La Gazzetta : Ciro, video shock perché la polizia se ne va in fretta?

     

    Ecco quanto scrive oggi la Gazzetta dello sport

    «Il Mattino» filmato sull’agguato. Due agenti sul posto ma restano poco,perché la polizia se ne va in fretta?. La Questura indaga

     

    Due esplosioni, appena attutite dai vetri di un pullman.

    Un’espressione di sgomento, che vuole essere insie-me imprecazione e invocazio-ne: «Madonna mia…». E anco-ra, sempre la stessa voce, o altre vicine, perché nella paura e nell’incredulità i commenti già si accavallano: «Stanno sparando», «a un napoletano», «bastardi», aggiunge un altro. È il presagio della tragedia, perché qualche istante dopo, le sagome nere che si scorgeva-no in fondo al vialetto si avvici-nano, trascinando un corpo che diventerà morto. È Ciro Esposito, appena colpito dalla pallottola 7.65 sparata, presu-mibilmente, dalla Benelli di Daniele De Santis, l’unico in-dagato per l’omicidio volonta-rio del 29enne napoletano. Ed è in quel preciso momento, quando lo smartphone inquadra il volto già ridotto a cencio, le braccia penzoloni, le gambe strascinate sull’asfalto, lo zainetto dalle bretelle arancioni, ecco è in quel momento che ti porti la mano alla bocca, ti manca il respiro e, ancora una volta da quel maledetto 3 maggio, resti senza parole.

     È scioccante vedere alcuni di questi ragazzi richiamare qualcuno fuori dal l’obiettivo, perché ti resta il maledetto dubbio che stiano invocando i rinforzi prima dei soccorsi. Ma la cosa forse più scioccante di questi inediti due minuti e mezzo è l’apparizio-ne, dopo che il corpo di Ciro è stato già adagiato a terra e li-berato dello zaino, di una mac-china della polizia. Una volan-te da cui scendono due agenti in borghese, uno dei quali sem-bra subito dirigersi verso il luo-go della sparatoria, ma col pas-so incerto, come se dovesse farlo per forza, tanto che, rac-conta più di un testimone, non raggiungerà mai lo sparatore. E l’altro, il suo collega, sempre stando alle testimonianze di quegli attimi di follia, che resta lì, quasi noncurante, per pochi istanti, e poi la macchina della polizia se ne va, lasciando un giovane uomo a terra, in fin di vita. Agghiacciante e, forse, in-verosimile. Del resto di quella volante, all’arrivo dell’ambu-lanza, molti minuti più avanti, non c’è più traccia nei video, nelle foto e nei racconti. Che fi-ne hanno fatto quei poliziotti?Perché non sono andati a prendere lo sparatore, sottraendolo oltretutto alla furia dei primi vendicatori di Ciro, che lo han-no massacrato di botte, quasi staccandogli una gamba? Per-ché, se davvero non lo hanno fatto, non hanno soccorso quel ragazzo ferito? E perché non hanno provato subito a ristabi-lire l’ordine?

    Responsabilità? Domande che dal 3 maggio si fanno in tanti, a cominciare dai familia-ri di Ciro Esposito, che hanno ricevuto il video da un tifoso milanese del Napoli per poi consegnarlo alla Questura di Roma. E poi: perché a Tor di Quinto sono stati fatti transita-re a piedi o a passo d’uomo bambini, mamme, padri, gio-vani e ultrà, tutti insieme, sen-za distinzioni? Perché c’era po-chissima polizia, pochissime volanti, un solo blindato? Per-ché è stata ignorata la presen-za in quel punto di via Tor di Quinto di un covo neofascista che ospitava un noto e violento ex ultrà giallorosso? Perché la cosiddetta attività di intelli-gence della Digos non ha pre-venuto o è stata ignorata? Do-mande, queste, che chiamano in causa, le responsabilità del Questore e del Prefetto, di cui ieri, ancora una volta, papà e zio di Ciro hanno chiesto le di-missioni. Non serviranno a ri-portare in vita Ciro, ma queste risposte sono doverose e, da ieri, ancora più urgenti.