Guardie e ladri: Ecco come è nato questo film di Totò

Guardie e ladri: Ecco come è nato questo film di Totò

“Guardie e ladri” rappresenta una vera e propria svolta nella carriera di Totò, tanto che, per la prima volta in un suo film, ricevette solo ed esclusivamente giudizi positivi ed elogi, vedendo addirittura la sua interpretazione premiata con il Nastro d’Argento.

“Guardie e ladri” fu uno dei primi film ad essere prodotto dalla casa di produzione Ponti-De Laurentiis, fondata dai due dopo aver abbandonato la Lux; fu proprio Carlo Ponti ad avere l’idea di far lavorare insieme due attori di grosso calibro come Totò e Aldo Fabrizi , i quali in quel periodo godevano di grande popolarità e che, oltretutto, erano notoriamente amici affezionati, tanto che Fabrizi era l’unico attore che Totò frequentava fuori dalle scene.
Fabrizi dimostrò subito grande interesse per il progetto, mentre da parte di Totò restava qualche esitazione, in quanto il ruolo offertogli era decisamente diverso rispetto ai personaggi che aveva interpretato in precedenza, che l’avrebbe portato a realizzare un film totalmente nuovo e, apparentemente, concepito solo per Fabrizi.

Come è nato questo film di Totò

Quando Mario Monicelli e Steno gli fecero leggere la sceneggiatura, il grande comico napoletano affermò: “È bellissima, ma io cosa centro? Non posso farlo, questo è un film per Fabrizi”. L’attore romano aveva già dimostrato qualità nel raffigurare personaggi a sfondo drammatico, mentre per Totò il film era una vera e propria scommessa, anche perché era la prima volta che si misurava con un interprete di pari fama e abilità.

Guardie e ladri le donne: Ave Ninchi e Anna Magnani

Per il ruolo della moglie della guardia, inizialmente si era pensato ad Anna Magnani , ma venne poi affidato ad Ave Ninchi, la quale aveva precedentemente lavorato sia con Fabrizi che con Totò, ed era inoltre in grado di reggere la recitazione dei due protagonisti. La parte era complementare e sembrò poco adatta alla Magnani, la quale avrebbe sicuramente preso troppo spazio tenendo testa ai due attori.
Le riprese del film iniziarono il 3 febbraio 1951, senza incontrare complicazioni particolari, ad eccezione di qualche difficoltà con la sequenza dell’inseguimento, in quanto non era facile convocare Totò sul set al mattino: era abituato agli orari teatrali e non era mai attivo prima di mezzogiorno.

totò guardie e ladri

Un curioso episodio

Un curioso episodio tragicomico accadde proprio mentre si girava la scena all’Acqua Acetosa, quella che oggi è la Circonvallazione Salaria di Roma: capitò che si trovò di passaggio una vettura dei carabinieri che, al grido di Fabrizi in abito da brigadiere: “Al ladro! Fermatelo!”, vide i militari saltare giù ed estrarre le pistole. Non appena si resero conto della finzione scenica si scusarono con la troupe e approfittarono dell’occasione per farsi rilasciare un autografo dai due attori.

Totò e Fabrizi  “geni a lavoro!

Sebbene il carattere di Fabrizi non fosse facile e sebbene ci fossero dubbi e angosce riguardo al risultato che i due, messi assieme, avrebbero potuto dare, non ci furono ulteriori problemi: si trattavano con molto rispetto reciproco e fra loro vi era una sorta di gara nel dimostrare la massima gentilezza e disponibilità sul set, anche verso i registi, con i quali Totò era già particolarmente affiatato; oltre a ciò, non persero occasione per divertirsi durante le riprese: Totò, come di consuetudine, improvvisava alcune battute e, condizionato anche dalla presenza di Fabrizi, uscivano fuori gag del tutto impreviste, come ricorda Carlo Delle Piane, all’epoca quindicenne: “Erano attori eccezionali, con loro non c’era la sicurezza del copione tutto previsto, bisognava star loro dietro, perché le scene non venivano mai uguali da una ripresa all’altra. Questo, per la mia età, mi divertiva e mi preoccupava. Si provava quello che era scritto, si girava ed era diverso, si ripeteva ed era ancora diverso”.

carlo-delle-piane

Epilogo

Terminate le riprese, la pellicola ebbe alcuni problemi con la censura e l’uscita nelle sale fu rimandata verso la fine dell’anno. I due registi ebbero uno scontro con Annibale Scicluna Sorge, presidente della commissione, il quale non tollerava, e non era altrettanto tollerabile dal resto della commissione, che aveva il compito di salvaguardare il rispetto della morale e del buon costume: era inaccettabile che un agente di pubblica sicurezza stringesse legami con un delinquente o con la famiglia dello stesso, che un ladro si facesse mettere in prigione per aiutare una guardia e, soprattutto, il fatto di mostrare un membro della polizia in atteggiamento non ortodosso.

“Ma come! Una guardia, un rappresentante dello stato, messo sullo stesso piano di un ladruncolo!” cit.Annibale Scicluna Sorge”

Ci furono quindi una sequela di sedute al Ministero dello Spettacolo per convincere la commissione che l’intento del film non era affatto quello di minare la società italiana. Monicelli e Steno, dopo aver accontentato la commissione apportando alcuni tagli e modifiche di poco conto, riuscirono finalmente ad avere il via libera e il film arrivò nelle sale il 29 novembre 1951, ottenendo subito un enorme successo di pubblico e un inaspettato gradimento della critica. Presentato in concorso alla quinta edizione del Festival di Cannes, si aggiudicò il premio alla migliore sceneggiatura, da un soggetto di Piero Tellini, che fu ispirato da un’idea originaria avuta da Federico Fellini.

Fonte: Joe Denti Con la collaborazione di Federica Lanfranchi-Sentieri di celluloide