Jacobelli: Renzi, fai pagare ai club gli straordinari e via i violenti dagli stadi

     

    Caro Matteo Renzi,
    perdona lo sfacciato uso del tu, nato ai tempi degli incroci televisivi fiorentini negli studi di Rete 37, quand’eri presidente della provincia di Firenze, scatenato tifoso gigliato e spesso ospite della Sfida Viola, impeccabilmente condotta da Mario Tenerani. 
    Poiché amiamo dire sempre ciò che pensiamo, permettimi anche questa volta di eseguire l’esercizio.

    Con la tua innata capacità di fiutare dove tira il vento e parlare alla pancia degli italiani, ti è bastato un tweet per guadagnare immediati consensi alla proposta di addebitare alle società di calcio un contributo sugli straordinari delle forze dell’ordine, mobilitate ad ogni turno di campionato per  garantire la sicurezza pubblica anche se, formalmente, dentro gli impianti sono in azione gli steward, sottopagati, bistrattati e privi di potere. Bravo.

    Pensa, Matteo che, sino a stamane, l’87% degli amici di calciomercato.com, il primo sito italiano di calciomercato, che ha risposto al sondaggio, si è schierato con te e con la sua proposta. Una percentuale nordcoreana.

    Naturalmente, sono insorti molti padroni del pallone, gli stessi che in questi anni hanno buttato decine di milioni di euro per ingaggiare bidoni, strapagandoli o per cacciare allenatori in quantità industriale mettendo a repentaglio i bilanci societari, salvo poi radere al suolo interi organici perchè il monte stipendi aveva raggiunto livelli insostenibili.

    Quelli che, anzichè investire per ammodernare o rifare gli stadi peggiori d’Europa, insicuri, obsoleti, fatiscenti, a ogni adunata in Lega pensano soprattutto a spartirsi la torta dei diritti tv: un miliardo di euro, il gettito assicurato all’Erario dalle tasse che asseriscono di pagare. Senza dimenticare come sistematicamente il Sistema spenni i tifosi, stangandoli su biglietti, abbonamenti, abominevoli terze maglie, eccetera eccetera.

    Grande, Matteo. Con la tua sortita hai persino risvegliato dal suo assordante silenzio il signor Maurizio Beretta presidente della Lega di A dal 25 agosto 2009, lì confermato il 18 gennaio 2013 dall’asse Galliani-Lotito, lo stesso che ha issato Tavecchio alla presidenza della Figc da dove sei stato subito tacciato di essere un demagogo.

    E poco importa a quelli che l’hanno votato se il medesimo Tavecchio sia tuttora sotto inchiesta Uefa per razzismo (do you remember i mangiabanane?) oppure se, sia Tavecchio sia il procuratore federale ancora tacciano, a una settimana da quando il consigliere federale Lotito ha offeso l’amministratore delegato della Juve, Giuseppe Marotta, proferendo parole ributtanti: “Con un occhio gioca a biliardo e con l’altro segna i punti”. A proposito, Matteo: nemmeno tu, che ci bombardi di tweet un minuto sì e l’altro pure, hai qualcosa da cinguettare al riguardo?

    Hai ragione, Matteo: in questi tempi grami, non è giusto che la collettività continui ad accollarsi le spese per gli straordinari delle forze dell’ordine, mandate a presidiare gli stadi, mal retribuite e massacrate con turni di servizio pesantissimi, manco fossero chiamati a proteggere i partecipanti a un G-8.

    Ma c’è un ma. Stanga pure i padroni del pallone, però, prima ripulisci gli stadi dai violenti, dai razzisti, dai barbari che, per esempio, il 3 maggio scorso, all’Olimpico di Roma, in occasione di Fiorentina-Napoli, finale di Coppa Italia, trasformarono gli spalti in una santabarbara. Razzi, petardi, bengala, bombe carta, fumogeni: entrò di tutto e successe di tutto, ricordi Matteo?

    Eri in tribuna d’onore assieme a Grasso, seconda carica dello Stato e ad altri alti papaveri della Casta: milioni di telespettatori rammentano ancora il tuo sguardo attonito mentre Hamsik, a suo rischio e pericolo,  parlamentava sotto la curva con Jenny a’ Carogna, l’unico capace di prendere una decisione.  Lo Stato alzava le mani e, intanto, agonizzava Ciro Esposito, 27 anni, tifoso del Napoli, ferito a colpi di pistola in Viale Tor di Quinto, direzione stadio.

    Ciro è morto dopo 53 giorni di strazianti sofferenze e aspetta giustizia, come l’aspettano i suoi meravigliosi genitori che, a questo Stato imbelle,  ogni giorno continuano a dare una lezione di dignità e di coraggio.

    La sera stessa del 3 maggio, Matteo, dicesti che mai più l’Italia avrebbe dovuto patire un simile dramma, poi sfociato in tragedia. “Il 26 maggio, dopo le elezioni europee, il Governo varerà tutte le misure necessarie”. Le avete varate l’8 agosto, 97 giorni dopo quella finale: si vede che vi serviva il tempo per pensare e per ponzare.

    Certo, en passant avete partorito anche un mostro giuridico che si chiama daspo di gruppo, ma questo è un altro paio di maniche. Il signor Alfano, ministro degli Interni, l’8 agosto sentenziò: “Ora basta. Lo Stato tratterà i delinquenti da stadio come i mafiosi. Vogliamo restiturie gli stadi alle famiglie”. Forse alcune delle stesse che il 17 settembre scorso, sempre all’Olimpico, stavolta per Roma-Cska, Champions League, sono fuggite terrorizzate perché, di nuovo, bengala, razzi e l’altra artiglieria, sfuggita chissà come ai controlli, era entrata in azione.
    Basta chiacchiere, Matteo. Ripulisci gli stadi e poi stanga quelli che il calcio di cui sopra. Ma ci vorrà molto più di un tweet.

    Xavier Jacobelli
    Direttore Editoriale CM.com