“Eduà, Eduà mi raccomando. Quella promessa: portami a Napoli”. Cosi’ se ne andava Toto’

Napoletanosinasce, vuole ricordare l’uomo che piu’ di ogni altro ha incarnato Napoli.

Siamo commossi in questo giorno come lo erano i nostri concittadini 50 anni fa’.

Non abbiamo conosciuto l’uomo ma abbiamo apprezzato la maschera, perche’ toto’ ci teneva molto a questo distinguo.

Era il 15 aprile del 1967 quando scomparve il grande Totò, uno dei comici  italiani più noti di tutti i tempi. I suoi film sono tutt’ora apprezzati anche all’estero.

« È morta l’ultima delle grandi maschere della commedia dell’arte. »

(Nino Manfredi al telegiornale del 15 aprile 1967)

Era il 15 aprile di 48 anni fa quando il principe Antonio De Curtis uscì per sempre di scena.

Totò oggi piace a tutte le classi di età, a tutti i ceti, al nord e al sud; i suoi film ottengono ascolti elevati in tutte le tv, alla centesima replica; i libri che lo riguardano costituiscono oramai un’ampia biblioteca; la sua figuretta con la bombetta campeggia sempre nei presepi napoletani, insieme ad altre più effimere celebrità, come Maradona o Troisi.

Tutto questo   il 15 aprile del 1967  nessuno poteva lontanamente prevederlo. 

La sera del 13 aprile all’autista, Carlo Cafiero, che lo accompagnava a casa a bordo della sua Mercedes, Totò confessò:“Cafie’,non ti nascondo che stasera mi sento una vera schifezza”.

A casa il sorriso di Franca gli restitui’ un pò di serenità,ma dei forti dolori allo stomaco lo costrinsero a chiamare il medico,che giunto subito gli somministrò dei medicinali raccomandandogli di stare tranquillo.

Trascorse l’intero pomeriggio del 14 aprile in casa a parlare con Franca del futuro, dell’estate che sopraggiungeva e del suo desiderio di godersi le vacanze a Napoli, sopra Posillipo.

A sera consumò una minestina di semolino e una mela cotta,poi i primi sintomi: tremore e sudore.
“Ho un formicolio al braccio sinistro” mormorò pallidissimo. Franca capì subito:era il cuore.Fu avvertita la figlia Liliana,il medico curante, il cardiologo professor Guidotti,il cugino-segretario Eduardo Clemente.

Gli furono somministrati dei cardiotonici, ma le condizioni non migliorarono. Alle due di notte si svegliò e rivolgendosi al cardiologo disse Professò,vi prego lasciatemi morire,fatelo per la stima che vi porto.  Il dolore mi dilania, professò.Meglio la morte” e rivolgendosi al cugino “Eduà, Eduà mi raccomando. Quella promessa: portami a Napoli”.

Le ultime parole furono per Franca “T’aggio voluto bene,Franca.Proprio assai”. Erano le tre e trenta del 15 aprile 1967.

Il 17 aprile alle 11,20 la salma viene portata nella chiesa di Sant’Eugenio in viale Belle Arti e dopo una semplice benedizione ,inizia l’ultimo suo viaggio a Napoli.

alcune fonti: antoniodecurtis.com e Pier Paolo Pasolini.