Il carnevale di Rio ha origine a Napoli?

LE CORSE LAMPADICHE E IL CARNEVALE NAPOLETANO.

LA GENESI DEL CARNEVALE NAPOLETANO HA ORIGINI ANTICHISSIME, NASCE DALLE CORSE LAMPARICHE, ARRIVANDO POI AI CARRI DEI BORBONI FINO A CHE ARRIVA DON PEDRO II DE ALCANTARA..

Del Carnevale Napoletano ce ne siamo occupati quì, oggi parliamo della sua genesi e della sua evoluzione.

Partenope, figlia d’Inferno, sceglieva braci infuocate per le gare in suo onore. Giochi istituiti nel 425 a.C. da Diotimo, navarca ateniese, corse lampadiche, riproposte tutti gli anni nella zona ercolense per la vergine naufragata sulle rive della città marina, memoria limpida rinnovata ogni cinque anni.

Dal vico del Lampario il serpente infuocato correva lambendo le coste del mare, in gara verso il sepolcro della vergine sirena, tre giri attenti a non far spegnere le fiamme. Riti di chiara derivazione greca, ispirati agli Eleusi, nella celebrazione del ratto di Kore-Persefone; i mysti interrompevano le danze, accendevano le torce urlando sconvolti dalla paura della carestia, si prodigavano dovunque alla ricerca della vergine sparita, rapita, fino all’arrivo di un araldo di Helios, il dio del sole, che sapeva dov’era la giovane, lasciando che riprendessero le danze forsennate e le musiche trascinanti.

Ogni anno a fine gara, questi Ganimede stanchi, eccitati da tanta luce dopo le profonde tenebre, si cercavano una compagna lasciando la festa degenerare in orgia, avviando in futuro quei carnasciali pagani per i quali fu famosa l’epoca di Nerone.

Arrivava via mare l’imperatore, in trionfo da Baia su un cocchio dorato, al suono di mille cembali, mentre giovani e giovinette intrezzavano la cicinnide, antica forma di tarantella, accompagnati dal verso dei cantori greci e costruzioni di archi trionfali.

 ’O mast’e festa, trainato da quattro animali feroci, entrava trionfante nella città, osannato dal quel rigurgito di esaltazione pagana che il 5 febbraio, alla nuova festa del Messia, preferiva ancora tirare giù dal cielo gli dèi dando spazio ai più sfrenati baccanali. Carnevali corrotti e interrotti nel 65 d.C., proseguiti edulcorati e ripuliti, cristianizzati e morigerati, sotto il segno del Cristo, nella vigilia che anticipa i quaranta giorni di penitenza nel deserto. La festa in cui la carne – cibo utopico dell’abbondanza festiva – vale, ancora per poche ore, tra lo stordimento e il delirio degli astanti.

La vocazioni della città porosa, realizza in se stessa l’architettura del tempo, si erge su altissime macchine, effimere proiezioni architettoniche, gigli stretti nel vicolo, unico spazio a disposizione per gigantesche macchine da festa rette dagli sguardi rapiti dei napoletani.

Partenope ritorna a farsi strada, icona mai tramontata della città metà donna e metà pesce, provocante seduttrice, plasmata dalle mani oscene di artisti rinomati, trova posto su un carro del 1876, femmina dai seni nudi e la coda invisibile, nascosta con cura tra le morbide curve del corpo. Bellissima opera d’arte, destinata a lasciarsi guardare per una manciata di ore, a rimanere viva solo tra le cronache dei giornali, creatura di Mancini, Toma, Dichirico, Matania e Jerace, lo stesso che piantò la sua gemella nel cuore di piazza Sannazaro. La scandalosa incantatrice dovette cambiare percorso, obbligata a passare per vicoli e stradine secondarie, rincorsa da giovanissimi scugnizzi desiderosi di ammirare il corpo bellissimo della Partenope nuda.

Napoli intesse il suo carnevale allestendo lo stesso teatro che amò Nerone, è il momento in cui la città si compie, richiamando a sé la memoria che l’ha generata, rappresentazione della continuità che non esclude la trasformazione, ma la ingloba diventandone oggetto.

Identità moltiplicate come i Numi Tutelari che chiama a raccolta, presi in prestito dai suoi altari, fusi l’uno dentro l’altro, Maradona, Totò, la Madonna del Carmine, la sirena Partenope, senza che nessuno soverchi l’altro; celebrazione, trasgressione e al tempo stesso restaurazione.

Napoli torna capitale nel 1880 quando ospita un altro imperatore, Don Pedro II de Alcantara del Brasile che, pazzo di questo Carnevale, se lo porta, pezzo pezzo a Rio.

 

foto: napoletanosinasce.com

fonte: A.Palumbo-cose che non ti hanno raccontato su Napoli-google libri