GdS – Napoli sotto processo, rosa più debole e tanti musi lunghi

     

    Il primo confronto tra le parti è avvenuto a 10 mila metri di altezza, a bordo dell’MD80 che ha riportato il Napoli a casa dopo il disastro di Bilbao. De Laurentiis e Benitez hanno discusso a lungo, il presidente ha chiesto spiegazioni sulla vergogna del San Mames e il tecnico ha provato a spiegargli il perché di certi errori, tanto banali da farlo arrossire davanti al dirigente.

     

    Che non ha perso l’ottimismo: «Su, cosa sono questi sguardi tristi. Vedrete, faremo meglio in campionato», ha detto De Laurentiis ai pochi tifosi sul charter. Una prestazione tanto negativa non la si ricordava da tempo: nell’ambiente c’era la convinzione che il Napoli sarebbe approdato alla fase a gironi della Champions. Non è stato così, la notte basca ha messo a nudo i limiti di un collettivo che ha presentato come unica novità Koulibaly, considerando quello di Gargano soltanto un ritorno.

     

    POCHI INVESTIMENTI Rinforzi di rilievo, finora, non ne sono arrivati. Sia Koulibaly sia Michu (in tribuna a Bilbao) sono giocatori di medio valore e con le cessioni di Behrami, Fernandez e quelle prossime di Dzemaili e Pandev, l’organico s’è indebolito. Eppure, il Napoli è uno dei pochi club a ottenere utili di bilancio ed è nelle condizioni per poter fare investimenti importanti. Un principio che, probabilmente, non rientra nelle strategie di De Laurentiis visto con quanta parsimonia utilizza i capitali. C’è da dire anche che molti giocatori hanno rifiutato la trattativa condizionati da alcuni episodi di cronaca nera che spesso hanno avuto come vittime i calciatori azzurri e le loro famiglie. Resta l’imbarazzo di un’eliminazione che difficilmente verrà metabolizzata in fretta. Insieme alla delusione per la mancata partecipazione alla Champions League, c’è la rabbia per aver perso 30 milioni, da poter investire sul mercato.

     

    SCELTE SBAGLIATE A Bilbao dovrebbe essersi chiusa anche la fase sperimentale, la stessa che Benitez ha portato avanti per tutto il precampionato. Ha insistito su giocatori che sono in evidente difficoltà fisica e, perché no, anche mentali. È il caso di Jorginho, a centrocampo: è stato preferito a Inler, l’unico in grado di poter lanciare il pallone a 30 metri e valorizzare le ripartenze. Così come le due fasce, dove Maggio, Britos e Ghoulam continuano a fare disastri, mentre Zuniga e Mesto sono poco considerati. Le incertezze difensive sono un altro capitolo doloroso: in due gare, il Napoli ha subito 4 reti, il che significa che, rispetto allo scorso anno, nulla è cambiato.

     

    GIOCATORI SCONTENTI Ce n’è più di uno che andrebbe via di corsa. Da quando De Laurentiis ha detto no alla sua cessione all’Atletico Madrid, Callejon è come se fosse sprofondato in uno stato depressivo: col Bilbao s’è visto poco o niente, non ha saltato un solo avversario e non ha mai tirato in porta. Poi c’è Insigne, condizionato dalla contestazione della gente: avrebbe voluto un aumento economico sul contratto. E al no del presidente anche lui s’è perso. Di Hamsik è stato detto e scritto abbastanza: resta un problema vero per il Napoli. Lui s’è detto contento di essere restato, ma sul piano del rendimento la sua involuzione è evidente, va avanti da qualche anno e non ci sono segnali di ripresa.

     

    CONDIZIONE FISICA I giocatori del Napoli sono gli unici a cui il Mondiale ha lasciato segni profondi sul piano fisico. Almeno è quanto si capisce dalle scelte dell’allenatore: Inler e Zuniga non giocano «perché gli altri stanno meglio». E s’è visto proprio al San Mames quanto abbiano patito Jorginho e Britos a loro preferiti. L’effetto Mondiale, dunque, s’avverte ancora oggi, secondo l’allenatore. E tutto questo rende ancora più preoccupante quest’avvio di stagione. Domenica ci sarà l’esordio in campionato contro il Genoa. E il Napoli è ancora alla ricerca di una vera identità.

     

    La Gazzetta dello Sport