Fabrizio Piccolo: “Rafa suona in mezzo a troppi asini”

    Piccolo: “Rafa suona in mezzo a troppi asini, ecco perché andrà via”

    Quando Massimo Troisi in “Ricomincio da tre” ricordava l’infanzia sofferta, perché il bambino vicino di casa sapeva tutte le capitali del mondo a memoria, sapeva fare addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni, suonava pure ‘o piannefforte, ed era uno studente-modello che faceva risaltare le sue deficienze scolastiche, strappò un sorriso a tutti con la celebre battuta “Ma sì ‘nu mostro? E purtatelo mmiezo ‘e mostri, ‘cu tanta gente che sta a Napoli proprio ‘nu mostro adda venì affianco a me pe’ ‘ntussecà a vita mia?”.

    Ecco, a Napoli forse vorrebbero che “il mostro” Benitez andasse altrove per non rimarcare il livello medio-basso della critica e dell’ambiente. Troppo forte? Non credo. La mia paura è che tra le ragioni del possibile addio di Rafa ci sia anche la stanchezza accumulata in quasi due anni nel dover spiegare a una platea non sempre preparata i perché e i percome di mosse, tattiche, scelte. Tempo e fatica sprecati a doversi difendere da critiche preconcette lui che più volentieri discetterebbe di pallone con Bielsa e altri “mostri” di par suo.

    Ed è lì che vorrebbero mandarlo: “mmiezo ai mostri”. Anche nella conferenza pre-Dinamo Mosca, don Rafaè è stato chiaro: “Mi accusano di non aver messo un difensore contro l’Inter, eppure il Milan ha cambiato Pazzini con Bocchetti e ha preso gol, vuol dire che non si sta capendo che lavoro stiamo facendo qui. Poi si parla di un calo fisico, io ho i dati fisici statistici ed il Napoli ha corso più dell’Inter, anche se ha giocato con la Lazio, il dominio dell’Inter ha visto una presenza in area del 19%, Andujar non ha fatto interventi. Io voglio unità su una squadra che è in campionato terza, in Europa League ed in Coppa Italia in semifinale.

    Io sarei preoccupato se fossi il tecnico di una squadra rivale, vedendo il Napoli che dopo 40 gare corre ancora così tanto e fa queste prestazioni… E se qualcuno mi chiede io preferisco colpire sette volte, piuttosto che fare 2 colpi solo negli ultimi minuti. I tifosi che incontro ogni giorno mi dicono che mai s’è visto un gioco così a Napoli e mi chiedono di restare”. E invece forse non resterà perché qui non è Benitez l’asino in mezzo ai suoni, il problema è che il maestro di spartiti suona troppo spesso in mezzo agli asini. Sacrosanto il diritto di critica, ci mancherebbe.

    Nessuno è intoccabile, tantomeno Benitez. Anche lui sbaglia, come tutti. La sensazione è che però sarebbe criticato meno se fosse più ruffiano con i media, se lisciasse il pelo a certi cronisti vanitosi, se desse loro ragione su contorti arrovellamenti, se ne legittimasse una patente inesistente. Tanti sono i cronisti bravi a Napoli, troppi quelli che invece si espongono in una crociata stupida, solo per difendere il proprio ego ferito a morte.

    La colpa di Benitez è di “non fare come dicono loro”. A costo di rovesciare la realtà, di disconoscere meriti, di amplificare malumori, Rafa va criticato. Se perde ma anche se vince perché non ha vinto abbastanza. E non da oggi. Dal primo giorno. Chi vedeva i suoi metodi in ritiro non aveva perso tempo a bocciarlo: “il Napoli non fa fondo, niente corse nei boschi, niente parte atletica, dove pensa di arrivare?”.

    La finale di coppa Italia vinta l’anno scorso è stata una prima risposta, l’altra arriverà presumibilmente tra qualche mese ma era solo l’antipasto. Il manifesto programmatico dello spagnolo era chiaro sin dalla sua prima conferenza da tecnico del Napoli: gestire una rosa ampia e di qualità per poter far strada in tutte le competizioni e se l’anno scorso il turnover è stato meno marcato, quest’anno non si vede mai la stessa formazione di fila. Altro errore: se c’è una cosa che – inspiegabilmente – manda tanti colleghi in bestia è quella di non avere la dritta giusta sulla formazione. E come viene giudicata la scelta? Una strategia vincente quando si vince e perdente quando si perde? Non solo.

    A volte è perdente anche quando si vince a sentire tanti commentatori incontentabili. Qualche perla? Gioca e segna Zapata? Colpa di Benitez che non lo fa giocare spesso (“ma come si fa a tenere fuori uno come Zapata?”). Entra e segna Gabbiadini? Colpa di Benitez che non lo mette sempre dall’inizio (“ma come si fa a lasciar fuori Gabbiadini?”). Esce Hamsik? Sacrilegio (“ma perché toglie sempre il capitano?”). Gioca Hamsik (“ma perché gioca sempre lui se non sta in piedi?”). Gioca Callejon? Che disastro (“ma non capisce che deve essere tolto?”). Non c’è Callejon? Errore da matita blu (“impensabile rinunciare al secondo miglior giocatore che hai in rosa e che ti garantisce anche una copertura difensiva”). Giocano due mediani? Che dilettante (“come puoi pensare a impostare la manovra con Gargano e Lopez?”). Giocano Jorginho o Inler? Benitez non ha capito il calcio italiano (“come puoi proteggere la difesa senza due mediani?”).

    Insomma in un colpo solo Rafa è – a seconda di chi parla – un ciarlatano, un disonesto, un briccone che non ha nulla da insegnare, un incapace che non sa fare la fase difensiva, un presuntuoso che pensa di venire a fare il professore a casa nostra, un dilettante allo sbaraglio, un pessimo valorizzatore di risorse umane, un principiante perché non si è dimesso dopo il mercato estivo, un ingrato perché se ne andrà prima del prossimo mercato estivo, un servo di De Laurentiis, un nemico di De Laurentiis perché non accetta le ricche proposte del patron, un allenatore senza personalità perché non spedisce in panchina gli spagnoli, un tecnico improvvisato perché i migliori – come gli spagnoli – devono giocare sempre, il turnover lo facciano i più deboli.

    I suoni sono quelli ma chi è l’asino?

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