kk Napoli De Maggio demolisce Cruciani

De Maggio demolisce Cruciani

 De Maggio demolisce Cruciani

Walter De Maggio demolisce Cruciani, su radio Kk Napoli, il conduttore Napoletano con eleganza e furbizia  espone il laziale  al pubblico ludibrio.

Chi vi scrive notoriamente non è un grande estimatore di Walter De Maggio, ma questa volta devo ammettere che è stato bravissimo.

Durante Radio Gol su kk Napoli, è intervenuto tale Cruciani, il quale  dovrebbe essere grato a Napoli perché il suo cognome  viene ricordato  perché accostato  quello Famosissimo di DANTE CRUCIANI  alias Totò ne i soliti ignoti.

Il conduttore della Zanzara trasmissione  definita “satirica”  ha difeso le sue tesi anti-Napoli sulle frequenze della radio Napoletana, incalzato da Walter de Maggio.

Cruciani ha tentato di argomentare le sue parole , sulla monnezza, sulle buche e sull’incapacità organizzativa dei Napoletani, le risposte pacate e secche di De maggio lo hanno inchiodato alla dura realtà.

A Napoli-  ha detto De Maggio- non c’è un sacchetto di spazzatura da 5 anni, mentre roma è invasa da topi e rifiuti di ogni genere, perché non parlate di Roma?” ”

La verità – continua De Maggio- è che a Napoli quando decidiamo di organizzare qualcosa lo facciamo per bene , basta guardare alla coppa America o la coppa Devis di tennis, siamo in grado di organizzare anche eventi più importanti, a Roma non riuscite nemmeno ad organizzare un consiglio comunale, in tutta la città partenopea non esiste una buca, mentre Roma è un colabrodo. La dobbiamo smettere di enfatizzare qualsiasi cosa succede a Napoli, la stampa Nazionale valuta dieci un evento che capita qui e zero uno che capita a Milano”

Poi parte la fiera dello stereotipo da parte di Cruciani “A Milano non mi dicono lasciate il Rolex in cassaforte, a Napoli si. Embè risponde De Maggio lei a Milano cammina con il Rolex? non credo, quindi dovrebbe apprezzare la previdenza e la cura che gli albergatori Napoletani riservano ai loro clienti, potrebbero tranquillamente tacere

Poi la chiosa finale con annessa Lota

Cruciani, parla degli improperi che sta ricevendo da parte dei Napoletani e chiede il significato di Lota, e il buon Walter lo apostrofa simpaticamente “Crucià si na granda Lota”

Conclusioni

Mi piacerebbe sapere chi di noi napoletani guardandosi attorno non abbia mai detto almeno una volta “che città di merda”. E se l’ha urlato una volta sola è persino un miracolo. Questo non perchè volesse intendere che viviamo nel letame, bensì per esprimere un legittimo sfogo ed una colorita autocritica di fronte ad un evidente disagio.
Ebbene, se però a dirlo è qualcuno dall’esterno, questo non sarà mai perdonato. Se un personaggio non napoletano mette il dito anche una sola volta nella ferita, noi siamo pronti a dargli la condanna a vita. Come succede nelle famiglie. I nostri figli e i nostri fratelli li possiamo anche abboffare di mazzate a casa, ma a scuola il Professore non deve permettersi neppure di alzare la voce. Napoli come Medea che uccide i propri figli. Però guai a chi osi toccarli, perché solo lei può ammazzarli. Ci piange il cuore e ci solleviamo indignati quando la nostra città viene considerata sinonimo di lassismo, furbizia e disorganizzazione. Poi però alla Posta, nei Supermercati e alle fermate dei Bus facciamo l’appello dei Santi e rievochiamo la memoria di Mussolini come se fosse il Mahatma Ghandi.
Ci struggiamo e urliamo allo scandalo quando diventiamo manifesto di malvivenza, ma ci beiamo a recitare le frasi di Gomorra. Un divertimento ma anche un malcetalo distintivo di vanto. Che diventa terrore quando chi pronuncia quelle frasi non sta recitando. E’ vero, esistono due Napoli, forse tre, magari cento, ed ognuna di loro possiede una immensa cultura che ne basterebbe la metà per riempire storia e letteratura.
Ma il vittimismo è il più grande alibi e il peggior regresso etico che possa mai darsi un popolo. Perché noi napoletani sappiamo benissimo che “Napule è ‘na carta sporca”, però nessuno ci deve mettere bocca. E quella carta nessuno può permettersi di toccarla, soprattutto quelli “di fuori”. Tanto a sporcarcela siamo bravissimi da soli…