Goal.com: 10 domande e 10 risposte sul caso Hamsik

Viaggio nella crisi di Marek Hamsik, nel suo peggior momento in otto stagioni di Napoli. L’analisi, le cause e le possibili soluzioni.

Ci sono stati alti e bassi, da quel lontano 2007. Ma un Marek Hamsik così giù, a Napoli, non lo avevano mai visto. Caso, problema, chiamatelo come volete: la situazione dello slovacco è un tema caldo, una delle chiavi da analizzare per tentare di capirci qualcosa della strana annata dei partenopei. Lo faremo metodicamente, per passi, senza sorvolare su nulla. In 10 domande, quelle che attanagliano i tifosi azzurri, e 10 risposte.

Il problema di Hamsik è il modulo?
Da un anno e mezzo a questa parte è il ritornello più gettonato a Napoli: il 4-2-3-1 di Benitez penalizza Hamsik. Numeri alla mano può sembrare una conclusione logica, frutto – tatticamente parlando – della saturazione degli spazi negli ultimi 16 metri a causa della presenza dei vari Higuain, Callejon e Insigne/Mertens. Eppure Marek ha giocato a lungo tra le linee nell’arco della sua esperienza a Napoli, seppur con sistemi e compagni diversi. E sulla sua intelligenza tattica, la capacità di leggere il gioco, ci si potrebbe mettere la mano sul fuoco. No, il suo rendimento non si può giustificare soltanto con il modulo.

Ha le qualità per giocare da trequartista?
Ragioniamo per punti: quali caratteristiche dovrebbe avere un buon trequartista? In primis l’intelligenza tattica di cui sopra, della quale si è già parlato. Poi la visione di gioco: i 21 assist della stagione 2012/13 rappresentano un dato eloquente. Inoltre deve ‘vedere’ la porta, e anche in questo caso ci sono fior di statistiche a certificare il feeling di Hamsik con il goal. Il tutto accompagnato da un bagaglio tecnico di primo piano, che allo slovacco non manca di certo. Insomma, tutto perfetto? No, altrimenti non saremmo qui a discuterne. Ad Hamsik manca quella capacità di essere sempre vivo al centro del gioco. Un problema atavico, che affronteremo più avanti.

Influisce sull’equilibrio di tutto il Napoli?
Si sta facendo largo la corrente di pensiero secondo cui parte dei problemi difensivi del Napoli nascano anche dallo scarso apporto di Hamsik in fase di non possesso. In effetti lo si vede sempre poco quando la palla ce l’hanno gli altri (è il 14° tra gli azzurri per tackle vinti), ma semplicemente per una questione di dettami tattici: è quello che gli chiede Benitez. Lo slovacco lavora in coppia con Higuain nel primo pressing sui difensori avversari, è inevitabile che resti alto finendo per essere poco presente nella sua metà campo.

Può giocare in un altro ruolo in questo Napoli?
In questo Napoli, ovvero quello del 4-2-3-1, no. Vero che con la Slovacchia ha spesso giocato nei due centrali di centrocampo, ma in un impianto di gioco completamente diverso, e più prudente, di quello degli azzurri: nelle vesti di mediano andrebbe in sofferenza sistematicamente. Sull’esterno lo si è visto in Europa League, e l’esperimento non è parso esaltante. Qualcuno vorrebbe vederlo come ‘falso nove’, ipotesi anche intrigante tutto sommato. Ma vi sembra il momento di giocare al ‘piccolo chimico’?

Benitez dovrebbe cambiare il Napoli per Hamsik?
Altro tema di discussione tra i più caldi. Il problema in questo caso non è più Hamsik, ma Benitez. Chiamatelo ostracismo se volete, ma Rafa l’ha fatto capire in più di un’occasione: il modulo non si cambia. Riportare Marek qualche metro più dietro in un 4-3-3 magari anche più solido è una prospettiva che intriga molti, ma se Rafa non si è mai lasciato tentare in quest’anno e mezzo evidentemente un motivo ci sarà. Questa squadra l’ha plasmata e la vede ogni giorno, è convinto che il 4-2-3-1 sia il sistema di gioco migliore per il Napoli e che Hamsik possa fare esattamente ciò che gli viene chiesto. Presuntuoso? Forse. Ma prima di tutto qualificato.

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Esiste una difficoltà di natura fisica?
Si parla relativamente poco della condizione di Hamsik, come d’altronde se n’è sempre parlato poco nelle precedenti sette stagioni. Per lui, professionista esemplare, la brillantezza fisica non ha mai rappresentato un problema. Eppure la sensazione è che qualcosa non stia funzionando a dovere anche sotto quel profilo. Arrivare sui contrasti con un secondo di ritardo o mancare il tempo giusto per l’inserimento in zona goal passa anche da una forma fisica perfetta. L’infortunio di un anno fa, proprio di questi tempi, ha rappresentato una sorta di punto di svolta della passata annata. E da quel momento non è stato più lo stesso Hamsik. Anche atleticamente, quasi avesse perso il ritmo.

Soffre di un deficit caratteriale?
Sono anni che Napoli attende la definitiva maturazione di Hamsik e sono anni che le aspettative vengono disattese. La verità è racchiusa in un’umile rassegnazione: Marek è semplicemente questo, con tutti i suoi limiti caratteriali che puntualmente incidono sulle prestazioni. Anche al top della sua forma, lo slovacco è sempre stato discontinuo, apatico, con quella fastidiosa tendenza ad isolarsi dal gioco per poi materializzarsi lì, sul più bello, come un lampo nella notte. A volte è bastato, altre no. Ma il Napoli ha scelto Hamsik e Hamsik ha scelto il Napoli. Entrambi consapevoli dei propri difetti. Rimarcarli ad ogni passo falso non fa il bene di nessuno.

E se il problema fosse solo mentale?
Abbiamo affrontato tutte le problematiche già note, anche da tempo. Da quelle tattiche a quelle legate alle personalità. Ma cos’è che rende l’Hamsik di oggi il peggiore di sempre? La consapevolezza di esserlo. Dalla fragilità caratteriale al blocco mentale il passo è breve, Hamsik è un ragazzo intelligente e sa di essere un caso, in questo momento. I fischi di parte del San Paolo contro l’Empoli, se possibile, hanno ulteriormente acuito una situazione di crisi senza precedenti nella sua lunga militanza partenopea. Da un tunnel così, non è scontato uscirne. Ma se esiste una ricetta, quella si chiama fiducia.

Benitez dovrebbe valutare la sua esclusione?
Fiducia, dicevamo. Benitez sa di non aver visto praticamente mai il vero Hamsik nel corso della sua gestione. Eppure non l’ha mai messo in discussione, nè davanti ai microfoni, nè nelle sue scelte. De Guzman (a proposito, altra intuizione di mercato mica male) scalpita alle spalle di Marek, sfrutta appieno tutte le occasioni che gli vengono concesse e si è guadagnato i favori del pubblico. Non è follia immaginarselo titolare, magari anche domenica a San Siro. In fondo delle rotazioni Rafa ha fatto quasi un dogma. Però è giusto che nell’idea scolpita di Napoli che ha Benitez, Hamsik ne sia una cardine, sostenuto con tutta la convinzione di questo mondo da staff tecnico e club. I problemi si eliminano trovando soluzioni, non eliminando i problemi stessi.

Hamsik è arrivato al capolinea nel Napoli?
Esclusione fa rima con cessione, a voler ragionare sul lungo termine. E’ possibile, oggi, immaginare un Napoli senza Hamsik? Certo. Ma la vera domanda è un’altra: a chi converebbe una cessione di Marek nel momento più basso della sua carriera? Non al Napoli, che avrebbe potuto monetizzare qualcosa come 40 milioni, fino ad un paio di estati fa. E’ difficile anche azzardarla una valutazione dello slovacco in questo momento, ma prima ancora è ingiusto: Hamsik è l’uomo che più di tutti ha sposato in toto il progetto Napoli, con i suoi pro e i suoi contro. Ed è giusto che del Napoli continui ad essere il centro. Da un periodo di crisi del genere, se ne esce soltanto insieme. Il Napoli ed Hamsik si sono scelti tanti anni fa.