Essere Hamsik. A testa alta, a cresta alta

Essere Hamsik. A testa alta, a cresta alta

Essere Hamsik. A testa alta, a cresta alta. Marek Hamsik, oggi capitano di una squadra che l’ha accolto, e sembra ieri, poco più che bambino. L’uomo simbolo, a prescindere da quella fascia gialla sul braccio.

Di : Ettore Intorcia  GS

Essere Hamsik

Ci sono risultati che si fanno ricordare perché rotondi e statisticamente rilevanti: il 5-0 al Bruges della scorsa edizione di Europa League, ad esempio, che è la vittoria più larga nel
tabellone principale di una competizione Uefa.
Poi però ci sono le vittorie-manifesto, quelle che rappresentano la vetta più alta di quel Napoli in quel momento storico. Il 4-2 al Benfica lo è certamente: il genio di Hamsik, i colpi di Mertens, la concretezza di Milik, il nuovo idolo azzurro nell’era post-Higuain.

Nel punteggio, ma non solo, è una vittoria che ricorda il 4-1 di due anni fa a Wolfsburg,
forse la migliore espressione europea del Napoli di Benitez. Riguardatevi la doppietta di Hamsik, in particolare il gol del 2-0, su assist del Pipita: c’è racchiusa in quell’azione
tutta l’essenza del centrocampista moderno. Cioè l’essere Hamsik.

Con numeri che fanno impressione. Di questo Napoli che ha fame d’Europa, Hamsik è il leader indiscusso. E’ già il giocatore con più presenze nelle competizioni Uefa nell’intera storia del Napoli: 58 gare e già prima della fine del girone potrà festeggiare una nuova cifra tonda.

E con la rete al Benfica, che è la numero 101 della sua carriera in azzurro, si conferma al terzo posto nella storia dei bomber continentali del Napoli con 14 reti. Deve guardarsi le spalle da quel diavoletto di Mertens, che dopo la seconda giornata di Champions insegue a 11 reti. Però ha già nel mirino Higuain (15) e Cavani (19). Finirà per diventare lui, che bomber non è, il bomber azzurro di tutti i tempi. Gli basta essere al posto giusto nel momento giusto. Semplicemente, cioè, essere Hamsik. A testa alta, a cresta alta.

Essere Hamsik. A testa alta, a cresta altaChi è davvero Callejon. Giocatore indispensabile e pupillo di Mourinho.

A testa alta, a cresta alta

L’Europa è un territorio da conquistare un pezzo alla volta: un nuovo successo, una bandierina azzurra in più a sventolare sul Risiko pallonaro del Vecchio Continente.
L’Euro Napoli viaggia a testa alta. Anzi, a cresta alta, con un’autostima che sta sempre su proprio come il ciuffo sbarazzino di Marek Hamsik, oggi capitano di una squadra che l’ha accolto – e sembra ieri – poco più che bambino.

L’uomo simbolo – a prescindere da quella fascia gialla sul braccio – di un decennio, l’era De Laurentiis, vissuto intensamente, con quella frenesia di tornare protagonisti in Italia e pure grandi sulla scena internazionale, rimettendosi in viaggio sulle orme di Diego, il messia azzurro che il Napoli seppe davvero issare sul tetto d’Europa.
Però muovendosi con disinvoltura nei format postmoderni di una Champions (e pure di un’Europa League) che ha sempre regalato incroci suggestivi con la nobiltà del calcio continentale, quei grandi appuntamenti ai quali gli azzurri – che furono di Mazzarri e Benitez, che sono di Sarri – si sono presentati sempre guardando l’avversario negli occhi. A testa alta, a cresta alta.