Il mistero della palla di cannone nella porta del Maschio Angioino

Una palla di cannone incastrata nella porta bronzea del Maschio Angioino, ma come ci e' finita? la storia ci racconta due versioni.

Il mistero della palla di cannone nella porta del Maschio Angioino

Il mistero della palla di cannone nella porta del Maschio Angioino. La porta impenetrabile e la palla incagliata, ma come ci è finita?

Tra le due torri d’ingresso c’è l’arco glorioso di Alfonso I d’Aragona che – come scriveva l’abate Domenico Romanelli nel 1815 – «gli fece alzare il pubblico di Napoli».

Al di sotto dell’arco, le porte di bronzo che danno accesso alla piazza interna della fortezza. L’opera, cesellata tra il 1462 e il 1465 dal francese Guglielmo Monaco, fu considerata magnifica per quei tempi e, per dare conferma alla teoria della eccezionale robustezza dei battenti, da sempre si avanza l’esempio di una palla di ferro che, non potendola trapassare, vi restò chiusa nel mezzo.

Fin qui, sembra tutto logico perché ancora non abbiamo riferito che la palla di cannone calibro 12 – è ancora visibile conficcata in una delle massicce ante d’ingresso al maniero – mostra una direzione misteriosa quanto inequivocabile: dall’interno verso l’esterno. E dal XVI secolo si discute, senza arrivare ad alcuna certezza, su come possa essere accaduto.

Le porte bronzee sono composte da sei riquadri che narrano della discesa in Italia di Giovanni D’Angiò per affermare i propri diritti – come dettava il testamento della regina Giovanna Durazzo – e sono separati da cornici sulle quali è anche raffigurato il simbolo dell’Ordine del Nodo. Le ante mostrano segni evidenti di quattro colpi di bombarda, la palla di cannone è ancora integra ed è conficcata nel quinto elemento, nel quadro inferiore sinistro dove, secondo Carlo Celano, stranamente «vengono rappresentate delle figure che sembrano non appartenere alle vicende che vengono rappresentate sul resto del pannello».

Il mistero della palla di cannone nella porta del Maschio Angioino

Tra i primi a parlarne fu sicuramente Monsignor Paolo Giovio, nel 1557, con La vita di Consalvo Ferrando di Cordova, detto il Gran Capitano, che diede una prima versione dei fatti addebitati al 1503:

«In quel trambusto i soldati francesi, levati dai gangheri le porte intagliate di bronzo, prestamente le opposero alla turba di quei che volevano entrare dentro, e misero anche una colubrina alla porta, acciocché scaricandola dentro, ammazzassero gli spagnoli ch’erano sul ponte e nella piazza. Ma per un caso meraviglioso la palla di fero si fermò nella grossezza della porta non avendo potuto passare il bronzo; la quale per grande miracolo si mostra ai forestieri i quali vanno a vedere la rocca».

Una seconda versione degli accadimenti è antecedente e ricorda che, durante l’occupazione di Napoli, il 17 luglio 1495 re Carlo VIII di Francia fece caricare su dodici navi della flotta dell’ammiraglio Miolans, diretta a Marsiglia, i beni saccheggiati alla città tra cui 200 pezzi di artiglieria, 400 botti di polvere da sparo e le fatidiche due porte di bronzo di Castelnuovo. A Genova, durante il percorso del galeone, i francesi furono assaltati dai genovesi che avevano bloccato il porto di Rapallo e dall’armata navale di Francesco Spinelli detto il Moro e di Fabrizio Giustiniano detto il Gobbo. Il ricchissimo bottino fu spartito tra i due comandanti e le porte di Castelnuovo, utilizzate dai francesi come scudi durante i bombardamenti, furono inviate nuovamente a Napoli. Una delle ante era stata colpita da una palla di cannone che era rimasta incastrata nel metallo.

Nel Seicento, il canonico Celano cercò di dare una risposta alla eccentrica questione rispondendo a un dibattito che, nel frattempo, si era acceso:

«È impensabile che una porta siffatta potesse essere collocata in posizione verticale sulla tolda di una nave con tutti gli inconvenienti che potevano derivare dalla navigazione, dal mare mosso, dal rollio, quando invece era molto più facile sistemarla su qualche superficie piana del ponte. Inoltre, ipotizzando anche una cosa del genere, bisogna far notare che sotto la violenza del colpo il battente avrebbe comunque subito una flessione, e questo non avrebbe potuto consentire al proiettile di restare incastrato».

Questo sarebbe potuto avvenire solo se la porta fosse stata appoggiata a qualcosa di solido e largo in modo tale da poter offrire la resistenza necessaria perché la palla rimanesse incastrata». Da allora, i sostenitori delle due diverse tesi hanno continuato ad affrontarsi senza esclusione di… colpi. La palla calibro 12 è lì da secoli, e nessuno è ancora in grado di spiegare in qual modo sia potuto succedere.

Fonte:Palumbo-Napoli Misteriosa