Giocatori a prova di infortuni:Il Dna ci dirà come azzerarli In Usa ora studiano il Napoli

 

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Ai confini della realtà

Giocatori a prova di infortuni, tessuti che si riparano da soli Il calcio è nel terzo millennio

In Usa ora studiano il Napoli

 

Benvenuti nell’era del cal­ciatore vitruviano. Ci fosse an­cora Leonardo Da Vinci, la spie­gherebbe pressappoco così: «Il calciatore dalle proporzioni ideali». Non è solo una fantasia. Perché adesso scende in campo anche il Dna per dirci chi è il giocatore «perfetto», o quello che potenzialmente ha le carat­teristiche per diventarlo. Lo studio è stato proposto dalla Temple University di Filadelfia assieme allo staff medico del Napoli. Obiettivo: capire attra­verso lo studio del Dna quali so­no le caratteristiche genetiche degli atleti che hanno maggiori ricadute su problemi fisici, così da scoprire predisposizioni a le­sioni muscolari.

Il  progetto Lo staff medico del Napoli, capitanato dal dot­tor Alfonso De Nicola, fornirà alla Temple University campio­ni di Dna prelevati dalla saliva dei giocatori. «Verranno prese in considerazione tutte le tipo­logie di atleta — spiega De Ni­cola — dai giovani alle prese con la prima visita d’idoneità medico sportiva fino ai giocato­ri della prima squadra del Na­poli». I campioni del codice ge­netico saranno supportati da al­cuni questionari che permette­ranno di fotografare la storia dell’atleta, in relazione tanto al­lo stile di vita quanto all’am­biente in cui vive. «È necessario capire le abitudini di questi at­leti, perché i fattori esterni sono determinanti nell’influenzare la base del Dna. In 5 o 6 mesi potremo avere già dei dati preli­minari, e da questi partiranno i primi studi».

Qui America «Nel tempo riu­sciremo a capire, a livello di Dna, i fattori suscettibili al dan­no muscolare». È questo il bi­glietto da visita del progetto presentato dal professor Anto­nio Giordano, direttore delCentro di biotecnologia del Col­lege of Science and Technology della Temple University. «L’in­tenzione è quella di applicare allo sport un tipo di indagine e diagnosi che possa prevenire i danni che colpiscono l’atleta nel momento massimo dello sforzo. Ma cercheremo di indi­viduare e creare anche delle te­rapie personalizzate per correg­gere il danno».

Dovremo prepa­rarci a una moltiplicazione dei Messi e Cristiano Ronaldo? «Il nostro obiettivo sarà quello di migliorare la qualità e la prote­zione dell’atleta che, rispetto al cittadino, è soggetto a sforzi su­periori. Una volta sequenziato il Dna, potremo monitorarlo per capire se è suscettibile di danni muscolari».

Perché il Napoli? «È una società che ha dimostrato di avere tecnologicamente una serie di professionalità che lo ha portato a essere tra le squadre meno danneggiate fisicamente, nonostante l’alta intensità degli impegni. De Laurentiis è stato chiaro: vuole che la società fac­cia da modello anche nell’avan­guardia tecnologica».

 

 fonte :Gazzetta