Il Giornale: Benitez come Mazzarri, non puo’ permettersi il turnover

     

    Mai così male negli ultimi 5 anni.

    Paga turnover estremo e integralismo tattico.

    Fonte: il giornale

    Nella pancia del Friuli di Udine la rabbia di Higuain – campione frustrato da aspettative e proclami finora disattesi e logorato da un impiego continuo e dal modo di giocare della squadra che lo lascia solo in attacco a lottare e a portare la croce – è il segnale più forte della crisi di un Napoli partito con il freno a mano tirato.

     

    Erano cinque anni che la squadra azzurra non iniziava così male il campionato (3 punti in altrettante sfide, come Donadoni nella stagione 2009-2010). E in molti si chiedono se su quest’avvio sconfortante abbia inciso di più la deludente campagna acquisti che non ha migliorato la rosa o l’integralismo tattico e la cattiva gestione del turnover di Benitez che tolgono equilibrio alla squadra oltre che snaturarla e mandarla in confusione.

    Il tecnico spagnolo è ormai sotto processo, tanto che sui social network l’indice di gradimento per don Rafè è in caduta vertiginosa. Anzi, i maligni ipotizzano che lo spinto e inspiegabile turnover di Udine sia stato voluto dall’allenatore per far vedere al patron De Laurentiis il valore dei sostituti ingaggiati con le scarse risorse finanziarie impegnate. Di sicuro Benitez sta sfiorando una forma di autolesionismo, mentre il patron De Laurentiis è furioso ma tace e al momento non sembra pensare all’esonero e si appresta a partire alla volta di Los Angeles per un viaggio di lavoro (ma sta cercando partner statunitensi per il club così come ha preso atto che un gruppo del Qatar sta preparando un’offerta per l’intero pacchetto della società).

    Secondo i bookmaker inglesi, il rischio di lasciare la panchina è ancora basso: la sigla Stanleybet, riporta Agipronews, dà a 1,45 la sua permanenza dopo Natale, ma qualche ombra rimane visto che è pronta anche la lista di possibili successori, da Luciano Spalletti (4 volte la posta) a Reja e Mancini (quotati a 8) fino addirittura alla suggestione Maradona (21).

    Difficile pensare a un cambio immediato, considerando la serie di impegni (4 in due settimane). Si allungheranno però i tempi del rinnovo del contratto, in scadenza a fine stagione. Questo Napoli senza capo né coda sta mettendo a rischio il progetto che presidente e allenatore avevano condiviso all’inizio del loro rapporto che, pure dato per solido, potrebbe incrinarsi.

    Certo è che il Napoli offre una costante sensazione di ritardo: dalla programmazione naufragata miseramente nel mercato estivo all’approssimazione costata a Bilbao la partecipazione alla Champions. E i mal di pancia del Pipita, ma anche di altri (vedi Callejon, che quest’estate come Higuain aveva ricevuto sirene di altri club) danno il senso di quanto l’attuale situazione sia difficile. Il Napoli si sta accartocciando su se stesso, senza quell’entusiasmo con il quale avevano accettato la nuova destinazione sia il tecnico che i blasonati ex madridisti. Un solo gol realizzato contro i quattro incassati: è un dato che meglio di tutti rende l’idea delle attuali difficoltà.

    Ieri Benitez ha parlato alla squadra con il solito garbo e un almeno apparente serenità. A differenza di Juve e Roma, che stanno facendo del turnover uno dei punti di forza, don Rafè non può permetterselo. Come non poteva permetterselo il suo predecessore Mazzarri. Già domani chiamata importante con il Palermo: stesso modulo, ma titolari in campo. Ora servono concretezza, unità di intenti e realismo, senza proclami già fuorvianti e lesivi.