FPF: la bufala di Platini sta finendo

    Di: stefano Olivari CorrSport

    L’Europa della politica conta ancora di più di quella del calcio ed ha stabilito che il fair play finanziario della UEFA di Michel Platini è contrario al principio della libera concorrenza, sospendendo per il momento l’applicazione della riduzione del deficit da 45 a 30 milioni di euro l’anno.

    Ma il segnale del tribunale di Bruxelles è chiaro: non si può impedire ad un imprenditore di investire (anche se nel calcio ‘investire’ è spesso sinonimo di ‘buttare via i soldi’) le cifre che desidera per migliorare il prodotto. Da sottolineare che l’avvocato del procuratore Daniel Striani, che due anni fa ha iniziato questa causa, è lo stesso Jean Louis Dupont che vent’anni fa assistette Bosman portando alla famosa sentenza che ha di fatto liberalizzato la circolazione dei calciatori, abbattendo parametri e qualsiasi forma di vincolo extracontrattuale.

    Nostra libera interpretazione: questa azione legale è stata accolta con simpatia, diciamo così, da alcuni (non tutti) indebitatissimi grandi club europei oltre che dai grandi agenti, dai fondi di investimento, dai calciatori e addirittura da gran parte delle società medio-piccole (quelle che Platini asseriva di voler tutelare) che hanno visto mancare all’appello centinaia di milioni extrasistema. Notazione di cronaca: Dupont nel recente passato ha avuto fra i suoi clienti, attraverso lo studio spagnolo Roca Junyent, realtà come Real Madrid, Porto e Juventus.

    In attesa della pronuncia della Corte di Giustizia esultiamo per la picconata data a una regola, peraltro aggirabile ed aggirata soprattutto da chi ha alle spalle un stato (Qatar o Russia, per dirne due) e mille aziende parastatali pronte a triangolare sponsorizzazioni o operazioni di mercato farlocche, che aveva soprattutto l’effetto di cristallizzare in eterno i rapporti di forza. Perché è chiaro che contando soltanto la buona gestione (in prospettiva), chi ha più tifosi è destinato a diventare sempre più forte.

    Senza fare esempi troppo distanti come status, tipo il solito Juventus contro Carpi, possiamo dire che con il fair play finanziario sarebbe stata impensabile la Sampdoria di Mantovani, ma anche che vivacchierebbero, come quasi sempre nella loro storia, il Manchester City o il Chelsea, per non dire del Paris Saint Germain che anche per la sua età giovane non è certo una delle squadre storiche del calcio francese (e nemmeno di Parigi).

    Certo, il nuovo orientamento di Bruxelles avvantaggia i ricchi disposti a spendere i propri soldi e meno i ricchi che pretendono di vivere di rendita. Perché i soldi li hanno in tanti, nel mondo, e lo sceicco di turno potrebbe impazzire e metterli nel Frosinone, mentre i rapporti di forza basati sulle tifoserie cambiano soltanto nel corso dei decenni.

    Altra cosa sono le leghe chiuse tipo la NBA o la fantomatica superlega calcistica europea, dove i partecipanti accettano liberamente di autolimitarsi con meccanismi tipo salary cap o draft, nel nome di una equità competitiva almeno in prospettiva.

    Stiamo evidentemente parlando di altri mondi, in quello attuale impedire di spendere soldi (quando i soldi ci sono) è ingiusto, prima che illegale.

    Twitter @StefanoOlivari