GS: De Laurentis fa finta di non capire

Nell’estate del 1975 la bellezza 70.405 tifosi del Napoli, in un’Italia paragonabile a quella odierna come crisi economica (sia pure con altre forme, tipo iper-inflazione al posto di deflazione), presero la decisione di abbonarsi alle partite casalinghe della loro squadra.

Record imbattuto, anche nell’era Maradona, dovuto anche all’entusiasmo per l’acquisto dal Bologna di Beppe Savoldi, per l’eternità ‘Mister due miliardi’.

In quasi 40 anni è cambiato tutto, dalle opportunità televisive a tutto il resto, ma i circa (l’approssimazione dipende dal fatto che la società non ha ritenuto opportuno ufficializzarli) 8.000 abbonati al Napoli attuale dicono che la gente ha già giudicato le strategie di De Laurentiis meglio di quanto abbiano fatto i media in versione estiva (tutti forti, tutti campioni, tutti rinforzati).

È fra l’altro la peggiore performance del Napoli da quando lo ha preso in mano il produttore, quindi Serie C compresa. Ecco, prima di iniziare il tiro a Benitez e ai suoi giorni di vacanza (come se i superstiti dalle convocazioni nelle nazionali non si fossero allenati) bisogna partire da un calciomercato estivo fatto incredibilmente al ribasso, proprio dall’unico fra i grandi club italiani ad avere i conti in ordine. Nessun tentativo per trattenere un portiere affidabile come Reina, l’impoverimento delle alternative a centrocampo dando via Behrami e Dzemaili, l’addio senza un vero perché a Pandev (al Galatasaray insieme a Dzemaili, mentre Behrami è andato all’Amburgo).

E in entrata mosse, se possibile, anche peggiori: dall’indesiderato ritorno di Gargano alla scommessa Koulibaly, dal mediocre David Lopez al normale De Guzman, non sembra di parlare di una squadra arrivata ad un passo dalla Champions League ma di una provinciale in lotta per la salvezza. Forse attribuendo a De Laurentiis un calcolo, cioè la volontà di investire 30 milioni solo dopo la certezza della Champions, siamo stati troppo generosi perché a fine agosto non è che ci fosse in ogni caso libero Cristiano Ronaldo, quindi il vero processo andrebbe fatto al presidente e non all’allenatore.

Un presidente che ha reso interessante la lotta per il terzo posto in campionato alle spalle di Juventus e Roma: a questo punto possono sperare davvero in tante, complice il livello medio abbassato. Il rischio non è tanto di arrivare fuori dalla zona Champions, quanto di essere considerati di passaggio dai giocatori migliori: Callejon vuole tornare in Spagna, di sicuro non gli mancano le offerte, mentre Higuain sembra sul punto di mandare a quel paese tutti.

Ma questa è cronaca, facilmente documentabile, mentre rimane senza spiegazioni la strategia generale di De Laurentiis.

È proprio vero che è più facile arrivare da 0 a 90 che da 90 a 100: sono due sport diversi e il secondo sport De Laurentiis proprio non lo ha capito (in realtà lo ha capito fin troppo bene).

Forse ad avere bisogno di una vacanza è lui.