L’editoriale di Fabrizio Piccolo: ERBA DI CASA MIA E ALTRI PENSIERI

     

    ERBA DI CASA MIA E ALTRI PENSIERI


    Me lo figuro Marek ieri, cresta alta e petto in fuori, cantare “Erba di casa mia, segnavo in fretta e poi, correvo via…Quanta emozione, un calcio ad un pallone. Tu che dicevi piano, Marekiaro mio ti amo”.
    Oh lo so che giocavamo con una squadra con tanto onore e poco blasone ma sia chiaro: non è che di fronte ci fosse lo Slovan-B, quella B sta per Bratislava, non erano le giovanili. E certi colpi o ce li hai o non ti riescono neanche al calcetto del lunedì con gli amici.
    E vale per Hamsik come per Koulibaly. Dunque, seconda partita senza prendere gol, seconda vittoria di fila e altro piccolo mattoncino messo su per ricostruire la casetta squassata da paure, polemiche, ruggini, acidi, risentimenti e tutto quel funesto fiume di parole ed errori che da due mesi ha trasformato il Napoli da club d’elite a squadretta di provincia, che si faceva prendere a schiaffi da chiunque. Servono altre controprove, per carità. La partenza a handicap non consente scivoloni, il Napoli ha già dato, ora si rincorre a testa bassa e basta.
    Benitez che annulla i tradizionali giorni di riposo sta capendo che ci sono momenti in cui appellarsi solo alla professionalità degli atleti e all’appoggio esterno non basta. E’ cambiato anche lui in questi giorni di processi quotidiani: la mano tesa data all’ambiente e alla stampa non è bastata a evitargli critiche da querela e una campagna-stampa capace di sconfinare nel cattivo gusto ben al di là degli errori del tecnico e ora in conferenza risponde con educazione ma a monosillabi, com’è giusto che sia, prendendo le distanze da chi vive solo per auto incensarsi.
    Anche con la squadra don Rafaè si sta dimostrando più severo ed è un bene: non può essere solo lui ad esporsi mettendoci la faccia, qui o si risale tutti assieme o si affoga insieme. Basta proclami con l’hastagh incorporato è il momento di far parlare solo i risultati.
    Lo scenario che si presenta al Napoli ora è ancora invitante: la pochezza del campionato consente di poter lottare con consapevolezza e fiducia almeno per il terzo posto (e centrare la qualificazione ai preliminari di Champions per il secondo anno di fila non è mai successo nella storia del Napoli), le coppe danno la possibilità di arricchire la bacheca: dalla Supercoppa con la Juve alla coppa Italia per finire con quella Europa League che più in là potrebbe riservare anche emozioni sorprendenti.
    Insomma, abbiamo scoperto che la stagione non è finita a settembre, che la squadra un’anima ce l’ha ancora. E se anche Hamsik veramente è tornato quello vero, pancia mia fatti capanna. Perché anche il San Paolo deve tornare subito erba di casa sua.