I SEGRETI DELLA CASA DELLA DECINA CAMALDOLI

UN ANTICO TEMPIO- CASALE, LUOGO DI LEGGENDE, DI SIMBOLI E DI FANTASMI

CASA DELLA DECINA CAMALDOLI

Di: Gabriella Cundari.

Il Parco Urbano dei Camaldoli è ricco di elementi naturali spesso insospettati, vista la sua intensa urbanizzazione, ma è altresì ricco di storia, con i suoi reperti risalenti al neolitico e i suoi colombari e resti di villae di epoca romana; di spiritualità con il suo splendido e panoramico Eremo, oggi gestito dalle Suore Brigidine, posizionato a 485 metri d’altezza; ricco di tradizione antropica per le attività che da sempre caratterizzano il castagneto ceduo.

Nell’ottocento il pittore Camillo Guerra la fece ristrutturare, per adibirla forse a propria abitazione. Si ignora se fu lui a farla adornare delle statue e dei bassorilievi ancora oggi visibili, se tali oggetti fossero manufatti dell’epoca, oppure già presenti nella struttura precedente del casale. Dall’Ottocento a tutt’oggi appartiene alla famiglia Guerra.

Antonio Cangiano ha ripercorso la storia del casale per il Corriere del Mezzogiorno, partendo dal mitico calice che secondo la leggenda raccolse il sangue di Cristo e dalla croce di piperno di un’edicola votiva del quartiere di Soccavo: costituita da un solo blocco di piperno posto su una base di tre gradini, la croce di piperno, monumento simbolo di Soccavo, quartiere periferico ad ovest di Napoli, risale al 1613. Nei bracci della croce sono rappresentati San Pietro e San Paolo, nel mezzo è il Cristo.

Strani simboli, tuttavia, sono posti lungo la croce. Ma il simbolo scolpito alla base della croce di piperno di Soccavo – racchiusa in una edicola votiva – non ha bisogno di particolari interpretazioni: è il sacro Graal; la coppa che la tradizione vuole usata nell’Ultima Cena da Gesù e nella quale Giuseppe di Arimatea avrebbe poi raccolto le gocce di sangue del Cristo durante la crocifissione. Nelle vicina collina dei Camaldoli, dove appunto si estraeva la pietra successivamente lavorata dai maestri pipernieri Nel casale della Decina sono visibili segni ed ornamenti misteriosi.

Uno stemma con armatura, elmo ed armi da guerra, del tutto simile a quelli usati dalla loggia massonica “Società Torre di Guardia” (elmo, spada, scudo e scure) e dall’attuale loggia ” Cavalieri Templari” (Knight Templars).

La statua di una donna ritratta su una sfera con le mani sul petto in segno di penitenza rappresenta molto verosimilmente la figura della Maddalena, immagine sacra ai Cavalieri del Tempio di Salomone, spesso situata agli incroci per aiutare nella giusta scelta il viandante.

Ma il simbolo più interessante è situato all’ingresso nord del casale, si tratta del Bafometto, la mitica “testa” adorata dai Templari. Posta all’ingresso di una grande stanza rettangolare con apertura ad occidente, caratteristiche tipiche richieste dal rito per le sale di riunione ed iniziazione, è del tutto simile a quella che si trova all’interno di una delle sale di Castel del Monte, il leggendario castello iniziatico dell’Ordine, fatto costruire in Puglia da Federico II di Svevia.

Dunque, perchè, il Graal è presente, raffigurato in una croce di pietra ricavata da un blocco unico, in un quartiere periferico come quello di Soccavo? C’è un misterioso collegamento tra la reliquia e la ricca corporazione medievale dei maestri pipernieri, tanto ricca da possedere un intero paese alle porte di Napoli? L’antico casale, posto a poca distanza, nasconde un misterioso segreto riconducibile all’ordine templare? Ed è tuttora popolato da fantasmi che di notte si aggirano con luci fioche e talvolta piangono e gridano, come dicono alcuni abitanti della zona?

Le immagini di A.Cangiano e Altervista: la base col santo Graal e la croce di piperno a Soccavo; il Casale La decina; la scritta; la Maddalena; il Bafometto