Higuain come Fonseca: partenza lenta e poi la rinascita nel girone di ritorno

     

    L’edizione odierna de Il Mattino parla dell’astinenza da goal di Gonzalo Higuain, che non è il primo bomber della storia del Napoli a partire a rilento. Anche grandi attaccanti come Fonseca e Savoldi hanno avuto lo stesso problema, riprendendosi poi alla grande. Addirittura il grande Diego ebbe un paio di partenze lente. C’è tempo per recuperare, i campioni prima o poi vengono fuori e il Pipita è un Campione con la C maiuscola!

     

    Nessuno, tra i grandi cannonieri della storia del Napoli, ha avuto un simile inizio: mai nessuno, dopo le prime sei giornate di campionato, è rimasto fermo al palo. Anzi, uno c’è: Daniel Fonseca. Che il primo sigillo, in quella stagione, lo realizzò addirittura dopo 9 giornate: una doppietta al Cagliari. L’uruguaiano ha poi terminato il campionato a quota 15, smaltendo poi nel girone di ritorno qualche arretrato.

     

    L’importante è che Gonzalo stia tranquillo, perché il centravanti peggiore è il centravanti ansioso. Higuain rischia di restare prigioniero di questo stato d’animo: perché una punta del suo livello si nutre segnando, senza reti deperisce nonostante gli zuccherini che gli allungano Benitez e tutti i compagni.

     

    L’astinenza, d’altronde, è una specie di tarlo: prendete Maradona che per ben due volte (87/88 e 89/90) ha toccato la sesta giornata con il misero bottino di un solo gol. Per poi recuperare, alla grande concludendo rispettivamente con 15 e con 16 reti. Senza dimenticare che nel 1989, Maradona esordì con la maglia azzurra solo alla quinta giornata (con la Fiorentina) dopo aver saltato il primo mese di Serie A per il suo braccio di ferro con Ferlaino e la sua voglia di Marsiglia. Tempi lontani.

     

    Ma il mal di inizio può capitare a tutti. Pure a Savoldi che, alla terza stagione in maglia azzurra, segnò solo due gol alla sesta di Serie A (ma comunque quell’anno solo Paolo Rossi riuscì a segnare più di lui). Certo, l’astinenza deve far male: Higuain ha sbagliato gol che mai ci saremmo immaginati potesse sbagliare, vittima di chissà quali allucinazioni.

     

    Deve riprendere un po’ di smalto e lucidità da killer sotto porta. Dopodiché, resta l’ultimo dettaglio: una riga bianca da scavalcare.