I tifosi del Napoli più violenti d’Italia, Ciro morto per un regolamento di conti: questo è quello che dicono in Spagna di noi!

Napoli

 

 

 

 

 

I tifosi del Napoli più violenti d’Italia, Ciro morto per colpa della camorra:

questo è quello che dicono in Spagna di noi! Questo è il risultato di giornali e televisioni italiane.

 

Con la sfida tra Athletic Bilbao e Napoli, tanti sono i tifosi spagnoli che vorrebbero venire al San Paolo. Per molti  di loro sarebbe la prima volta a Napoli e quindi chiedono informazioni nei forum o stesso nei commenti dei maggiori quotidiani spagnoli come AS e Marca.

Il quadro che ne risulta è devastante. Napoli viene chiamata “la sorella brutta di Roma”, con aree pericolosissime come Secondigliano e i quartieri Spagnoli e per di più i tifosi azzurri vengono catalogati come i più violenti e pericolosi d’Italia. “Non girate da soli, girate sempre in gruppo, non indossate le maglie per la città, vi ammazzano!” questo scrivono i tifosi baschi.

Senza contare che per loro l’assassinio di Ciro Esposito è il risultato di un regolamento di conti tra camorristi e tifosi della Roma.

Che orribile sensazione leggere tali idee sulla nostra città, sulla nostra tifoseria e cosa più triste vedere il nome di Ciro accostato alla camorra. Il 3 maggio i media nazionali hanno infangato tutto e tutti. L’Italia fallisce e la colpa è di Napoli e dei napoletani.

Non si tratta di vittimismo o di ipocrisia, tutti conosciamo la realtà del nostro territorio, e le difficoltà che si riscontrano sono ovunque anche all’estero, basti pensare alla stessa Barcellona. Ma non è questo il punto.

Il punto è che quando si parla di Napoli obbiettività e verità scompaiano. Parole oscure ai media italiani, che quando leggono “Napoli” l’eccitazione è tale che non riescono a tenere a freno  penna e fantasia, perché gettare fango su Napoli fa sempre notizia ed è fin troppo facile.

Io invito tutti i nostri lettori e tutti i tifosi azzurri a combattere questa macchina del fango. Ignorare è facile così come infangare. Lottiamo per la nostra terra, per la nostra città e per i nostri colori, perché  a furia di infangarci le nostre “radici” marciranno e allora sarà troppo tardi.

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