Falso storico: “Facite ammuina” fu una aneddoto denigratorio dei Savoia per screditare i Borbone

"facite ammuina" inventato per denigrare i napoletani, per farli passare sempre e comunque per fannulloni e imbroglioni continua a dilettare la gente sopratutto quella che ci vuole male.".

Facite ammuina: i mille suoni di una civiltà.

Facite Ammuina (che in napoletano significa fate confusione) sarebbe stato un comando contenuto nel Regolamento da impiegare a bordo dei legni e dei bastimenti della Real Marina del Regno delle Due Sicilie del 1841. Si tratta, in realtà, di un falso storico, il cui testo così recita:

(Napoletano)
« All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che
stanno a prora vann’ a poppa
e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora:
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio
passann’ tutti p’o stesso pertuso:
chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘llà”.

N.B. da usare in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno. »

Di questo falso passo del regolamento in questione esistono copie, vendute ai turisti nei mercatini di  Napoli anche oggi, che riportano a firma quelle dell’Ammiraglio Giuseppe di Brocchitto e del “Maresciallo in capo dei legni e dei bastimenti della Real Marina” Mario Giuseppe Bigiarelli.

Il motivo dell’assenza di copie ufficiali è dovuto semplicemente al fatto che il regolamento della Real Marina del Regno delle Due Sicilie non ha mai annoverato un tale articolo e né di Brocchitto né Bigiarelli risultano menzionati tra gli ufficiali della marina delle Due Sicilie.

Tali cognomi sembrerebbero del tutto inventati poiché il primo non risulta esistere in nessun archivio dell’intera Italia, mentre il secondo è del tutto estraneo all’onomastica delle Due Sicilie.

Peraltro, il regolamento della Real Marina, come tutti gli atti ufficiali, era redatto in perfetto italiano, e perfino l’esame del testo in napoletano lascia dubbi di genuinità, soprattutto perché usa l’indicativo per degli ordini: per esempio, invece che «chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ abbascio», ci si aspetterebbe «… jessero ncoppa…».

In particolare il presente congiuntivo nell’ultima frase, s’aremeni era certamente scomparso nell’uso popolare ottocentesco della lingua napoletana e sostituito dalla forma ottativa s’ar(r)emenasse.

Tra l’altro, la Real Marina del Regno delle Due Sicilie era particolarmente efficiente, tanto che nell’Italia appena unificata, che si trovò imposte tutte le istituzioni e la legislazione piemontese, la Marina adottò proprio divise, gradi e regolamenti di quella napoletana.

Sebbene il facite ammuina non nasca affattocome abbiamo detto  da un regolamento della marina borbonica, in ordine alla sua genesi si danno varie interpretazioni.

Secondo alcuni, esso trae origine da un fatto storico realmente accaduto (anche se dopo la nascita della Regia Marina italiana). Un ufficiale napoletano, Federico Cafiero (1807 – 1888), passato dalla parte dei piemontesi già durante l’invasione del Regno delle Due Sicilie, venne sorpreso a dormire a bordo della sua nave insieme al suo equipaggio e messo agli arresti da un ammiraglio piemontese, in quanto responsabile dell’indisciplina a bordo.

Una volta scontata la pena, l’indisciplinato ufficiale venne rimesso al comando della sua nave dove pensò bene di istruire il proprio equipaggio a “fare ammuina” (ovvero il maggior rumore e confusione possibile) nel caso in cui si fosse ripresentato un ufficiale superiore, con lo scopo di essere avvertito e contemporaneamente di dimostrare l’operosità dell’equipaggio.

Secondo un’altra ricostruzione, si tratta quindi di uno dei tanti aneddoti denigratori sulle forze armate borboniche (nel loro insieme spregiativamente definite esercito di Franceschiello) confezionati a fine propagandistico dai piemontesi per screditare il Regno delle Due Sicilie e la dinastia dei Borbone.

Altre invenzioni simili, riguardanti questa volta l’esercito, sono il facite ‘a faccia feroce e il facite ‘a faccia fessa che sarebbero stati gli ordini impartiti alle reclute durante l’addestramento.

fonte: Storia della Marina borbonica, Achille Della Ragione, Napoletanita’,2008.

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