Juventus Stadium: una storia da incubo

     

    Un manicomio con un tris di stelle, come i 3 goal regalati alla Juventus. Sembra una serie tv ideata da Ryan Murphy e Brad Falchuk, invece è la triste realtà

    Di : Leonardo Ciccarelli

    Non siamo nel 1964 ma siamo sicuramente in un manicomio, che prende il nome di Juventus Stadium. Chi entra in questo luogo perde il senno e ne rimane sì affascinato per la bellezza dell’impianto, ma ne resta soprattutto oscurato. Chi entra in questo luogo non riesce a rimanere distaccato, deve schierarsi, e spesso lo fa dalla parte degli strisciati.
    Un profeta ammonì un Paese un giorno: “Con il vostro silenzio, avete creato calciopoli”, con il silenzio se ne sta creando un’altra visto che in questi giorni post Juve-Roma la stampa nazionale ha fatto passare la Juventus come una vittima del sistema, ha fatto passare i romanisti per degli ingenui che sanno solo fare vittimismo provinciale.
    La Roma non deve prendersela più di tanto, ci sono passati tutti: il Milan, con Muntari, l’Inter, con Ronaldo, il Napoli, con Llorente appena un anno fa, proprio in quell’impianto, la Lazio ad inizio millennio, per non andare più indietro con la memoria, altrimenti troveremmo anche la Fiorentina, il Verona, la Sampdoria, il povero Rivera, perfino il Derby County di Brian Clough che in sole due partite intuì che in questo Paese c’era qualcosa che non andava. D’altronde, se ad ogni errore arbitrale, nel mondo, parte il coro “Come la Juve, voi siete come la Juve” riferito agli avversari qualcosa dovrà pur significare.
    Invece no.
    Quando una serie di trasmissioni chiama Moggi, Nedved e Marotta per giustificare ciò che è successo, con questi ultimi che sparano a 0 sui derubati, vuol dire che è una donchiscottiana battaglia contro i mulini a vento perché non basta segnare 3 goal irregolari per essere messi alla gogna, è come essere Lana Winters, rinchiusi in un manicomio solo perché lesbica: puoi combattere quanto vuoi per dimostrare di essere sana, ma alla fine, anche se riesci ad uscirci da questo manicomio, ne pagherai le conseguenze.

    Zeman docet.
    Una partita che resterà nella storia, con le aree da 17 metri, con le sviolinate. È sempre la stessa musica, è sempre lo stesso manicomio visto che solo in un istituto psichiatrico marcio, come l’Asylum di Briacliff un designatore potrebbe assegnare alla gara più importante dell’anno un arbitro che tre giorni prima ha distrutto una gara di Champions League e che appena 2 anni fa regaló una Supercoppa alla Juventus. Era a Pechino, qualcuno se ne ricorderà.
    Tutto questo non basta, così come non basta che uno steward prenda a schiaffi un membro dello staff della Roma per far squalificare il campo, così come non è bastato lo sputo su Ljiaic o il tentativo di oltrepassare la balaustra, così come non bastano le decine di multe per discriminazione, petardi e quant’altro che avvengono da 3 anni a questa parte, dalla costruzione di questo maledetto stadio.
    Con il vostro silenzio avete costruito calciopoli diceva un vecchio saggio, con il vostro silenzio ne state costruendo un’altra.
    Troppi errori unilaterali, troppe critiche, troppi atteggiamenti provenienti da una superiorità non dimostrata visto che nei momenti di difficoltà la spintarella arriva sempre.
    Totti, amareggiato, si rende conto che in questo Paese arriverà sempre secondo, c’è chi lo ha capito molto tempo prima di lui, ma non cambierà nulla.
    Sarà l’ennesima occasione di un Paese che si costerna, si indigna, si sdegna, e poi getta la spugna con gran dignità.