Gazzetta: Se il Napoli avesse giocato sempre con la passione degli emiliani, oggi il suo futuro in Champions non sarebbe incerto.

Escludendo che il «monarca» Michel Platini nella sua «cameretta buia di Nyon» abbia ordito un complotto servendosi del piccolo Parma, non resta che prendere atto definitivamente della masochistica vocazione di questo Napoli a buttarsi via.

I due punti persi contro l’ultima della classe nel momento decisivo della stagione, dopo la frenata della Roma, quando serviva come il pane una vittoria per caricare la vigilia di Kiev, sono la ciliegina sulla torta sciagurata di Rafa Benitez:

la sua creatura ha lasciato per strada 19 punti contro Empoli, Cagliari, Atalanta, Verona, Chievo e Parma.

Senza questo sperpero oggi il Napoli starebbe lottando per lo scudetto con la Juve e questo doveva essere il suo destino alla luce della qualità d’organico.
Benitez può anche lamentarsi degli scaldabagni di Castel Volturno e del monte ingaggi della concorrenza, ma non è per questo che perde punti.

Li perde perché in due anni non è riuscito a dotare il Napoli di una continuità da campionato e a maneggiare il turnover senza farsi male; non ha trovato il modo per convincere i suoi ragazzi a soffrire anche in provincia e a spremere in ogni occasione il massimo del talento, per semplice dovere di professione, come fa la Juve da 4 anni e Tevez da una vita.

Esemplare la squallida sceneggiata di Higuain a fine partita: non riusciva a capire perché Mirante avesse parato tanto, perché i parmigiani avessero combattuto tanto pur essendo «falliti», come in campo è stato ricordato spesso. Semplicemente per dignità, caro Pipita, semplicemente perché lo sport lo impone:

Dare sempre il massimo per rispetto della lealtà del gioco. Invece di premiare il Feyenoord e le sue orde barbariche, l’Uefa farebbe bene a inventarsi qualcosa per onorare lo splendido esempio di Donadoni e dei suoi ragazzi a stipendio ridotto.

Grazie a loro, non lo ricorderemo solo come il campionato delle bombe carta e dei giocatori sotto le curve: questo è anche il campionato del dignitoso Parma. Di sicuro, se il Napoli avesse giocato sempre con la passione degli emiliani, oggi il suo futuro in Champions non sarebbe incerto.

Ma in questo torneo dove lo sperpero è più di moda di un selfie, Rafa paga il minimo.