Hamsik, un “caso” chiamato capitano

    Nell’ultima stagione con Mazzarri su 37 partite di campionato fu sostituito solo una volta e preservato durante le gare di Europa League. In questa annata è stato sostituito 15 volte su 17 gare giocate in tutte le competizioni


    di Giovanni Scotto

    Un capitano chiamato Hamsik. Un caso chiamato capitano. Marek è risorsa o problema di questo Napoli? Discussione aperta, a lungo dibattuta sin dalla scorsa stagione. Da ieri però diventata in qualche modo conclamata: partita inguardabile, ennesima sostituzione e fischi di almeno metà stadio. Benitez non può che ammettere il problema: “Signori posso anche comprendere, ma io devo recuperarlo”, quasi a far capire che “l’ordine” gli arriva (giustamente) dall’alto, ma non solo. Hamsik non si può discutere perché è un grande giocatore. Ma cosa sta succedendo allora? 28 partite, 7 gol e 6 assist nell’ultimo campionato. A secco nelle coppe europee. Tutto sommato i numeri sono in linea con quelli delle passate stagioni, ma in realtà l’annata fu travagliata. Un lunghissimo digiuno dal gol (complice anche l’infortunio) e i “sospetti” di un modulo poco digerito. Si parlava di stagione del riscatto, ma la musica è cambiata poco: fino ad ora Hamsik ha segnato due gol in campionato (in 11 presenze), ma uno anche in Europa League e Champions League. Grossomodo i numeri sono quelli di un anno fa, ma il dato che più fa riflettere è un altro: Hamsik è passato da indispensabile a giocatore in discussione. Nell’ultima stagione con Mazzarri, quella 2012/2013, lo slovacco giocò ben 37 partite di campionato per intero, venendo sostituito soltanto una volta. In più l’allenatore toscano lo preservava nelle gare di Europa League, non facendolo giocare titolare. In appena un anno e mezzo la situazione si è ribaltata: fino a questo momento su 17 partite tra campionato e coppe è stato sostituito ben 15 volte. Praticamente sempre. Benitez non lo preserva e non lo ritiene un punto fermo. Anzi, quando l’allenatore spagnolo lo valuta, antepone sempre il discorso gol. Lo considera quasi come un attaccante. «Quando comincerà a fare gol con continuità le cose andranno meglio», ha ripetuto spesso l’allenatore azzurro.

    Ma il problema di Hamsik non è soltanto il gol. Da un centrocampista in grado di fare anche da raccordo ci si aspetta di più. Vero che nelle sue caratteristiche c’è quella di fare molti gol, ma quegli inserimenti diventati famosi negli anni scorsi col modulo di Benitez trovano difficoltà ad avere spazio. Eppure Rafa lo utilizza un po’ come un jolly della trequarti, facendolo giocare al centro e qualche volta a destra. Lo ha scelto anche come vice Insigne e Mertens mettendolo a sinistra, ma i risultati non sono stati apprezzabili. La sensazione è la partita del Napoli comincia con l’attesa di vedere Hamsik fuori e qualcuno al suo posto in grado di fare qualcosa di meglio. «Io preferisco giocare al centro», ha spiegato Hamsik più di una volta. Ma anche quando si è mosso al centro il suo rendimento non è mai stato convincente. Si discute tanto su come il 4-2-3-1 utilizzato da Benitez lo penalizzi, ma per qualcuno il problema è soprattutto mentale. Per ora Hamsik ha la fiducia di Benitez, almeno per quel che riguarda il posto da titolare, ma il rapporto tra Marek e il modulo intoccabile di Benitez non è mai sembrato fluido. Problema mentale, più che fisico: l’infortunio di un anno fa, che è stato smaltito in qualche settimana, non può portare strascichi così lunghi, soprattutto perché Hamsik con la sua nazionale (che gioca quasi sempre col 4-4-2) gioca molto bene e va in gol con facilità. Il suo commissario tecnico lo schiera anche come seconda punta. Serve spazio ad Hamsik, e forse con i quattro “attaccanti” che Benitez inserisce c’è poca possibilità di riuscirci. Fattore mentale, quindi.

    Hamsik deve convincersi di poter essere importante, ma deve anche liberarsi dall’aurea di giocatore che ha senso anche al di là dei gol. Anche quando ha giocato per tutti i novanta minuti lo slovacco non ha inciso. Impacciato in avanti con conclusioni deboli e passaggi sbagliati. Ma “morbido” anche in fase passiva, dove non difficilmente è incisivo nei contrasti. Un Hamsik da “rifare”, o quasi: non è un caso, ma potrebbe diventarlo, anche perché adesso è difficile trovare alibi. Va bene il gol, ma la rinascita del numero 17 azzurro passa anche attraverso le prestazioni convincenti. La sensazione è che contro lo Slovan in Europa League possa essere di nuovo titolare e poi “riposare” col Milan. L’Hamsik titolare è un tabù che potrebbe presto cadere.