GdS – Il Napoli è un fantasma

    Imbarazzante, svogliato e privo di concretezza: è già crisi per il Napoli. Il gol di Maxi Lopez si è abbattuto con la forza di un macigno sul quel progetto tanto caro a Aurelio De Laurentiis, ieri assente al San Paolo, cancellandone la bontà e rendendolo ancora più scarno nei contenuti.

     

    Non sono bastati 45 minuti per recuperare lo svantaggio: il muro eretto da Eugenio Corini a difesa di Bardi e le prodezze del giovane portiere hanno reso vani tutti i tentativi, peraltro poco convinti, di ribaltare il risultato. Nel primo tempo, ha tradito persino Gonzalo Higuain, il cui rigore è stato respinto dall’estremo difensore veneto. Ed è finita in contestazione, con un intero stadio a fischiare presidente, allenatore e giocatori.

     

    Deconcentrato Dovrà spiegare, Rafa Benitez, il perché di un Napoli così confusionario e poco concreto. Un comportamento non nuovo, che è già costato l’eliminazione dalla Champions League e avrebbe creato ulteriori danni se non fosse arrivato il gol di De Guzman all’ultimo secondo, a Marassi, contro il Genoa. Senza quei 3 punti, ora si discuterebbe la posizione dell’allenatore, soprattutto dopo quella settimana di vacanza supplementare, pretesa in un momento delicato, con una squadra da rigenerare. Benitez, invece, se n’è stato a Liverpool, mentre i giocatori si sono allenati con i suoi collaboratori. Un cattivo esempio, sottolineato dalla critica, la stessa che don Rafé ha affrontato a brutto muso nella conferenza pre gara. Un attacco gratuito, lanciato col chiaro intento di distrarre l’ambiente, di rendere meno evidenti le difficoltà sue e della squadra.

     

    Mercato insufficiente La gente lo ha fischiato, a fine partita. Al di là della delusione per la sconfitta, dietro quella contestazione c’è anche la rabbia per un mercato di livello mediobasso, che non ha soddisfatto i tifosi e che Benitez ha definito «perfetto e fantastico per quelle che sono le possibilità del club». Una dichiarazione che ha irritato l’ambiente, una rabbia acuita dallo scarso rendimento di alcuni uomini chiave, da lui stesso voluti, e che in quest’inizio di stagione stano deludendo. Albiol e Callejon, per esempio, sono la brutta copia di quelli ammirati nella passata stagione, oppure Maggio, sul quale continua a insistere nonostante l’involuzione avuta negli ultimi anni; e Zuniga, sempre meno idoneo alla causa. Per un anno si è parlato della necessità di cambiare il centrocampo, di avere due giocatori di livello mondiale. Sono state intavolate decine di trattative: Gonalons, poi Mascherano. Ed ancora, Sandro, Kramer, Lucas Leiva. Ma sia a Genova sia contro il Chievo, Benitez ha schierato Inler e Jorginho, gli stessi dello scorso campionato, perché dal mercato sono arrivati De Guzman e David Lopez, elementi che non fanno la differenza e non assicurano qualità al gioco.

     

    Insulti a De Laurentiis Ieri pomeriggio, poi, Aurelio De Laurentiis è stato insultato come non era mai successo prima. La contestazione è partita dalle due curve e si è estesa a tutto il San Paolo, aprendo ad un principio di crisi che il presidente, in partenza per gli Stati Uniti, gestirà da laggiù. C’è un precedente che racconta dell’esonero di Donadoni avvenuto proprio all’indomani del rientro di De Laurentiis in Italia, dopo uno dei tanti viaggi americani. Meditare è un atto dovuto.

     

    La Gazzetta dello Sport