Cosa hanno in comune Corrado Ferlaino e il festival di Woodstock?

il Sessantotto e Napoli

Luca Racconta: il Sessantotto e Napoli

Il presidente Ferlaino a Woodstock? No, non credo che fosse sotto al palco ad ascoltare Jimi Hendrix, però possiamo dire che questi due nomi compariranno nei libri di storia proprio lo stesso anno!

Luca-raconta-2Il Sessantotto e Napoli: Cosa hanno in comune Corrado Ferlaino e il festival di Woodstock?

Il nostro viaggio inizia nel 1968. Il “Sessantotto ” …. l’ anno della più grande rivoluzione socio-culturale del novecento; milioni di ragazzi e ragazze di tutto il mondo sentirono il bisogno di far “esplodere” la loro contestazione alla politica globale, sempre più oppressiva. In tutto il mondo nacquero movimenti, religioni, associazione, qualsiasi cosa che avesse come obiettivo l’ aggregazione tra le persone. Tutta questa “esplosione” non poteva non provocare una grande onda di creatività.

Il sessantotto e Napoli: Cantanti, poeti, scrittori , tutto ciò che era arte aveva una spinta diversa, tutto volava nell’ aria in modo leggero e naturale. In Italia c’era Celentano che cantava Azzurro e Patti Pravo con La Bambola (45 giri più venduto del 1968) a Napoli vinceva il Festival della Canzone Napoletana trasmesso Mirna Doris e Tony Astarita con “Core spezzato” al Teatro Politeama e condotto da Mike Bongiorno e Gabriella Squillante. Era l’ anno degli Europei di calcio, si giocava in Italia e i padroni di casa avevano in rosa gente come Zoff, Facchetti, il napoletano Juliano, Gianni Rivera, Anastasi, Mazzola e Riva. Perché parliamo dell’ Italia di Ferruccio Valcareggi? Che relazione ha con Napoli?  Bhe, molta… Tempi.it lo descrive così:

“Immaginatevi uno stadio San Paolo di Napoli gremito in ogni ordine di posto. Quasi 70 mila tifosi attendono con ansia il verdetto di un match importantissimo, almeno quanto può essere questa semifinale dell’Europeo del 1968, con protagoniste Italia e Urss. Non vola una mosca, tutto tace. 120 minuti non sono bastati agli uomini di Valcareggi per sovrastare i sovietici. Così la gente aspetta in silenzio chi verrà nominato vincitore di questo match. E la storia vuole che quel calcio non conoscesse ancora una delle torture più ciniche che la vita dell’uomo occidentale abbia mai potuto conoscere: la lotteria dei rigori. Le partite in bilico come quella strana semifinale di Napoli venivano decise in un modo molto tradizionale, con una tecnica da oratorio: il lancio della monetina. Così, l’arbitro tedesco Tschenscher chiama Facchetti e Shesternev nel suo spogliatoi: testa o croce. I due capitani saranno gli unici testimoni del lancio di quell’obolo veritiero. Ecco, ora tornate ad immaginarvi la folla allo stadio che attende il verdetto. Nessuno fiata, i minuti sono interminabili. Alla fine dagli spogliatoi esce un uomo con le mani al cielo: è Giacinto Facchetti. La moneta ha detto Italia, che può prepararsi così alla finale contro la Jugoslavia. Quei pochi grammi di metallo decideranno un pezzo di storia del calcio. E tante pagine di giornali verranno dedicati ad essi: in un’intervista, Facchetti spiegherà che ci furono addirittura due lanci, ma il primo fu nullo perché la moneta terminò in una fessura sul pavimento dello spogliatoio, rimanendo in bilico. I napoletani più convinti chiamarono in causa pure San Gennaro: la mano del santo avrebbe fermato il soldo sul lato scelto dal giocatore dell’Inter, ossia la testa. Fu grazie a questo incredibile verdetto che l’Italia poté vincere il suo primo ed unico campionato Europeo. Era la squadra di “Zio Uccio” Valcareggi, stratega geniale e abile a rimettere in sesto una squadra che, solo due anni prima, nel Mondiale inglese del 1966 aveva regalato la sua espressione peggiore, culminata nella sconfitta per 3-2 contro l’umilissima Corea del Nord. La finale contro la Jugoslavia verrà ripetuta due volte: all’1-1 del primo match seguirà il replay, solo due giorni dopo, sempre all’Olimpico di Roma, con un 2-0 siglato da Riva e Anastasi. Gli Azzurri tornano a festeggiare un trofeo di prestigio, dopo un digiuno di quasi trent’anni. E ringraziano l’imprevedibile lancio di una monetina.”

Siamo ancora nell’ estate del 1968 e nel Napoli Calcio sta per fare il suo esordio il più longevo e vincente presidente della storia partenopea, Corrado Ferlaino. Liquidando la restante parte dei soci della famiglia Lauro. Il campionato 1968/1969 fù l’ anno dell’ esordio di Ferlaino e l’ addio all’ Italia di uno dei più grandi attaccanti della storia , il pallone d’ oro Omar Sívori. Il 1 Dicembre 1968 si giocò Napoli-Juventus 2-1 (doppietta di Montefusco) quella fù l’ ultima partita giocata in carriera da El Cabezó. Il Napoli chiuse il campionato al 7° posto con 32 punti, lasciamo il sessantotto e Napoli. Prendiamo un aereo e voliamo in UK sulle note di While My Guitar Gently Weeps dei Beatles con una sorprendente presenza della chitarra solista di Eric Clapton. Atterriamo al Leeds Bradford Airport. Leeds si trova in asse con Manchester e Liverpool. Una rotta molto importante dato che in quegli anni la lotta al titolo avveniva proprio su questa parte d’ Inghilterra. The Whites (i bianchi) nel campionato 1968/1969 non sono di certo i favoriti, ma hanno una rosa competitiva rispetto anche ai campioni in carica del Manchester City, del Manchester United e del Liverpool, ma come detto all’ inizio di questo racconto, nell’ aria c’ era un profumo nuovo di cambiamento e solo nella nobile terra britannica si possono avverare storie di football incredibili… da li a poco il Leeds United avrebbe vinto il suo primo titolo di Campione d’ Inghilterra.

Tra l’ estate del 1968 e quella del 1969 si concretizzò il miracolo di Don Revie, ex giocatore del Leeds, che dopo la fine della carriera proprio tra le fila dei Whites rimase come allenatore. La Frist Division regalò un’ entusiasmante campionato alternando i primato tra Leeds, Everton e Liverpool mente a Manchester le cose non si misero bene, il City campione in carica si dovette accontentare della FA Cup mentre i Red Davils chiusero all’ undicesimo posto mandando su tutte le furie Best (22 goal in 55 partite).

Best insieme a Charlton e Law furono gli unici a dare il massimo in campo mentre le nuove leve non riuscirono a tenere il passo dei tre fenomeni. Il Leeds si consacrò per la prima volta Campione a due giornate dalla fine con 6 punti di vantaggio sul Liverpool. Questo meraviglioso viaggio 1968/1969 partito il 5 Giugno 1968 dallo stadio di Napoli lo concludiamo a Bethel, New York…. e si… perché il “68” si chiuse con un data e luogo ben preciso… il 18 agosto del 1969, WOODSTOCK! Oltre 400 mila giovani si riunirono in 3 giorni di musica senza sosta. Sul palco si alternarono 32 musicisti tra cui gente come Richie Havens, Jimi Hendrix, Joan Baez, Creedence Clearwater Revival, Santana, Janis Joplin, Jefferson Airplane, Grateful Dead, Joe Cocker, Crosby, Stills, Nash & Young, Ten Years After…. Il più grande evento musicale della storia. Quel che la favola ha inventato, la storia qualche volta lo riproduce. Victor Hugo #lucaracconta: Nasce per noia, tra una pinta e l’ altra in un Irish Pub a Napoli una delle Rubriche più strane che il web abbia mai visto. Un ponte che collega Napoli e il Regno unito in un periodo storico che va dagli anni ’50 a gli anni ’70. Una serie di eventi che avvenivano quasi contemporaneamente in queste due parti del mondo.

Mettere insieme la passione della musica, del Football, del Calcio Napoli, dell’ Inghilterra e Napoli tutto catapultato in un periodo storico meraviglioso. Un passaggio veloce, pillole, flash back… chiamateli come volete questa rubrica è solo la brutta copia di Buffa Racconta, il Maestro supremo dei racconti; ed è proprio grazie a lui ci siamo ispirati… non ci avviciniamo nemmeno lontanamente a quello che è e rappresenta Federico, diciamo che ci accomuna solo una passione smisurata per il Football… Signori e Signore Ladies and Gentlemen…#LUCARACCONTA!!! #allaprossimapuntata