita favolosa del giovane attaccante napoletano. E l’inizio di questa stagione è stato straordinario: una bella evoluzione tattica che è stata stroncata dal terribile infortunio. Non a caso l’assenza di Insigne ha spaesato tutto l’assetto tattico, visto l’equilibrio che l’ex Pescara riusciva a dare tra centrocampo e attacco.

    FLOP – Hamsik e Albiol

    Nel Napoli del 2014 i momenti bui non sono mancati. Purtroppo, protagonisti due azzurri sui quali sono riposte molte aspettative. Purtroppo Marek Hamsik non è più lo stesso. Atteggiamento passivo, incline alle critiche e spesso rassegnato in una mediocrità che ormai lo caratterizza da tempo. Non è bastato qualche gol e la partita sufficiente in finale di Supercoppa per riportarlo ai tempi della difesa a tre, quando era un centrocampista praticamente perfetto.

    L’altro punto debole del Napoli 2014 è la difesa: Raul Albiol è il rappresentante della delusione di un reparto inaffidabile, dove gli errori sono all’ordine del giorno. L’ex Real Madrid ha illuso tutti con un bell’avvio nella scorsa stagione, ora è quasi diventato un problema. Giocatore da recuperare, o magari da mettere per un po’ in panchina.

    ALLENATORE

    Lui è la “capa tosta” per eccellenza. Rafa Benitez. Re dell’integralismo tattico, fa infuriare molti napoletani perché usa sempre e comunque lo stesso modulo. Testardo come non mai, ma sempre affabile e col sorriso da saggio galantuomo, alla fine ha ragione lui. Ha sempre ragione lui, e non ascolta nessuno. Netto nelle sue scelte, ha avuto il merito di centrare i risultati (le due coppe) ma soprattutto di valorizzare alcuni calciatori sui quali ha creduto (quasi) solo lui. Zapata, Koulibaly e David Lopez sono stati da lui protetti e tutelati. Sta riuscendo anche con Rafael, da “pericolo pubblico” a portiere in grado di dare fiducia. Un percorso significativo, ma che probabilmente vedrà il 2015 salutare l’allenatore spagnolo: giunto alla fine di un percorso contrattuale, ma anche sportivo. Molti progetti rimasti tali (stadio, settore giovanile e strutture) e la voglia di ricominciare altrove con una programmazione più adatta a lui, andando via però da vincitore.

    Fonte:gianlucadimarzio.com